<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226</id><updated>2011-12-02T11:24:29.052+01:00</updated><category term='a scuola'/><category term='non solo cartoon'/><category term='scritto sui banchi'/><title type='text'>Scritto sui banchi</title><subtitle type='html'>Sito web di Marilena Lucente: prende lo spunto dal libro Scritto sui Banchi, di cui è autrice. L'editore del libro è CARGO.
Il sito riporta anche episodi di cronaca della città di Caserta, incontri con scrittori e interviste.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>146</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-328298153011380748</id><published>2009-10-24T06:19:00.004+02:00</published><updated>2009-10-24T06:23:06.320+02:00</updated><title type='text'>metti un supercervello in classe. a caserta</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SuKBBk2Ik9I/AAAAAAAAAJk/Brd79C5AlvQ/s1600-h/derosa--190x130.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 190px; FLOAT: left; HEIGHT: 130px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5396017167613858770" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SuKBBk2Ik9I/AAAAAAAAAJk/Brd79C5AlvQ/s320/derosa--190x130.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La notizia della settimana: “Un ragazzo casertano nel club mondiale dei “super cervelli”.&lt;br /&gt;“Al liceo era il classico alunno di cui il professore dice: “è molto intelligente ma svogliato, potrebbe fare di più”. Stop. Fermiamoci all’incpit di questo articolo sul Corriere del Mezzogiorno del 22 ottobre. C’è un alunno svogliato, di cui si riconosce l’intelligenza che dopo il liceo ha modo finalmente di trovare se stesso.&lt;br /&gt;E di divenire un super cervello. Quante volte è accaduto nella storia della scuola? Tantissime. La scuola, vista dai super cervelli è una splendida occasione mancata, un luogo dove esprimersi è una sofferenza. Dove si è costretti alla medietà. Questo è il destino di molti alunni.&lt;br /&gt;E, per quanto ho modo di vedere, è anche il destino di molti insegnanti, costretti essi stessi a non esprimersi per come vorrebbero, per come potrebbero. Capita spesso, più di quanto ci si aspetti.&lt;br /&gt;Anni di studio, di passioni, di relazioni forti e intense con i libri, che poi si riducono ad una manciata di minuti di lezione, interrotte da bidelli che entrano con una circolare, alunni con le loro battutine sagaci, sguardi persi nel vuoto. Il professore sta “traducendo” ore di studio di Leopardi in una stringata spiegazione sull’Infinito. Traduce, ma al contempo tradisce il proprio sapere. Magari ha voglia di fare una lezione intensa, più complessa, ricca di rimandi testuali, invece…&lt;br /&gt;Invece è proprio questa la natura dell’insegnamento: imparare a saper porgere. Quel sapere,piccolo grande o immenso che ciascun insegnante ha, deve essere ritagliato su misura della classe. Come le figurine dei vestitini che si posano sulle bambole di carta. Insegnare significa far crescere, mica travasare contenuti. Ma è vero anche che l’insegnante migliore sa far crescere meglio gli alunni. Come i bravi giardinieri che riescono sempre a far prendere le piante, ad indovinare le posizioni giuste, la qualità del terreno, la giusta esposizione luce e ombra, l’acqua di cui necessitano. Altro che figurine di vestiti di carta. Insegnare ha a che fare con la vita. Lo sappiamo, solo che raramente ci fermiamo a pensarci su.&lt;br /&gt;Sin qui gli insegnanti. Che dalla cattedra guardano gli alunni. E vedono alcuni bravissimi, altri meno bravi, altri che proprio non capisci che ci fanno lì a pochi metri da te. Però bastano tre anni di carriera, massimo cinque, per sapere che il percorso che va dai banchi al futuro non è affatto lineare. Com’è quel detto? “Per quanto ti svegli presto, il destino si è alzato sempre un’ora prima di te”. Basta una delusione amorosa e la studentessa modello finito il liceo si perde e molla tutto, il ragazzino svogliato trova gli amici giusti all’università e procede come un razzo. Fin qui la fatalità. Poi c’è quell’alchimia che si crea tra noi e il mondo che gira intorno. Ci sono studenti che seguiti giorno dopo giorno rendono bene ma lasciati a se stessi, buttati in un’aula da cento persone, non sono capaci di organizzarsi, di gestire i propri impegni, gli mancano gli apprezzamenti quotidiani e non fanno neanche un esame. E altri che a lavoro si rivelano più capaci che in classe. In mezzo c’è la fitta schiera dei medi, i sei più, sei e mezzo, mai brillanti ma mai scadenti che procedono diritti per la loro strada e vanno lontano. Non più lontano degli altri, ma comunque arrivano dove avevano deciso di arrivare.&lt;br /&gt;Davvero troppo complesso, il rapporto tra presente scolastico e futuro nella vita. Di certo c’è che la realtà in classe va vissuta giorno dopo giorno. L’insegnante è spesso fallace nel formulare i giudizi. Ha bisogno delle performance: deve riempire la casellina del registro con un numero. Non gliene importa un fico secco se i manuali di psicologia dicono che l’ozio è produttivo. Un alunno distratto crea panico. Bisogna chiamare i genitori, scrivere una nota, due, tre. Bisogna impegnarsi di più. Soprattutto se si ha l’intelligenza e si è svogliati. E soprattutto niente distrazione. Niente fantasticheria, niente fughe nel mondo della fantasia.&lt;br /&gt;Un giorno, in un istituto cittadino , può essere successo o può ancora succedere qualcosa di simile:&lt;br /&gt;“Dovete studiare Leopardi, intima la prof di italiano. Paragrafo 3 del Capitolo 2. Leopardi e i piaceri dell’infinito. Sottolineate: l’immaginazione è la più grande delle facoltà umane. Dalla immaginazione nasce la poesia. Leopardi in questo passo dello Zibaldone ci sta conducendo nel cuore della creazione artistica… Avete capito?”. Un alunno nel frattempo guarda fuori dalla finestra. “Concentrati. Dico a te al terzo banco! Sempre con la testa tra le nuvole. Noi qui stiamo lavorando”. Lo studente sembra atterrare in classe. La prof gli intima di prendere il quaderno: “Scrivi: Per il Leopardi l’immaginazione è la prima fonte della felicità umana”. Il ragazzo, dopo un tempo che alla prof sembra interminabile, prende il quaderno e scrive la frase del poeta: “L’immaginazione è la prima fonte della felicità umana”. La sta rileggendo, mal a prof è esasperata: “Lunedì accompagnato dai genitori” dice con voce stridula. Cos’altro può fare? I(l lunedì successivo lo studente non si presenta, e nemmeno i suoi genitori. L’avevano accompagnato ad una gara di supercervelloni e la vince. Ma tutto questo la prof lo leggerà molti anni dopo sul giornale). &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-328298153011380748?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/328298153011380748/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=328298153011380748&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/328298153011380748'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/328298153011380748'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/10/metti-un-supercervello-in-classe.html' title='metti un supercervello in classe. a caserta'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SuKBBk2Ik9I/AAAAAAAAAJk/Brd79C5AlvQ/s72-c/derosa--190x130.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-345480726836925741</id><published>2009-09-05T07:08:00.004+02:00</published><updated>2009-09-05T07:17:28.607+02:00</updated><title type='text'>primi giorni di scuola (per gli amanti della didattica)</title><content type='html'>Non lo so che gli è preso  quest’anno. A tutti quanti. Certo i primi momenti sono sempre belli. I sorrisi, l’abbronzatura appena sbiadita, i racconti delle vacanze – “il mare a Baia Domizia non si poteva guardare proprio”, “mi sono portata pure mia cognata”, “al valtur i bambini non pagano”  - i commenti politici mescolati al gossip di corridoio.  il primo settembre, è un vociare indistinto di prof che si salutano, si baciano, si schivano. Poi, appena varcata la soglia delle aule dove si svolgono le riunioni, puntuale come sempre, scocca la  domanda di rito: “a che ora finiamo?”&lt;br /&gt;Ma se non abbiamo ancora iniziato! C’è l’appello da fare, i ritardatari da invidiare, il registro dei verbali da aprire, il saluto del preside.&lt;br /&gt;E quando finalmente il collegio dei docenti prende la sua strada, si ripiomba nei problemi di sempre: l’orario delle lezioni, la giornata libera di sabato o di mercoledì, le assegnazioni delle classi. Tutti a difendere il proprio territorio e il  gruzzoletto di privilegi. I ruoli e le funzioni per il nuovo anno: “io non voglio fare niente”,  “due quinte, ti rendi conto? In due sedi diverse”,  “perché gli esami di idoneità li devo fare sempre io?”. Domande che mulinellano nell’aria ancora estiva, mentre la macchina organizzativa procede con l’andamento di un panzer.&lt;br /&gt;Qualcuno al microfono richiama la necessità di mettersi a servizio della scuola. Anzi, il primo giorno a questo è intitolato: alla presa di servizio.&lt;br /&gt;Ma nessuno, ora, sembra crederci. Abbiamo trascorso l’estate godendo di una certa libertà, mica facile tornare nei ranghi della convivenza, accettare l’idea di poter rinunciare a qualcosa per gli altri. Siano essi alunni e meno che mai colleghi.&lt;br /&gt;Per trovare un po’ di consociativismo (può andare bene questa parola?), di solidarietà, bisogna non averlo il lavoro, andare sui tetti dove si sono issati quelli che ancora non sanno se e dove  insegneranno  , girare per le strade dove monta la protesta contro la Gelmini, affacciarsi negli androni dei provveditorati dove ci si scambiano informazioni e consigli.&lt;br /&gt;Il rovescio dell’individualismo sfrenato dei docenti in servizio è lo spirito di gruppo dei precari. Letteralmente bistrattati, trattenuti con qualche gioco di prestigio legislativo e amministrativo: “Vediamo, adesso vediamo. Un sussidio, la precedenza per le supplenze brevi (e prima a chi le davano?), la possibilità di tenere corsi pomeridiani (anche questo c’era già prima)”. Sembra di sentire lo cunto de li cunti, ovvero lo  trattenimento de li piccirilli. Dov’è il lavoro, e soprattutto  la concreta possibilità, sia pure proiettata aventi nel tempo, di essere assunti?&lt;br /&gt;Inizia così, quest’anno, primo settembre, lo stesso giorno in cui era possibile mettere in regolale badanti. E magari è toccato anche a qualche precaria, “assumere” una badante. Quei corto circuiti della vita, per cui hai una madre da accudire e devi comunque uscire di casa per capire che ne sarà della tua professione. &lt;br /&gt;intanto è incominciato il lavoro delle programmazioni educative e didattiche. Esecrata, odiata, copiata, redatta ex novo, la programmazione è un tassello chiave della didattica. A cui far seguire poi una concreta azione pedagogica. La mia collega Lisa, una che sa tutte le tassonomie a memoria, che ogni giorno consulta il sito del Ministero della pubblica Istruzione come  io leggo l’oroscopo, mi ha confidato  che per lei la pedagogia è il marito e la didattica è l’amante. L’ho guardata. E ha risposto fieramente al mio sguardo. Non ci posso fare niente, ha giurato, amo entrambe queste discipline, anche se sono la prima l’ho studiata da più tempo.&lt;br /&gt;Una passeggiata in centro, no? Che ne so, a vedere le vetrine, a passeggiare senza obiettivi finali da raggiungere.  Adesso che facciamo, le laison clandestine pure a scuola? E poi chi fa la escort? La pedagogia o la didattica?  Non le ho detto niente di tutto questo. Sarà perché tante volte a me capita di sentirmi “l’utilizzatrice finale” di norme e procedure (pedagogiche e didattiche) che non condivido, mi sono sentita inadeguata rispetto alla sua voglia di fare, di entrare a scuola, con tutto il necessaire appena sfornato dal Ministero. Lei invece ha già la cartellina piena di bozze di progetti, vecchie e nuove redazioni di Pof, procedure di concorsi. E’ piena di slancio e di energia. Riesce a farmi dimenticare lo scetticismo e il disfattismo della prima ora.  Ah questi insegnanti! Non finiscono mai di stupire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-345480726836925741?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/345480726836925741/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=345480726836925741&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/345480726836925741'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/345480726836925741'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/09/primi-giorni-di-scuola-per-gli-amanti.html' title='primi giorni di scuola (per gli amanti della didattica)'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-7312969683590211636</id><published>2009-07-02T18:59:00.003+02:00</published><updated>2009-07-02T19:00:57.308+02:00</updated><title type='text'>Leggere è cibo per la mente. passa parola</title><content type='html'>Ne parlavamo in treno quando andavamo a scuola. Lei lo faceva di sera, io di mattina presto. Il viaggio  era il primo momento utile per dirci tutto. Proprio tutto. Il tono della voce, è ovvio, variava a seconda di quello che era successo, e certe volte neanche ci rendevamo conto di chi avevamo accanto. Mica ci  raccontavamo non solo il fatto. No, no. Volevamo, l’una dall’altra, le emozioni, le sensazioni. Ci scambiavamo consigli e suggerimenti. Un confronto, tra me e mia sorella, che non è mai finito.  La passione è passione, si sa. Non solo con lei, in verità. Certe volte nei nostri discorsi si inserivano gli amici, anche loro, portavano storie, personaggi, altre emozioni. E poi le amiche. Con altri suggerimenti perentori: “questo assolutamente”,  “questo no, non perdere tempo”, “questo… non ti dico proprio”, “dimmi, dimmi altro che”. E  dicevamo ancora.  La passione è passione, già detto. Ma quella per i libri è una passione che “non la può capire chi non la prova”. Una passione necessaria in tutte le età della vita. Ancora di più nell’adolescenza. Era il nostro modo di comprendere, provare a comprendere i sentimenti, di capire quello che ci accadeva dentro  e ci mancavano le parole per spiegarlo. L’amore, l’amicizia, i desideri. Ci entravamo dentro e non ci bastava mai. Per questo parlarne, a due a tre a quattro, significava leggere il doppio, il triplo di quello che materialmente riuscivamo a fare. E poi, vivevamo in un piccolo paese. Grazie ai libri,  d’estate ci spostavamo nella cittadina di Nancy Drew, l’investigatrice di gialli che si ha insegnato a guardare le cose con un’attenzione ai limiti del maniacale, e spesso trascorrevamo la villeggiatura con Ellery Queen (di cui sono stata a lungo segretamente innamorata, e forse per questo non corrisposta). Poi sono arrivate le passeggiate in Oriente con Herman Hesse, a New York con Paul Aster, in Africa con la Blixen. Mia sorella  invece si è chiusa a lungo nella stanza di Emily Dickinson, tutta azzurra a guardare il mondo, a colmarlo di parole, a leggere le sue missive (la lettera, diceva la Dickinson, un privilegio negato agli dei), a guardare – di nuovo – la natura, i fiori, i piccoli insetti. E poi mi ha passato tutti i testi  della Mansfield, e ancora non ho trovato un posto più bello di quella casa di bambola con la piccola lampada gialla di un suo racconto, un posto più accogliente di  certe sale dove si svolgevano balli di struggente tristezza. Solo nelle pagine che mi fatto leggere Sandra.  Sono stata io a portarla a Parigi, anche se quelle figlie di Papà Griot proprio non le sopportavamo, per via della loro sconsiderata ambizione. Salire le scale di certi palazzi edificati da Balzac, ci faceva impazzire. Abbiamo litigato per Casanova – io seguivo un corso monografico all’università sui diari del Settecento e ne parlavo con lei che ancora faceva il liceo – c’è un passaggio in cui lui spiega che il momento più bello dell’incontro con l’amante è quello in cui sale le scale e si avvicina, si avvicina, si avvicina, si avvicina sempre più alla porta di lei. Casanova scrive che è  quello il momento più bello della serata: mentre sale le scale. L’amore è tutto lì, quando tutto deve ancora accadere. &lt;br /&gt;“Bello stronzo!” ha risposto lei, con la schiettezza che le  è propria.  “Ma chi? Casanova? E perché?”.  “Uno perché  comunque le cose le faceva accadere. Due perché vivere sempre  facendo un passo indietro rispetto alla realtà è irritante per chi sta accanto”. “Sì, ma  la dimensione fantastica, fantasmatica comunque fa parte di noi”. “Ricordati  - mi ammoniva - che  stiamo sempre parlando di uno sciupa femmine”. Ecco, i discorsi erano – sono - più o meno questi.  Quell’anno, mentre leggevo Alfieri (“leggere per me è pensare profondamente il mondo”), Goldoni  e Da Ponte (quello dei libretti di Mozart), lei divorava i romanzi che avevano dentro un po’ di  filosofia, di scienze, di matematica.  Non lo sapevamo che si chiama passaparola. E quando mercoledì ho visto la presentazione dello spot pubblicitario per la lettura “mi è venuta una mossa” (ma questo è l’effetto delle lezioni di linguistica di Raffaele Scialla, il mio alunno di Marcianise!). L’amore, l’amore per i libri, finiti in una pubblicità! La naturale  pratica quotidiana di scambio, confronto, incontro incentivata come un detersivo che lava più bianco. Il passaparola come premessa di una campagna acquisti. Mi è sembrato come voler mettere un uccello in gabbia. Forse è solo gelosia, la mia. Ma non lo so, davvero non lo so, se mi piace che i libri si devono leggere  così, a colpi di spot. (particolare non da poco: l'investimento complessivo è di 2,4 milioni di euro. ma quanti libri si potevano comprare?) Devo parlarne con mia sorella, quanto prima.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-7312969683590211636?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/7312969683590211636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=7312969683590211636&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7312969683590211636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7312969683590211636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/07/leggere-e-cibo-per-la-mente-passa.html' title='Leggere è cibo per la mente. passa parola'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6849596552615960729</id><published>2009-06-20T08:10:00.002+02:00</published><updated>2009-06-20T08:14:40.698+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Sjx9hrHixoI/AAAAAAAAAJU/DMjtcpvorlg/s1600-h/500Abruzzo.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; DISPLAY: block; HEIGHT: 226px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349288474872825474" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Sjx9hrHixoI/AAAAAAAAAJU/DMjtcpvorlg/s320/500Abruzzo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Si chiama “Cinquecento libri per l’Abruzzo” l’iniziativa promossa da Caserta Musica, Libera libri e Macchine da presa per ricostruire una biblioteca in Abruzzo.&lt;br /&gt;Una grande raccolta collettiva di volumi (nuovi o comunque in buone condizioni), da consegnare direttamente alle associazioni o da depositare nei lbar e nelle librerie  in cui sono state allestite apposite scatole. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma si possono contattare gli organizzatori (anche qui, lasciando un commento al post) per poter consegnare o chiedere di ritirare i libri pronti per il viaggio. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;C’è di tempo sino al nove luglio. Nei giorni successivi, gli organizzatori insieme ai donatori che vorranno partecipare, partiranno per Tempera (frazione de L’Aquila) dove sono stati presi accordi con la pro loco cittadina per accogliere “i libri liberati” a Caserta.&lt;br /&gt;Sul sito &lt;a href="http://www.liberalibri.it/"&gt;www.liberalibri.it&lt;/a&gt; l’elenco aggiornato dei libri ricevuti.&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6849596552615960729?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6849596552615960729/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6849596552615960729&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6849596552615960729'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6849596552615960729'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/06/si-chiama-cinquecento-libri-per.html' title=''/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Sjx9hrHixoI/AAAAAAAAAJU/DMjtcpvorlg/s72-c/500Abruzzo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6779843157816028112</id><published>2009-06-19T10:08:00.001+02:00</published><updated>2009-06-19T10:09:52.810+02:00</updated><title type='text'>bocciature 2008-2009: che ho fatto io per meritarmi questo?</title><content type='html'>Esattamente quattrocentomila. 372 mila bocciati e 28 mila non ammessi alla maturità.&lt;br /&gt;Questo il bollettino di guerra che chiude l’anno scolastico 2008 – 2009. Quello che era iniziato con la Gelmini a Cortina e gli strali contro gli insegnanti meridionali. Quello che è continuato con le riforme e i decreti a pochi giorni dalla fine del quadrimestre, con le regole cambiate durante il gioco, con le affacciatine dalla televisione a ricordare che comunque tutto questo è la scuola del merito, ed è finito con la soddisfazione sulla faccia, perché tutti questi bocciati affermano ed evidenziano che questa è veramente la scuola del merito. &lt;br /&gt;Ma merito di chi?&lt;br /&gt;A margine della domanda, un altro interrogativo: ma dov’è l’onda? Dove sono i ragazzi e le ragazze che a ottobre saltellavano “stella stellina la notte s’avvicina”? Non una protesta, un segno, una scritta sulla sabbia? Sulle barricate ci sono solo un gruppetto di adulti fanatici che urlano in libreria. E gli altri? Gli studenti, i professori? Tutti al mare o a studiare per il recupero.&lt;br /&gt;Torniamo al merito delle bocciature. In chiave quasi psicanalitica. Un professore che boccia si sente riconfermato nel proprio ruolo. Potere, autorità, capacità di governare il flusso degli eventi presenti e futuri. Lo vedi? non hai studiato, adesso ti do la punizione, per il tuo bene, e poi ritorni sulla retta via. La bocciatura è il logos. Il padre.&lt;br /&gt;La promozione è la madre. La promozione è accoglienza, medicazione di ferite dell’anima -   (quest’anno ha avuto dei problemi) - e della mente (ha dato il massimo, più di così non ce la fa). La promozione è maternage allo stato puro. Un errore madornale per alcuni, perché non insegna ad affrontare la durezza del mondo, a forgiare il proprio carattere superando prove ed ostacoli.&lt;br /&gt;“A Sparta, i bambini dovevano camminare di notte nudi nel bosco ….”, “sì si, a casapulla non ci stanno i boschi. E poi i figli nostri hanno tante cose da affrontare, la droga, i pedofili, non sono più feroci delle notti di Sparta?”. Come in altri frangenti della vita, anche quando si decide della promozione o della bocciatura, il codice paterno e quello materno si scontrano. (con mille variazioni nella realtà: ci sono  presidi che vogliono promuovere tutti, professoresse paladine della selezione, e così con i genitori).&lt;br /&gt;“Io credo che un anno di bocciatura a mia figlia farà bene… “. Appunto, il vecchio trucco: è per il tuo bene. Ammiro la sicurezza della mamma della mia alunna, esattamente come ammiro il suo spolverino rosa cipria di seta impalpabile che indossa quando viene a scuola a parlare con me. Era uno di quei giorni piovosi si maggio…  Io ho le solite scarpette di gomma e i soliti pensieri: come fai a sapere cosa farà bene a tua figlia di sedici anni? Quell’età maledetta in cui un complimento ti fa volare in paradiso e un’offesa, un gesto di scortesia, una negligenza ti distrugge per un tempo infinito.&lt;br /&gt;E’ probabile che la  ragazzina soffra di più per il fidanzato che l’ha lasciata che per la bocciatura a scuola (verosimilmente la bocciatura se l’è aspettata, la fine del suo amore no), ma di qui a pretendere che l’esito scolastico sia una lezione di vita… credo sia esagerato.&lt;br /&gt;Ammesso o non ammesso a frequentare la classe successiva è la dizione che si trova accanto al nome. E racconta di un percorso lungo un anno, spesso due (frase tipica in consiglio di classe: questa l’abbiamo già salvata l’anno scorso!). Spiega quello che è stato, ma non quello che accadrà. Anche se è facile prevederlo. Niente. Non accadrà niente. Perché una bocciatura non migliora il ragazzo, non lo trasforma sul piano cognitivo, non gli tira fuori dei cromosomi che erano sommersi o anchilosati in qualche anfratto del suo cervello. Il ragazzo, bocciato, non diventerà di certo uno studente migliore. Forse qualche vantaggio l’avranno gli altri che studieranno (un po’) di più, percependo la bocciatura dei compagni come deterrente.&lt;br /&gt;Non credo che si debba fare della promozione una bandiera. Promuovere tutti è sbagliato quanto respingere tutti. E molti insegnanti, negli anni, accumulano una quantità di scrupoli e dubbi sugli alunni bocciati ingiustamente, su possibili errori che sono pedagogici e non giudiziari, la cui sola “fortuna” è quella di non essere condannati a pagare. Ma sempre errori sono.&lt;br /&gt;Quattrocentomila studenti fanno un passo indietro e ripetono l’anno.  Come ci siamo meritati alunni così? Con la nostra didattica sempre all’avanguardia? Saremo attrezzati di lavagne elettroniche ma non uno strumento che sia uno che ci spieghi come far superare gli errori di ortografia ad un alunno di quinta.  E che dire dei corsi di recupero, progetti scuole aperte, pon, e tutto quell’altro (impossibile resistere alla tentazione della citazione. E che emozione menzionarLa!!!) “ciarpame” della istruzione? Nelle nostre scuole cantiamo, facciamo teatro, costruiamo osservatori astronomici e gastronomici, portiamo alunni in parlamento, nei campi di concentramento, ai forum, alla scuola di legalità. E poi: 372 mila bocciati e 28 mila non ammessi alla maturità.&lt;br /&gt;I conti non tornano.  Gli alunni ripetenti, l’anno prossimo ritornano.&lt;br /&gt;E noi saremo lì, ad attenderli. Tra i banchi di una nebbia  pedagogica che non ci fa vedere un bel niente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6779843157816028112?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6779843157816028112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6779843157816028112&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6779843157816028112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6779843157816028112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/06/bocciature-2008-2009-che-ho-fatto-io.html' title='bocciature 2008-2009: che ho fatto io per meritarmi questo?'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1109135168152591260</id><published>2009-05-10T06:44:00.002+02:00</published><updated>2009-05-10T06:45:58.993+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SgZb_depm9I/AAAAAAAAAJM/yDO6VwDGpjo/s1600-h/noemi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334051954470001618" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 138px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SgZb_depm9I/AAAAAAAAAJM/yDO6VwDGpjo/s200/noemi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Certo, è stato detto di tutto. Quando una storia sbarca a Porta a Porta, entra nel regno della serializzazione dei casi umani. Perfetti sconosciuti diventano familiari, la villetta è scoperchiata, si aprono i cassetti dell’intimità, si vaga con lo sguardo della telecamera lungo le pareti, sui comodini, tra gli scaffali. I nomi, quelli soprattutto, entrano nella nostra vita. Diventano parte della cerchia di conoscenze comuni. E’ successo ad Anna Maria (Franzoni, ma è una delle poche ad aver conservato il cognome), ad Olindo e Rosa, perfino a Eluana. E adesso è il turno di Noemi. Da questo momento in poi, da quando cioè tutto è stato detto, si procede con la raccolta di particolari, di piccoli microscopici dettagli. Il pendente mostrato tra le dita (splendido il french delle unghie), i boccoli biondi, il vestito scollato, la colonna sonora di Scugnizzi cantata insieme al premier, il ristorante di Casoria, l’invito, e soprattutto l’aggettivo vezzeggiativo “papi”. Papi. Come nella canzone degli Squallor tanti anni fa.&lt;br /&gt;Papi. E viene giù tutto. Come un terremoto. Stessa audience, verrebbe da dire se non si temesse di essere blasfemi e offensivi con chi il terremoto l’ha vissuto – e continua a subirlo – davvero.&lt;br /&gt;Veronica impazza sulle copertine, a Noemi devono aver consigliato l’understatement. Per il suo e per il nostro bene.&lt;br /&gt;E poiché so tutto di lei, della sua festa – ho visto l’invito e le foto su internet, mi sono iscritta al gruppo “Brinda con papi” su facebook - chiedo a loro, ai miei alunni altri particolari sulle feste dei diciotto anni, arrestandosi le mie competenze alle cerimonie di battesimo e di prima comunione.&lt;br /&gt;I riti sono però più o meno analoghi. La festa è un tripudio di attese, di sogni, di fantasticherie. La fatidica data aleggia nell’aria almeno un anno prima. Si nutre di una ridda di ipotesi considerate e sconsiderate, di margherite sfogliate per la scelta dei locali (in centro o in periferia), del vestito (lungo o corto? per lei. T shirt griffata o giacca? per lui), degli invitati (solo amici o amici&amp;amp;parenti), del regalo per chiudere le feste (collanina d’argento comprata all’ingrosso al Tarì o charms di Hello kitty?) Questioni di vitale importanza, dunque.&lt;br /&gt;Discussioni infinite i cui principali interlocutori sono: il /la festeggiato/a, la mamma, le amiche, gli amici. La confusione regna sovrana. E la festa si avvicina vertiginosamente, scivolando tra i meandri del tempo.&lt;br /&gt;Esattamente come Noemi, anche i miei alunni si aspettano un ospite di riguardo. No, al presidente non ci aveva pensato ancora nessuno. Di alternative però ne hanno parecchie: cantanti neomelodici per un’ora o per tutta la sera, dj strafigo della radio o della discoteca più in voga del momento, anonimi animatori ma di comprovata esperienza che fanno ballare tutta la sala, compreso la nonna che chiude il trenino brigitteee e bardoooobardoo, brigitteeee e viene il sospetto che sia leggermente alticcia (no, no! È così di suo, argento vivo che tira fuori ad ogni festa di famiglia. Gli acciacchi ritornano l’indomani mattina).&lt;br /&gt;L’ospite d’onore è forse l’unica decisione che spetta al padre, al signor Letizia della situazione: per un qualcosa di eccentrico o di significativo si arriva a sborsare anche tre quattro mila euro.&lt;br /&gt;Mi mostrano un po’ di inviti, esito della felice coniugazione della bellezza della giovinezza e della magia del Photoshop. Bellissime, eleganti, televisive, tremendamente televisive.&lt;br /&gt;Il must delle feste è comunque il cd della vita della diciottenne. Una raccolta di foto, e che fatica la raccolta!, coinvolgente amici parenti vecchi conoscenti, mandato a flusso continuo sul maxischermo del locale. Foto foto foto. Prima durante e dopo. Questa è la vita delle diciottenni festeggianti.&lt;br /&gt;Dopo, però qualcosa cambia. Te ne accorgi che c’è stata una festa quando a scuola arrivano con la borsa di Luois Vitton (ma in quanti si sono messi insieme per comprala? Costa l’equivalente del mio attuale tfr), con un mega bracciale di Alviero Martini (perché piace così tanto?), con un ciondolo Sweet Year (e l’anno prossimo? Quando non si userà più cosa accadrà? Stessa sorte della chiave di Dolce e Gabbana in voga qualche anno fa). Ma te ne accorgi pure che ci sono alunni che non festeggiano mai. Che non gliene importa niente di niente. non hanno molto da festeggiare.&lt;br /&gt;Perché una cosa sola ho capito, dopo la storia di Noemi e di tutte le ragazze con cui ho parlato in questi giorni: diciottenni si nasce, non si diventa. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1109135168152591260?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1109135168152591260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1109135168152591260&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1109135168152591260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1109135168152591260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/05/certo-e-stato-detto-di-tutto.html' title=''/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SgZb_depm9I/AAAAAAAAAJM/yDO6VwDGpjo/s72-c/noemi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3780030232384399640</id><published>2009-04-25T07:36:00.004+02:00</published><updated>2009-04-25T07:40:41.191+02:00</updated><title type='text'>la scuola, i giornali e l'irresistibile bisogno di apparire</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SfKhxWdiVJI/AAAAAAAAAJE/d0Y0laOJMRs/s1600-h/gabri.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328499178347844754" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SfKhxWdiVJI/AAAAAAAAAJE/d0Y0laOJMRs/s320/gabri.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ho trovato il pezzo forte della mia piccola collezione degli orrori (scolastici, s’intende). La mia raccolta, infinita di ritagli di giornale cresce a dismisura. Sui giornali, della scuola si parla sempre. Denigrata – che scuorno i dati sulla pessima preparazione degli studenti del sud; raccontata nei libri e recensita nei quotidiani (io stessa non faccio che raccogliere frammenti di esperienze, metterli uno accanto all’altro, pasticciarli e far venir fuori delle storie); e persino pubblicizzata.&lt;br /&gt;Sarà un vecchio retaggio degli studi passati, ma la pubblicità soprattutto di enti e istituzioni chiamate solo a fare il loro dovere, a me desta sempre qualche sospetto. Una recitina, una manifestazione, un’iniziativa: quello che era un modo per porgere la vita di classe alle famiglie è diventato un rito ostensorio. Non vorrei essere blasfema, ma davvero la recitina viene innalzata dall’officiante- docente o preside davanti agli astanti per mostrare che la scuola sa fare questo e quest’altro.&lt;br /&gt;Tutti bravi, tutti impegnati. Emozioni a fior di pelle e applausi a scena aperta. Benissimo, perfetto.&lt;br /&gt;La scuola merita di essere apprezzata. Quella stessa scuola che altrove è derisa e denigrata.&lt;br /&gt;Si chiama il giornalista, la giornalista – magari conoscente – per l’intervista, per il servizio e la scuola finisce sui giornali. Il giornale finisce nella macchina fotocopiatrice, gira in sala professori, poi magari viene ingrandito, incorniciato e appeso nei corridoi. Doppia pubblicità per la scuola e per i giornali.&lt;br /&gt;Noi siamo qui. Tutti contenti, tutti sorridenti.&lt;br /&gt;O quasi. Perché sui giornali, gli insegnanti, i professori che fanno didattica pura non ci sono mai. Per forza! Sono in classe a tenere la lezione, mica a fare pubbliche relazioni. Va bè, dicono quelli che fanno pubbliche relazioni, mostrando le piastrine delle funzioni di cui sono investite (referente capo della funzione strumentale del piano delle offerte creditizie scolastiche nazionali e internazionali e chi più ne ha più ne metta), noi lavoriamo per voi. Perché senza questa sorta di pubblicità progresso non ci sono neanche alunni, e voi in classe la vostra bella lezione ve la fate da soli.&lt;br /&gt;Quelli della didattica pura neanche rispondono. Prendono i libri dal cassetto ed escono dalla sala professori. Al massimo qualcuno, il più suscettibile, fa qualche mugugno: così però la scuola sembra che la fanno solo quattro o cinque persone, quelli che fanno i progetti. Infatti, così è. Sono sempre loro, “sempre miezz”, a portare l’istituto su un palmo di mano.&lt;br /&gt;Insomma, sembra che siano assunti con contratti diversi, i professori. Per scelta, ovviamente. Tutti possono fare i progetti, i corsi, le manifestazioni. Mica uno può impedire all’altro di esprimersi.&lt;br /&gt;Giusto anche questo. Però: talvolta bisogna essere galanti. Come quando si apre la porta e si fa passare prima la signora. Ecco, prima gli alunni, non è il caso di dimenticarlo. Poi il resto. La processione dei nomi dei prof che hanno dato vita a questo e a quel progetto.&lt;br /&gt;L’altro giorno, giusto per restare in tema religioso (oggi va così) leggo, in grassetto, i nomi dei docenti che avevano organizzato la celebrazione di un precetto pasquale. A cui aveva preso parte tutta la scuola. In cui c’era stata comunione e commozione, partecipazione vera e condivisa. Niente. Non c’è niente da fare. Dall’altare al piedistallo. Ogni occasione è buona per poter mettere in luce un pezzo di bravura. Dopo essersi santificati tutti quanti, da quel pezzo di giornale sono nati malumori, alcuni espliciti alcuni striscianti e sotterranei che adesso, per liberarsi c’è bisogno di un'altra messa. A cui seguirà un articolo di giornale a cui seguiranno altri dissapori. La sola cosa da fare è apprezzare il bello custodito in ogni ricominciamento. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;(la foto, bellissima, l'ho rubata dal blog di gabriele romagnoli, una delle penne più interessanti e creative del giornalismo italiano) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3780030232384399640?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3780030232384399640/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3780030232384399640&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3780030232384399640'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3780030232384399640'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/04/la-scuola-i-giornali-e-lirresistibile.html' title='la scuola, i giornali e l&apos;irresistibile bisogno di apparire'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SfKhxWdiVJI/AAAAAAAAAJE/d0Y0laOJMRs/s72-c/gabri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1337944693272138809</id><published>2009-04-12T09:32:00.005+02:00</published><updated>2009-04-14T23:07:28.555+02:00</updated><title type='text'>a sopresa, pensieri di pasqua</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SeT5bNkRIVI/AAAAAAAAAIc/W5qbtaY0sx0/s1600-h/038.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5324654905352331602" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SeT5bNkRIVI/AAAAAAAAAIc/W5qbtaY0sx0/s320/038.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Forse è la vera condizione di tutte le esistenze, la dimensione sismica. L’improvvisa e disarmante scossa tellurica, lo sbriciolarsi delle case e delle cose. E non conta solo la distanza dall’epicentro – o meglio, conta, sì, accidenti (ma le distanze sono di varia natura: fisica, psicologica, culturale) – ma il valore che noi diamo a quello che accade intorno a noi (vicino o lontano che sia).&lt;br /&gt;Dunque, venerdì sera siamo scesi dal pullman distribuendo baci – di affetto – e cannoli – alla ricotta. Cinquanta di noi, tra alunni e insegnanti di ritorno dalla Sicilia. Quattro giorni di paesaggi mozzafiato e e patatine fritte, monumenti immensi e immersi nel verde,  passeggiate in centro e mare visto dal finestrino. Quattro giorni di: quando ci fermiamo? E professoressa ma  perché si chiama teatro greco se sta in Italia? Che poi Verga dice che non bisogna lasciare la terra in cui si è nati, però  scrive i romanzi a Milano. (noi qui siamo ad Acitrezza, il paese in cui è ambientato i Malavoglia)&lt;br /&gt;La gita è una piccola magia. Bisogna ammetterlo a posteriori, e ovviamente è più facile dirlo se tutto è andato bene.&lt;br /&gt;Ma davvero quella della gita - ok, si chiama viaggio d’istruzione, la voce della burocrazia irrompe nei miei pensieri -  ma il senso di quel viaggio d’istruzione è che è proprio una gita.&lt;br /&gt;Andare fuori, utilizzare nuovi scenari per guardarsi con occhi diversi, trovare esattamente quello che nessuno si aspettava. Partire con la voglia di divertirsi, con la febbre negli occhi, con la serata in discoteca acquattata nei pensieri, e misurarsi con la stanchezza, con il furto del portafoglio, con l’amico che non è proprio tale, con le stanze che di notte diventano sovraffollate, con gli ultimi posti che mannagga alla miseria sono sempre gli altri a raggiungere per primi, con gli amori che nascono all’improvviso e chissà dove si erano nascosti sino ad allora. E soprattutto, alchimia dell’alchimia delle gite, le scoperte si scoprono con il passar del tempo. Quello che è successo lo capisci veramente una settimana dopo, un mese dopo, talvolta anche di più.&lt;br /&gt;Davvero la gita è molto di più di un viaggio di istruzione. Ma forse anche qualcosa di meno.&lt;br /&gt;In ogni caso è una grande e impagabile palestra di relazione. Tra alunni, tra prof e alunni, tra alunni e autista (‘aspita che personaggio chiave della gita, l’autista!!!), tra prof e autista. Dentro il pullman, rigorosamente gran turismo, cinquanta posti, aria condizionata, etc, si creano tutte le dinamiche comuni a ogni gruppo umano: le alleanze, gli attacchi, in zona cesarini il disfattista, il solitario, il soggettone, quella che si sbatte per farsi notare, l’altra che sta tutto il tempo con il cellulare tra le mani. Capitolo a parte, a cui riservare uno special - trattandosi di una mia personale ossessione -, una vera e propria grammatica del masticare le chewingum (Ne riparleremo, giuro).&lt;br /&gt;Insomma, venerdì siamo scesi dal pullman, stropicciati come i nostri pensieri, sgualciti come i giornali che abbiamo comprato la mattina, pieni di buste e pacchetti, di segreti e stanchezze e ci siamo salutati con la promessa di vederci la settimana sucecssiva. Dopo: il terremoto. E chi ha più avuto voglia di parlare di gita? Che senso aveva rivedere, scaricare e taggare le foto digitali? In mezzo a quella settimana c’era passata una vita. Un fiume di tristezza. Di dolore. Adesso c’era altro da raccontare. I ricordi – già diventati vecchi e cari ricordi – possono aspettare ancora.&lt;br /&gt;Eppure, ogni tanto, come un’onda, le emozioni riaffiorano, qualche foto di tanto in tanto su facebook arriva, e soprattutto, continuano a farci compagnia quelle persone scoperte in gita, quei sorrisi adesso in formato jpg, la complicità che nasce scegliendo insieme ad una collega il regalo da portare a casa (pesto ai pistacchi o alle melanzane? Pistacchi, è meglio. Compriamo tutti i gusti? Ok!), la simpatia che nasce tra prof e studenti quando si tirano fuori portachiave a forma di scarpa all stars (per mia sorella), t shirt con Il padrino di Coppola (per mio cugino), braccialetti di cuoio (per tutta la classe, così stiamo sempre insieme). E ancora: guardare insieme un balcone fiorito, spiegare cos’è una grottesca, dire per l’ennesima volta che l’essenza del barocco è la meraviglia – e citare Marino: chi non vuol stupir vada alla striglia (l’abbiamo studiato un mese fa! Come non ve lo ricordate?), mangiare un arancino sul traghetto, guardando la spuma bianca. Tutte queste cose così, questi frammenti di una gita, continuano a raggiungerci mostro malgrado. E si sente che in qualche modo, inavvertitamente, sorreggono qualcos’altro. Sono sempre vere sorprese: ecco perché le gite si fanno sotto Pasqua. A proposito: auguri.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1337944693272138809?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1337944693272138809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1337944693272138809&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1337944693272138809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1337944693272138809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/04/sopresa-pensieri-di-pasqua.html' title='a sopresa, pensieri di pasqua'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SeT5bNkRIVI/AAAAAAAAAIc/W5qbtaY0sx0/s72-c/038.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-8918325288674589407</id><published>2009-04-07T20:59:00.003+02:00</published><updated>2009-04-07T21:07:23.197+02:00</updated><title type='text'>Concorso di scrittura creativa per gli studenti della provincia di Caserta</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SdukRl7cxsI/AAAAAAAAAIU/dt2Vm31i0EI/s1600-h/pavesefoto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5322028006814566082" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 226px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SdukRl7cxsI/AAAAAAAAAIU/dt2Vm31i0EI/s320/pavesefoto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Quest’anno scolastico si è aperto con il centenario della nascita di Cesare Pavese. Un’occasione per rileggere le sue opere e riscoprirne l’attualità. &lt;br /&gt;Ispirandovi a questa frase dello scrittore – “Una passione per la vita in quanto vita” -  scrivete un testo che racconti, con creatività e passione, storie ed esperienze di vita vostre e dei vostri coetanei.&lt;br /&gt;Potete scegliere tra: un racconto (max due pagine, cioè 3600 battute compreso gli spazi bianchi), una poesia (max 30 versi), o un articolo giornalistico (max 3 pagine, cioè 4500 battute compreso gli spazi bianchi).&lt;br /&gt;Fra i testi pervenuti saranno selezionati tre vincitori, un per ogni categoria: narrativa, poesia, giornalismo.&lt;br /&gt;La giuria è composta dal Dirigente scolastico e dagli insegnanti dell’ITC C. Pavese. La premiazione si svolgerà a maggio, nel corso di una giornata dedicata a Cesare Pavese. In palio buoni libro e la pubblicazione dei testi più originali e interessanti sul sito della scuola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I testi  vanno consegnati  - entro il 30 aprile -  a mano, inviati per posta all’indirizzo, o per e mail:&lt;br /&gt;Progetto “Centenario della nascita di Cesare Pavese”&lt;br /&gt;PREMIO DI SCRITTURA  CREATIVA – ITC C. PAVESE&lt;br /&gt;Via Vivaldi – 81100 Caserta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;uygabb@tin.it&lt;br /&gt;Oltre al testo dovete indicare i vostri dati (nome, cognome, data di nascita, numero di telefono ed e mail, classe e indirizzo della scuola frequentata).Non  sarà possibile prendere in considerazione i materiali con dati mancanti o incompleti, o pervenuti dopo il termine. &lt;br /&gt;Informazioni e contatti sul sito della scuola: www.itcpavese-ce.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-8918325288674589407?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/8918325288674589407/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=8918325288674589407&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8918325288674589407'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8918325288674589407'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/04/concorso-di-scrittura-creativa-per-gli.html' title='Concorso di scrittura creativa per gli studenti della provincia di Caserta'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SdukRl7cxsI/AAAAAAAAAIU/dt2Vm31i0EI/s72-c/pavesefoto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6659339055389558924</id><published>2009-03-17T21:27:00.002+01:00</published><updated>2009-03-17T21:33:09.695+01:00</updated><title type='text'>la strage degli studenti in germania... qui, da noi</title><content type='html'>Dietro le quinte. Che poi sarebbe dietro il pc. Svelo come nascono gli articoli che scrivo qui e sovente finiscono poi in una rubrica intitolata Terza traccia della rivista Il caffè. Partendo dal presupposto di avere un direttore very friendly, che non chiede mai e si fida – chissà se fa bene o male – dei suoi collaboratori.&lt;br /&gt;Alcuni pezzi nascono sotto la spinta di eventi –  un episodio mi stupisce, mi sconvolge, mi travolge o stravolge -  torno a casa e scrivo. La realtà urla e chiede di essere raccontata.  Ci sono le parole, i personaggi, la storia. Chi scrive deve solo ricombinare gli elementi. Un po’ come rimettere a posto una vetrinetta di chincaglierie e renderla presentabile. Talvolta non c’è neppure bisogno di questo, le storie bisogna porgerle così come sono state trovate, rubo l’espressione a Verga: pei viottoli dei campi. Dovrebbe essere questa l’essenza della scrittura più prossima alla realtà quale quella giornalistica: sunt lacrimae rerum.  Questo è De Sanctis, che ai letterati ammoniva: togliete le lacrime vostre - ce l’aveva con i romantic(on)i da strapazzo - e dateci le lacrime delle cose. Più semplicemente: devono parlare i fatti.&lt;br /&gt;Seconda opportunità: non succede niente. La routine quotidiana scorre come sempre. Piccoli moti sussultori, sorrisi mattutini, stanchezze da sesta ora del venerdì e del sabato. E allora è un po’ come staccarsi le crosticine da ragazzini. Devi tirare fuori qualcosa. Guardare qualcosa che non si vede. E costruirci intorno un pensiero più ampio, una riflessione che abbia senso.  Quando non ci sono i fatti, c’è la scrittura. Che si inerpica sulle strade meno battute. Diciamo la verità: a volte articoli così sono di una noia mortale. Altre volte invece servono a fare luce sugli aspetti nascosti. E per chi scrive, superato il primo momento di panico, sono indispensabili per comprendere che davvero, credo sia Mallarmè, tutto il mondo è fatto per finire in un libro.  La vita è terribilmente interessante che deve essere raccontata. Oppure, al contrario, è talmente uggiosa che la cosa migliore è rifugiarsi nelle parole scritte. In ogni caso: parole e mondo sono inscindibili. Si tratti di un libro, di un articolo di giornale, di una pagina web.&lt;br /&gt;Terza possibilità di scrittura: non c’è nessun evento, non è successo niente a scuola, però camminando arrivano le idee. Ho un paio di itinerari di tre chilometri, giuro: calcolati con il contapassi!, e quando ho bisogno di trovare ispirazione mi metto in moto. In genere funziona: una scritta sul muro, un gattino seduto su un sedile di auto posata in giardino (giuro di nuovo: proprio ieri, ma dietro casa mia), un ex alunno che incontro e mi racconta una storia. Torno a casa e scrivo.  Il concetto è: lasciarsi sfiorare dagli eventi, un po’ come quando si cammina accarezzando le foglie delle siepi. Tra le dita resta sempre qualcosa.&lt;br /&gt;Quarta, e per adesso ultima possibilità. I fatti ci sono, in primo piano nelle cronache, però tu che scrivi non riesci a sintonizzarti su quello che ti circonda. Non ci riesci perché una storia ti fa venire il mal di pancia.  Perché non è nelle tue corde. Perché diresti delle cose così sgradevoli che non è il caso di parlarne. E ti forzi un po’. Magari si scassa il catenaccio dei pregiudizi e riesci ad entrare in un luogo a te sconosciuto.&lt;br /&gt;la scorsa settimana  è accaduto questo: una scuola, lontana ma non troppo, da noi, un ragazzo, una pistola, quindici morti ammazzati più lui sedici, una chat in cui nottetempo aveva annunciato i suoi intenti.&lt;br /&gt;Ho provato a vedere i video che sbucano da tutti i siti internet, so che devo leggere un articolo di commento di uno dei miei giornalisti preferiti, potrei gironzolare alla ricerca di approfondimenti, farmi un’idea e scrivere. Non ce la faccio. Non ci riesco.  Si tratta di affacciarsi su un baratro. E vedere sotto: la solitudine spaventosa di un adolescente (moltiplicata per tutte le solitudini che incontro negli occhi dei miei studenti), il dolore dei sopravvissuti – gli altri studenti, i professori, i genitori – che a sua volta genererà altro dolore, altra solitudine.&lt;br /&gt;Se fosse successo in Italia, la Gelmini l’indomani si sarebbe alzata e avrebbe annunciato  subito l’installazione sulla lavagna luminosa di corsi di educazione e valorizzazione alla socialità (senza spiegare cosa dovevamo fare concretamente in classe). Invece è successo in Germania, il padre del ragazzino aveva le armi, dunque gran parte delle letture del fenomeno possono essere ricondotte a quel problema, non solo alla solitudine.  Noi intanto continuiamo a occuparci del voto in condotta, dei bagni divelti, delle sigarette per terra. Dovremmo poter dire: per fortuna.&lt;br /&gt;Ma neanche questo mi  va di scrivere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6659339055389558924?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6659339055389558924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6659339055389558924&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6659339055389558924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6659339055389558924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/03/la-strage-degli-studenti-in-germania.html' title='la strage degli studenti in germania... qui, da noi'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3636925252180861059</id><published>2009-03-09T06:38:00.002+01:00</published><updated>2009-03-09T06:41:01.051+01:00</updated><title type='text'>l'importanza di dirsi buongiorno</title><content type='html'>Mi tocca affrontare lo stesso discorso due volte nella stessa giornata.  La mattina si apre con una conversazione a proposito dei miei figli. “Sono bambini educati”, mi dice un’insegnante che li ha appena conosciuti. Il mio cuore di mamma  sorride compiaciuto, mentre abbasso gli occhi per modestia. (E dentro di me penso: almeno questo!”) E sa da cosa me ne sono accorta? (sentiamo, sentiamo! I miei gioielli…) “Dal fatto che entrano in classe e dicono buongiorno” (tutto qui? Speravo meglio, francamente). “il fatto è che i bambini di oggi entrano in classe e nemmeno salutano. Buttano la cartella sul tavolo e incominciano a parlare, a rincorrersi. Persino un gesto di semplice educazione fa la differenza. E la responsabilità è delle famiglie. Non insegnano più niente, neanche come comportarsi con gli adulti”.&lt;br /&gt;Mah! Io non lo so se è proprio così. Io vedo le mamme che stanno tutto il tempo dietro i figli, che ci perdono la testa tra compiti, dentista, palestra, scuola di ballo. Che cosa sarà mai, insegnare a dire: buongiorno!&lt;br /&gt;Fine mattinata in classe. Hanno fatto festa, tranne quattro ragazzi che hanno avuto un piccolo scontro con un insegnante. Mi raccontano la loro versione dei fatti e alla fine, per rafforzare la negatività del docente, chiosano: “Professoressa, poi quello lì non  ci saluta quando ci incontra nei corridoi. Neanche buongiorno!”&lt;br /&gt;E’ che sarà mai diventato questo buongiorno, all’improvviso. Una vera e propria merce di scambio? Una concessione elargita solo  a chi se la merita? Un privilegio da centellinare per mezza giornata?&lt;br /&gt;“Sì, professoressa. Qui sono in pochi a salutare gli alunni. In questo corso siete solo in due”.&lt;br /&gt;Due, come i miei figli. Ma il piacere della simmetria cede subito il posto allo sconforto. Davvero siamo così pochi a usare gentilezza ? Un buongiorno dovrebbe essere l’unità minima della relazione tra persone che condividono lo stesso posto di studio e di lavoro.&lt;br /&gt;Funzione fatica o di contatto, si chiama in semiotica il saluto. Serve appunto a stabilire un incontro, a lasciare un segno di disponibilità all’incontro, alla accettazione dell’altro,  sino a tracciare – buongiorno dopo buongiorno – un solco che può portare ad una relazione più interessante, forse più intensa.  Non siamo noi forse l’insieme delle persone che incontriamo e che portiamo dentro di noi?&lt;br /&gt;Forse dovrei dismettere i panni dell’ottimista e ammettere che noi siamo anche quelli che non salutiamo, che non vogliamo incontrare, che mandiamo a quel paese. Forse.&lt;br /&gt;In ogni caso, o per addizione o per sottrazione, siamo la somma dei buongiorno dati e di quelli negati. E mentre penso a queste cose, salutando con la mano anche le persone che camminano dall’altra parte del marciapiede, piazzandomi davanti a quelle che non mi vedono, ecco che quasi inciampo nella mia collega che già da un anno mi ha tolto il saluto. Un po’ mi secca questa cosa, e ogni volta le faccio un cenno del capo, sorridendo. Sicuramente deve pensare che i miei saluti valgono ben poco,  visto che non sono affatto selettiva.&lt;br /&gt;Ignoro le ragioni di questa sua scelta, pur ammirandone la profonda coerenza e l’impegno – ogni volta deve inventare qualcosa per non incrociare il mio sguardo: si schiaccia o si allarga sul marciapiede, finge di parlare con qualcuno,  infila la testa nella borsa (e per poco non mi scappa un allegro: cucù!),&lt;br /&gt;Un giorno, proprio per sgravarla da queste fatiche l’ho affrontata direttamente chiedendole il perché&lt;br /&gt;“Io?” - mi ha chiesto candida -  “E quando non ti ho salutato? Io non ti vedo proprio…  “&lt;br /&gt;Grande, grandissima! Anche se mi priva del suo prezioso saluto non posso non ammirare la sua arguzia e la sua prontezza di spirito (magari no, magari quella frase l’aveva preparata da mesi,provata davanti allo specchio sino a trovare il tono giusto, sino a quando l’ha pronunciata in modo naturaleì) . Mi ha aiutato a capire, però. Un buongiorno non è per tutti un accessorio basico della convivenza umana . Buongiorno significa: tu sei per me qualcuno. E’ diventato uno statuto ontologico, un attestato di esistenza. Per negare l’altro basta sopprimerlo. Un piccolo, quotidiano atto di violenza. Contro gli altri. O piuttosto contro se stessi? Mi serve un giorno intero per pensarci. Precisamente: mi serve un buongiorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3636925252180861059?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3636925252180861059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3636925252180861059&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3636925252180861059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3636925252180861059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/03/limportanza-di-dirsi-buongiorno.html' title='l&apos;importanza di dirsi buongiorno'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-977919282729172259</id><published>2009-02-27T07:26:00.002+01:00</published><updated>2009-02-27T07:35:27.200+01:00</updated><title type='text'>della ignoranza in Campania e altre storie</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SaeJafsdTzI/AAAAAAAAAIM/nkLzRVTICfo/s1600-h/028.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5307361774156992306" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SaeJafsdTzI/AAAAAAAAAIM/nkLzRVTICfo/s200/028.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ci sono giorni strani. Ci sono giorni che proprio non ti appartengono e giorni che ti vengono addosso. E poi ti seguono, sembrano non andare via anche quando il calendario segna una nuova data. Lunedì scorso sui giornali una notizia: gli studenti della Campania i più ignoranti d’Italia. All’inizio ho pensato: lo sapevo! Poi mi sono detta: e adesso? E ancora: perché?&lt;br /&gt;E’ dei miei alunni che si parla, non solo di loro, certo, ma anche di loro. Quelli a cui cerco di insegnare ogni giorno una poesia, un evento di storia, un momento della letteratura, una regola di grammatica.&lt;br /&gt;E insieme a me, i miei colleghi, con le loro formule di matematica, gli articoli della costituzione, la partita doppia, le regole di un torneo. E loro, i nostri studenti, che fanno? Ci fanno fare questa figura di niente.&lt;br /&gt;Perché? Scava scava, provo a tirar fuori qualche risposta. Intanto passano a trovarmi due ex alunne. Che bello incontrarle, sapere come va la loro vita. E mentre tirano fuori storie di vita, aneddoti del passato, foto dai telefonini, cerco di indovinare cosa è rimasto loro degli anni trascorsi in classe. Pensano insieme agli scrittori che gli ho fatto conoscere? Hanno capito che gli facevo analizzare i racconti e romanzi perché potessero meglio investigare tutti i testi che gli capitano a tiro? Cerco di catturare la luce negli occhi, di trovarci dentro le tracce di quel piacere che solo lo studio riesce a dare. E qualcosa mi sembra di vedere.&lt;br /&gt;Però Adriana ad un certo punto mi dice che non studia più. E non ha voglia di continuare. Cioè non lo sa. Ma non crede proprio che si iscriverà all’Università.&lt;br /&gt;E’ stata la migliore alunna della classe per cinque anni. E sento che non serve ricordarglielo. E allora, di nuovo: perché? ”Perché sono stata tutta la vita sui libri, tutti i pomeriggi di questi cinque anni, non ho visto altro. E ho paura che se ricomincio a studiare, ricomincio a fare quella vita”.&lt;br /&gt;Adesso che vita fai? “Metto in ordine casa, esco con mi cugina, faccio cose e cosette che mi tengono impegnata per tutto il giorno e la sera esco con il mio fidanzato”.&lt;br /&gt;Sei contenta? Sì, mi dice convinta. Ma quando indovina il mio malcelato disappunto anche lei si rattrista, fa una smorfia che vuol dire: chest’è.&lt;br /&gt;Ho capito, Adriana, chest’è. Ma non va bene lo stesso. Per tre anni vi ho massacrato con la storia dello spreco delle intelligenze, di tutte le volte che non ci concediamo di essere quello che siamo, di quando rinunciamo a impegnarci per tirare fuori il meglio di noi e preferiamo vivere sotto sotto al muro. E tu che fai? Vai nei centri commerciali. Non le ho detto niente di tutto questo, ovviamente. Ma a me il “chest’è” mi fa venire il mal di pancia, sempre. Ancora di più se a dirlo è una ragazza capace e vivace, intelligente e brillante, più tanti altri aggettivi che quando era studentessa accoglieva con gioia e con orgoglio.&lt;br /&gt;Adriana avrebbe fatto salire di qualche punto le statistiche sugli alunni ignoranti in questa regione . Ma forse le due realtà sono meno distanti di quanto si possa pensare. Gli studenti – campani - ignorano soprattutto le ragioni per cui si deve studiare. La scuola è il tempo presente ma solo se proiettata in un tempo futuro. Se so che impegnandomi posso avere spazio per me, riconoscimenti – non solo una manciata di aggettivi che lasciano il tempo che trovano – e strumenti per lavorare la mia vita, la mia città, il mio tempo (presente, ma anche futuro), allora sì che studio. Altrimenti: meglio il motorino, meglio andare ad Amici di Maria De Filippi, meglio la passeggiata per “compare i panni”, meglio andare il mercoledì a ballare, meglio l’ignoranza, meglio il nulla.&lt;br /&gt;Sarebbe bene affiancare le riflessioni sulle loro storie di vita, le considerazioni sul valore assegnato dal contesto in cui si vive all’istruzione e alla educazione, insieme a molte altre, alla lettura delle statistiche tanto realistiche quanto depressive. Chest’è. &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;(in foto: particolare di un istituto scolastico)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-977919282729172259?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/977919282729172259/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=977919282729172259&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/977919282729172259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/977919282729172259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/02/della-ignoranza-in-campania-e-altre.html' title='della ignoranza in Campania e altre storie'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SaeJafsdTzI/AAAAAAAAAIM/nkLzRVTICfo/s72-c/028.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6683141347528651942</id><published>2009-02-10T12:06:00.001+01:00</published><updated>2009-02-10T12:09:34.336+01:00</updated><title type='text'>condotte e condotti di varia natura</title><content type='html'>C’è chi crede fortemente nelle coincidenze, nei punti di intersezione&lt;br /&gt;del destino, nelle sfide alla logica. Nella disposizione apparentemente&lt;br /&gt;casuale degli eventi  tutto è sottoposto ad un ferreo  quanto&lt;br /&gt;imperscrutabile  disegno segreto.  Basta solo saper leggere segni e&lt;br /&gt;segnali. La questione delle coincidenze è sì fascinosa, ma anche&lt;br /&gt;inquietante. Va un po’ tenuta sotto controllo, altrimenti tutto si&lt;br /&gt;rischia di fare dietrologia, di vedere fantasmi laddove c’è meno di&lt;br /&gt;niente.  Questa settimana però bisogna abbandonare gli scetticismi e&lt;br /&gt;riconoscere che, accidenti, due eventi apparentemente lontani sono in&lt;br /&gt;realtà fortemente intrecciati.&lt;br /&gt;A scuola. Fine, finalmente, del primo quadrimestre. Noi prof arriviamo s-finiti, abbattuti come quando si scende all’ultima fermata del pullman e tocca fare ancora un lungo&lt;br /&gt;pezzo di strada a piedi. Dopo decine di interrogazioni ai tempi&lt;br /&gt;supplementari, compiti corretti nottetempo, overdose di beffe e lazzi&lt;br /&gt;grammaticali, in sede di consiglio ci aspetta una mole burocratica che&lt;br /&gt;cresce riunione dopo riunione. Verbali, schede, pagelle. Scriviamo di&lt;br /&gt;tutto di più. E nonostante le iniziative ministeriali  promuovono,&lt;br /&gt;auspicano, invocano  un rinnovamento informatico, quando ci sono gli&lt;br /&gt;scrutini non si può proprio fare a meno di penna rossa, matita e&lt;br /&gt;gomma. La novità di quest’anno è la condotta.  Ha detto così la&lt;br /&gt;Gelmini, che il voto di condotta farà media. “perché sappiamo quanto l’&lt;br /&gt;aumento degli episodi di bullismo preoccupa molto  le famiglie e gli&lt;br /&gt;insegnanti”. Ah sì? Abbiamo solo una ragione per essere preoccupati,&lt;br /&gt;noi insegnanti? In ogni caso sulla valutazione della condotta c’è&lt;br /&gt;stato un decreto (a gennaio!) , poi un ulteriore specificazione che&lt;br /&gt;lasciava autonomia alle scuole, e forse altri cambiamenti si profilano &lt;br /&gt;per la fine del  secondo quadrimestre. Non è esattamente il massimo di&lt;br /&gt;buona condotta, questo stabilire le regole in itinere.&lt;br /&gt;Storto o morto qualche indicazione c’è: “la valutazione  non può riferirsi ad un&lt;br /&gt;singolo episodio ma deve scaturire da un giudizio complessivo di&lt;br /&gt;maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine&lt;br /&gt;all’intero anno scolastico”-  Dunque, non solo bullismo. E poi ogni&lt;br /&gt;insegnante ha i propri parametri per valutare la condotta: c’è chi&lt;br /&gt;butta fuori dall’aula i ragazzi con il cappellino  e chi detesta quelli&lt;br /&gt;che masticano chewingum, chi non tollera i ritardi e chi pur di tenerli&lt;br /&gt;in classe li farebbe entrare anche alla terza ora, chi sta male per le&lt;br /&gt;scuole vandalizzate e chi fuma una sigaretta insieme agli alunni (poi&lt;br /&gt;fanno a gara a buttarla più lontano, giù, nell’atrio. In genere vincono&lt;br /&gt;gli alunni). Ecco da dove deve scaturire “il meditato giudizio del&lt;br /&gt;consiglio di classe”  per poi tradursi in voto che farà media.&lt;br /&gt;Torniamo alle coincidenze . Stessi giorni degli scrutini un’altra notizia, una&lt;br /&gt;fesseria di per sé, ma molto ghiotta per il mondo della comunicazione:&lt;br /&gt;leggera ma che riguarda tutti, curiosa ma non problematica. Una&lt;br /&gt;proposta di legge per impedire alle ragazzine di rifarsi il seno.&lt;br /&gt;Ancora una donna, il sottosegretario Francesca Martini,  ancora una&lt;br /&gt;risposta alle apprensioni genitoriali.&lt;br /&gt;Ah sì? Abbiamo solo una ragione per essere preoccupati, noi genitori?&lt;br /&gt;Ancora discorsi politici suggellati da una crosta di buonsenso, apparente vicinanza alla vita&lt;br /&gt;quotidiana, al mondo dei giovani, così problematico, così travagliato.&lt;br /&gt;Un mondo che si può affrontare a colpi di   rassicurazioni e decreti&lt;br /&gt;verbosi , una politica - Domopak che avvolge fermamente alcune&lt;br /&gt;questioni  e neglige completamente altre.&lt;br /&gt;Certo, per  noi genitori, per noi insegnanti è importante non sentirci soli. So  che se nella mia&lt;br /&gt;classe ho un bullo c’è qualcuno che mi dirà  come affrontarlo  (ma chi?&lt;br /&gt;Esattamente), ma quotidianamente a scuola i problemi sono a centinaia,&lt;br /&gt;purtroppo meno televisivamente interessanti. Inutile  persino&lt;br /&gt;ripeterli. Analogamente la questione del seno, che mi rendo conto, può&lt;br /&gt;essere dirimente in alcuni contesti, in alcune situazioni, ma&lt;br /&gt;sopravvivere ad un ‘adolescente in casa significa ben altro: sopportare&lt;br /&gt;silenzi e musi lunghi, musica a palla e richieste di ricariche al&lt;br /&gt;cellulare. L’intervento di chirurgia estetica a quel punto diventa l’&lt;br /&gt;occasione  per madre e figlia di fare una passeggiata all’aria aperta!&lt;br /&gt;Dunque, non di coincidenze si tratta, ma di un disegno fatto di&lt;br /&gt;numerosi tasselli, lievi colpi d’ala di decreto in decreto, per&lt;br /&gt;normativizzare comportamenti, modi di essere e di esprimersi.  Ri-&lt;br /&gt;Tocchi  discreti e impercettibili. Che devono molto farci pensare.&lt;br /&gt;(almeno questo!).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6683141347528651942?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6683141347528651942/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6683141347528651942&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6683141347528651942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6683141347528651942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/02/condotte-e-condotti-di-varia-natura.html' title='condotte e condotti di varia natura'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-5252284858271982461</id><published>2009-01-16T00:27:00.002+01:00</published><updated>2009-01-16T00:32:54.791+01:00</updated><title type='text'>Cento colpi di Setola prima di andare a lezione</title><content type='html'>Lo sapevo già prima di arrivare a scuola, che oggi avrebbero portato i giornali. Che avrebbero trascorso la prima parte dell’ora a commentare. A dire, a dare la loro versione dei fatti.&lt;br /&gt;E’ sempre così. Quando la cronaca scavalca i piccoli fatti e diventa grande, avvolge, coinvolge.&lt;br /&gt;C’era stata la fuga lunedì, rocambolesca, eroica quasi. E poi l’arresto.&lt;br /&gt;Una volta mi hanno chiesto di non essere interrogati dopo la vittoria del Napoli – se c’è, quando c’è – perché vanno a festeggiare e non hanno tempo di studiare. Tra un po’ mi aspetto una analoga richiesta in coincidenza con i fatti di camorra. Perché poi passano tutto il pomeriggio su internet a vedere i video degli arresti, a leggere gli articoli, a vedere le foto. Hanno un preciso percorso on line che li porta a swicciare da un sito all’altro. Leggono e messaggiano, guardano e chattano. La televisione è solo un piccolo amo, dà la notizia, ma poi gli approfondimenti vanno cercati da un’altra parte. ‘Ncopp a internèt, appunto. &lt;br /&gt;Il fatto è che la camorra sembra una specie di gorgo, che li attrae e li porta dentro, più dentro, con il desiderio di saperne di più, la fame di emozioni, la sete di vedere come fa a finire.&lt;br /&gt;“Ma non finisce, professorè, non può mai finire”, dicono con cognizione di causa.&lt;br /&gt;Non riescono ad essere ottimisti su questo argomento. Troppe ne hanno viste, troppe ne hanno sentite. “Ci sta dappertutto”.  Non sono esaltati dalle gesta, dal potere che a loro appare invincibile , sono solo, amaramente, consapevolmente, rassegnati.&lt;br /&gt;C’è chi dice che i camorristi sembrano agli occhi dei ragazzi degli eroi. Sono sicura di poter dire che per i miei non è così. Latitanti e superlatitanti non sono modelli, non schiudono ambizioni, emulazioni. Ma che i delinquenti siano persone fuori dal comune, dalla comune fatica di essere persone, questo sì, sono disponibili ad ammetterlo.&lt;br /&gt;Poi li guardiamo in faccia, osserviamo le mani, il corpo, i vestiti. E ci sembrano uguali a tanti altri. Li guardiamo magari con il giornale aperto sulla cattedra. Con i quotidiani aperti. I miei giornali  sono diversi dai loro, ai loro occhi, sembrano algidi e anodini, istituzionali persino. I loro sono più viscerali. Quotidiani impaginati per colpire duro. Al cuore, alla pancia dei lettori. Sul loro la foto di Setola  ridente è almeno di venticinque centimetri quadrati, sul uno dei miei meno di sette. E’ facile comprendere dove e perché vada a finire la nostra attenzione.&lt;br /&gt;Ma che uomo è uno che scappa nelle fogne, scalzo, che si porta dietro una barca di soldi? Gli chiedo di provare a rifare mentalmente un tratto di fogna, a sentirsi braccati, ad avere paura, ad avere coraggio.&lt;br /&gt;Mi danno risposte diverse, con sfumature semantiche che vanno dalla animalità – i topi di fogna, un topos appunto del bestiario urbano – alla definizione di coraggio, al bisogno estremo di prendersi a tutti i costi quello che gli è dovuto: la vita, la libertà, 'e sord.&lt;br /&gt;Provo a ragionare sui libri, sui libri trovati nel nascondiglio. “Servono per capire, per vedere dov’è che si parla di loro, per capire cosa gli altri hanno capito”, dico. Ma anche, provo a riflettere insieme a loro, libri che sono in circolazione sul momento, libri che tutti stanno leggendo, e che fanno sentire anche un latitante sintonizzato su quello che accade nel mondo, mescolato a tanti altri lettori – consumatori.&lt;br /&gt;E’ la fine di un mito, ha dichiarato il comandante dei carabinieri che ha coordinato le indagini. E’ la consapevolezza che lo Stato c’è e può. E che allo Stato ci si può arrendere. E chi si arrende butta alle ortiche velleità di grandezza per sé e per il gruppo di cui fa parte. non c'è più niente da emulare, da imitare. &lt;br /&gt;Eppure continuo a pensare, per la frequentazione continua con i miti – quelli che si studiano a scuola – che il paragone non funziona. Certo che i ragazzi percepiscono qualcosa di epico in quello che sta accadendo. Ma questo non riguarda le persone: né i buoni né i cattivi, né l’Arma né la camorra. La forza mitica, epica, appartiene allo spazio, al territorio in cui tutto questo sta accadendo.&lt;br /&gt;Alcuni di loro vivono non troppo distanti da quelle fogne. Attraversano quelle stesse strade. Altro che poemi epici. L’Illiade è di casa lì, ancorché attualizzata, resa contemporanea dai vestiti e dagli oggetti. In luogo di spade e scudi, kalascinof e bazuka, niente spelonche ma casali abbandonati, anonime ville di periferia. E’ la loro terra, quella che lambisce le loro case, ad essere veramente eroica, feriale ed epica. E’ la loro terra che amano e odiano al tempo stesso, come si fa con i veri, grandi, miti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-5252284858271982461?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/5252284858271982461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=5252284858271982461&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/5252284858271982461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/5252284858271982461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2009/01/cento-colpi-di-setola-prima-di-andare.html' title='Cento colpi di Setola prima di andare a lezione'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2887968312998313854</id><published>2008-12-13T08:04:00.002+01:00</published><updated>2008-12-13T08:04:58.639+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Per quello che posso ricordare, ho frequentato più scuole brutte che belle. Ho fatto i primi due anni del liceo in una ex casa per ciechi, una supplenza in una ex sartoria, in una casa canonica, in un ex ufficio comunale, il primo anno di ruolo ho fatto lezione in un appartamento e adesso insegno in un ex convento. Le scuole sono piene di ex.&lt;br /&gt;O forse le scuole sono esse stesse ex. Soprattutto gli edifici scolastici. Attaccati a quella idea ottocentesca di scuola: una stanza, una finestra, una cattedra, una lavagna e di fronte dei banchi.&lt;br /&gt;Come se insegnare non potesse che avvenire dentro quelle gabbie spaziali. Il docente davanti e gli alunni di fronte. Il Sapere scende dall’alto verso il basso, dall’Uno verso i molti ordinatamente disposti, una bocca parla e trenta, quaranta orecchie accolgono, ascoltano.&lt;br /&gt;Ogni tanto si sente un boato. E allora, insieme al soffitto di una scuola viene giù tutto un mondo di edifici scolastici che fanno semplicemente schifo. Dove tutti i giorni si fa lezione. E si ignora quello che potrebbe accadere. In realtà tutte le scuole belle o brutte prima di incominciare le attività didattiche hanno necessariamente una serie di certificati che ne dichiarano la stabilità, l’adeguamento alle norme comunitarie, e altre amenità burocratiche.&lt;br /&gt;Le carte finiscono nei faldoni in segreteria e: lo spettacolo può incominciare.&lt;br /&gt;Ognuno fa quello che può. E quello che non va è solo una questione di dettagli: le lavagne rotte, gli infissi, gli scantinati pieni di roba, le prese ricoperte con l’adesivo. Ci sono dei presidi più attenti e altri meno fissati con questa storia dei dettagli. Eppure dovrebbero essere loro gli addetti alla ordinaria manutenzione.&lt;br /&gt;Ma c’è qualcosa che non torna. Perché i docenti, gli alunni, i genitori, non si interessano mai dell’aula? Perché non se ne prendono cura – al di là dei tatuaggi con frasi amorose, calcistiche, oscene o filosofiche? Il massimo che può accadere di incrociare sono i cartelloni (scuola elementare e media: spianate di carta di bristol, scritture difformi, colla e relativi avallamenti in controluce); fotografie sotto vetro (alle superiori: soprattutto quelli che fanno i progetti e vogliono mostrare in mondovisione quanto sono bravi e quanto lavorano bene); manifesti di università private, convegni (in via di declino, avete notato? La crisi si sente anche da quelle parti), poster dell’unicef e associazioni benefiche di vario titolo. Le mura diventano un tazebao delle buone intenzioni: noi siamo qui, ma potremmo anche essere lì, siamo vicini, un filo immaginario unisce questo istituto dall’architettura basica al mondo esterno pieno di forme e colori.&lt;br /&gt;Per fortuna ci sono le scuole materne, con le finestre e i corridoi palpitanti di vita, di attività manuali: primissimo piano su quello che fanno i bambini quando sono a scuola. Questo è il loro mondo, i loro colori, i loro disegni, le loro prime paroline. In una parola: il loro sapere, quello vero, non quello con la esse maiuscola. Tenetene conto, sembrano suggerire le maestre ai genitori.&lt;br /&gt;Invece per le scuole superiori tutto è diverso: sono come le villette di Cogne. Anonime e sconosciute, sino a quando Bruno Vespa&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ha scoperchiato il tetto di una di loro per condurre in coram populo le indagini su un omicidio.&lt;br /&gt;Dopo il crollo del liceo di Rivoli, i soffitti degli edifici stanno volando via soffiati da un grosso vento mediatico. Ne è derivato un colossale check in dell’edilizia scolastica.&lt;br /&gt;E’ assurdo morire a scuola. E’ assurdo morire a scuola. Bisogna ripeterlo più e più volte per sentire la drammaticità che contiene questa frase. Ma è altrettanto scandaloso vedere in quali condizioni si lavora quotidianamente. Uno scempio. E forse questo serve anche a spiegare tanti fallimenti pedagogici. Come si può imparare in uno spazio che ottunde i sensi e offusca la mente per quanto è brutto? Non tutti sono così, certo. Ma che almeno agli alunni che frequentano scuole identificate come edifici a rischio vengano dati più punti di partenza nelle valutazioni Ocse Pisa. Per colmare, da qualche parte, qualche differenza tra chi ha una scuola che funziona e chi no. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2887968312998313854?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2887968312998313854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2887968312998313854&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2887968312998313854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2887968312998313854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/12/per-quello-che-posso-ricordare-ho.html' title=''/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-8725266019772317773</id><published>2008-11-23T20:01:00.000+01:00</published><updated>2008-11-23T20:14:19.599+01:00</updated><title type='text'>la classe, le scuole</title><content type='html'>Fine settimana straniante. Di letture dedicate alla scuola. Ieri ho letto la classe, e oggi pagine e pagine della scuola crollata vicino Torino. Nella mia scuola non c'è un metro quadro a norma. Ho difficcoltà a trovare una maniglia che funzioni e nella maggior parte delle aule ci sono fili elettrici a vista. Manchiamo di tutto. ma forse, più di tutto di dignità. non sappiamo chiedere. non sappiamo farlo bene.&lt;br /&gt;Da una parte la scuola, di fronte la Reggia.  L'altro giorno Carlo D'Amicis, che ho coinvolto in un progetto, si chiedeva, chiedeva ai ragazzi, "sappiamo percepirle le differenze? sappiamo andare verso la bellezza?".&lt;br /&gt;Poco fa un amico a telefono: è assurdo morire a scuola.&lt;br /&gt;e forse dovrebbe bastare questa come espressione.&lt;br /&gt;Invece bisogna continuare a ragionare. E capire questo caspita di assurdo di cosa si nutre, di cosa e da cosa è alimentato. dall'incuria di noi insegnanti, dalla politica, dai dirigenti, dagli alunni, dai genitori?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui di seguito, gli appunti  scritti l'altro pomeriggio. Oggi già vecchi, forse inutili. O forse no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;La classe, di Francois Begadeau è la mia lettura di questi giorni. Mescolata alle decine di quaderni, compiti in classe, circolari di progetti, e altri libri. Tutti nella borsa della scuola. Diventata oramai il cassetto portatile di una ipotetica scrivania.&lt;br /&gt;“Il romanzo che ha fatto disperare i professori e divertito fino alle lacrime gli studenti” come recita lo strillo in copertina, è davvero interessante. Una classe multietnica, ragazzi che si portano dietro mondi interi quando arrivano a scuola, professori costantemente in bilico tra disfattismo e tenacia, macchine della fotocopiatrice che funzionano a singhiozzo (banale ma vero: tutto il mondo è paese), discorsi sul calcio, sull’amore e sulla vita che si mescolano sui banchi, tra i banchi.&lt;br /&gt;L’Autore sembra molto insistere sulla questione onomastica: i suoi studenti&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;hanno nomi che sanno di mediterraneo, che portano dentro villaggi africani. Mentre gli insegnanti, finanche nei cognomi conservano intatta l’allure della lingua francese.&lt;br /&gt;Questo è uno dei due aspetti che più mi colpisce. Nei miei registri c’è ancora una teoria di raffaele, Giuseppe, Alfredo, Tommaso, Antonio. Ci vedo dietro storie di nonni, di padri, di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;cugini con uguale nome e cognome. Ogni tanto, rarissimmente, trovo un Alessandro, un Federico, un Daniele. E senti anche la spinta di modernità, di apertura, di slancio verso il futuro in un nome scelto venti anni fa.&lt;br /&gt;Lo so, ci sono scuole diverse, piene di Sara e Alessia, Federica, Martina e Chiara. Nomi modaioli,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;urbani. Ma nella mia scuola, come ne La Classe il nome è ancora attaccamento alla terra, radice bitorzoluta che porta lontano.&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;Una vera fissazione questa delle parole che hanno dentro una storia. Tanto che l’insegnante  &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;usa spesso il vocabolario, l’analisi logicia. Così come ha raccontato anche Pennac nel suo Diario di scuola. Beati loro, sempre con quel vocabolario tra le mani. Faccio anch’io un peccato di nostalgia ricordando il mio Piccolo Palazzi, fedelissimo compagno di banco, di cui avrò letto duecento volte tutte le tavole colorate e pochissime volte le parole.&lt;br /&gt;Mi è sembrato di capire che nelle scuole francesi il dizionario è un po’ come per noi il gesso e il cassino. Sempre in classe. Invece da noi i vocabolari sono chiusi nelle biblioteche, prenderli è un viaggio, bisogna oltrepassare la soglia simbolica della bidella che ha le chiavi, delle scansie da aprire, del vocabolario da prendere, portarlo in classe, trovare mezza parola e poi rifare tutto il percorso all’indietro.&lt;br /&gt;A nessuno verrebbe mai di dotare ogni classe di un dizionario. Come sempre noi prof dovremmo dare il buon esempio. E magari potremmo portarcelo da casa. E andare&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;a scuola con il carrello della spesa. E in fondo, metaforicamente, non sarebbe male. E’ tutto quello che resta della nostra professione, la quotidianità. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-8725266019772317773?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/8725266019772317773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=8725266019772317773&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8725266019772317773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8725266019772317773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/11/la-classe-le-scuole.html' title='la classe, le scuole'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1517637842763386417</id><published>2008-11-16T09:55:00.004+01:00</published><updated>2008-11-16T10:03:44.826+01:00</updated><title type='text'>le parole per dirlo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SR_h1xt7ERI/AAAAAAAAAHo/sdpt0tB2zyo/s1600-h/paolo2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 150px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SR_h1xt7ERI/AAAAAAAAAHo/sdpt0tB2zyo/s200/paolo2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5269178403042038034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(51, 204, 255);"&gt;sono stati giorni intensi e convulsi. un'esperienza difficile da descrivere. qui solo parziali possibili tentativi.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic; color: rgb(51, 204, 255);"&gt;il mio articolo sul mattino del 13 novembre&lt;/span&gt;           &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 157.9pt;"&gt;Una città attonita, sgomenta. Stremata da giorni di sofferenza, ammutolita, con le bandiere a mezz’asta che sembrano penzolare nel vuoto, contro il cielo grigio.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Una città che sembra persino chiedersi dove ha sbagliato. Come è stato possibile perdere la parte migliore di sé. E’ la giornata del lutto condiviso, di minuti di silenzio che si sbriciolano tra le normali attività. Tanto i pensieri corrono là, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;precipitano in quel grumo di interrogativi che non trova risposta.&lt;br /&gt;In questi giorni, la città della spazzatura, la città dell’emergenza criminalità ha lasciato il posto ad un’altra città. Pulita, autentica. Caserta città del basket. Di centinaia di ragazzi e ragazze, di genitori e allenatori che ci mettono l’anima per fare canestro. Nel gioco, nella vita.&lt;br /&gt;Ci sono andati tutti, al Duomo. Non solo per i funerali. Chi ha visitato la camera ardente lunedì e martedì è ritornato più e più volte, sospinti da un richiamo inspiegabile e ineludibile. Quasi che avvicinandosi al dolore si potesse capire di più, capire meglio. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un’intera comunità si è ritrovata, amici di una vita che si erano persi di vista, semplici conoscenti, passanti. Per scambiarsi gesti di solidarietà che sembravano dimenticati. Per condividere un momento che riguardava tutti. Raccogliendo brandelli di storie, aneddoti, schegge di vita.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;C’era anche chi &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;veniva da fuori o chi qui ci abita da poco o per caso. Chi non conosceva nessuno, chi non sapeva, sino a ieri, quanto è stata importante la Juve Caserta per questa città. Tutti ugualmente investiti dallo strazio e dalla violenza di una morte violenta. Tutti vicini. Ragazzi in tuta da ginnastica, gambe lunghe e unghia mangiate, adulti, ragazzini, studenti stretti gli uni agli altri. In silenzio. In lacrime. Insieme in un momento di dolore, con pudore, con dignità. Difficile da dimenticare. &lt;/p&gt;  &lt;span style="font-style: italic; color: rgb(102, 204, 204);"&gt;e questo il pezzo sul caffè di qualche giorno dopo &lt;/span&gt;                   &lt;p class="MsoNormal"&gt;Cara Tiziana e caro Michele,&lt;br /&gt;come nelle mail vi scrivo insieme. Anche se non vi conoscete nemmeno su facebook. In verità sto scrivendo un articolo per terza traccia ma sono giorni che apro questo documento word senza riuscire a tirare fuori un’idea, anche solo un inizio decente. Se non spedisco il pezzo non posso scrivervi – desiderio che invece custodisco da giorni – e allora provo a fare le due cose contemporaneamente. Perché proprio a voi due? Perché Tiziana a Caserta ci è venuta una manciata di volte e conosce solo casa mia e le due strade del centro: per lei Caserta sono io (!). Michele perché a Caserta non c’è più, lavora fuori e ritorna il fine settimana. Dunque questa città la vive distillata, nella essenza dei fatti e degli eventi. E credo che gli piaccia di più così.&lt;br /&gt;Quello che è accaduto in questi giorni, qui, Tiziana non può immaginarlo. Ha sentito la notizia di un terribile incidente dal telegiornale delle otto di domenica, ha alzato lo sguardo e poi la voce della tv, come ogni volta che sente parlare di Caserta. Ha detto a suo marito: “Ma che sta succedendo in quella città? Non c’è un giorno di pace” , poi si è rituffata nella sua serata.&lt;br /&gt;Michele era in viaggio, stava tornando (tornando? andando? Non so qual è il verbo giusto?) nella regione in cui lavora. E sua madre l’ha chiamato sul cellulare. Gli ha detto quello che era successo -&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;due delle persone che erano coinvolte nell’incidente erano amici di famiglia – e gli ha raccomandato di andare piano. Lui ha ripreso a guidare con i pensieri che andavano da un’altra parte. L’autostrada, come un narcotico, gli ha rimandato una marea di ricordi. L’ultima volta che aveva incontrato il suo amico, le partite di pallacanestro che aveva visto da ragazzo, l’incidente che aveva fatto tre anni prima. Il cellulare ha ricominciato a squillare. “Hai saputo?”. “Sì…”. E ogni volta un particolare nuovo, un dettaglio in più sull’incidente. Una due tre quattro telefonate. Cinque, sei messaggi. Poi si è arrabbiato e ha spento. Voleva stare solo. E ha incominciato a pensare che tipo di permesso doveva prendere al lavoro il giorno dopo per tornare indietro.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Tiziana, davvero non si può descrivere quello che è successo dal lunedì, da quando le salme sono arrivate al Duomo. Fiumi, fiumi di persone che entravano e uscivano dalla Chiesa. Centinaia e centinaia. E sul sagrato le facce stanche, le voci sommesse, i racconti che si sfilacciavano da una parte all’altra. Devi immaginare tre giorni di passione. Come da noi durante la settimana santa. Non c’è altra immagine che possa rendere l’idea. Solo che il tempo si è fermato sull’orlo di quella settimana, alla processione dei misteri.&lt;br /&gt;Il giorno dei funerali sono uscita di casa presto, prima di andare a scuola. Perché la giornata del lutto cittadino prevedeva dieci minuti di silenzio, ma poi la scelta di sospendere le lezioni era affidata ai singoli istituti. E il mio ha deciso di proseguire la normale attività didattica. Sono arrivata in chiesa alle otto e mezza e c’era già tanta gente. Per strada solo silenzio e transenne. Quando sono uscita – lezione alle dieci – ho incontrato per strada una mia collega. La nostra collega, Michele, quella che cammina tutti i giorni con pacchettini e buste della spesa (ne aveva già un paio dotto braccio. Guardava la vetrina di un negozio di borse. La studiava con quel suo sguardo attento e curioso. L’ho vista e ho capito che gli studenti non erano entrati. Che forse in classe non avrei trovato nessuno. In ogni caso dovevo passare a firmare. A scuola: due, due alunne in una classe (la mia alle ultime ore). Sono ritornata sul piazzale del duomo, ho ascoltato la messa insieme ad un gruppetto di miei alunni, occhiali da sole e zip tirata sui giubbotti,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;fermagli di bamboline tra i capelli e morsi sulle labbra. Michele, lo so come la pensi. Siamo troppo intrisi di cattolicesimo ed è giusto che la scuola diventi un avamposto di laicità. Però a scuola nostra si fa pure il precetto pasquale. Non si è capito perché proprio oggi dovevamo chiuderci al mondo. Quando poi, sono parole tue, come gli orfanelli vestiti per la domenica, li sbatacchiamo in tutte le manifestazioni, dalla bufala dop alla legalità. Non c’era una sola persona, una sola, che non piangeva, in quella piazza. Dodici meno dieci. Dovevo rientrare. Arbitrariamente ho deciso che un po’ di ritardo potevo permettermelo. E sono rimasta sino a quando la funzione è finita. Sulla strada del ritorno incontro Luisella con le bustine raddoppiate, di cui una della Coin con il fiocchetto di Natale. Confesso: ho detto una parolaccia. Ma come ha fatto a trovare i negozi aperti se persino i commercianti avevano deciso di abbassare le serrande per due ore?&lt;br /&gt;A scuola ho fatto lezione, ho fatto leggere il giornale (è programma di italiano!) ma non c’ero proprio con la testa. Cara Tiziana, tu che sei per la condivisione delle emozioni mi avresti suggerito di essere il più sincera possibile, sarei dovuta rivolgermi il giorno prima dai “superiori” e convincerli dell’importanza pedagogica di quel momento. Alunni, insegnanti e presidi insieme. Che è completamente diverso da alunni di qua e professoresse che corrono un po’ qua un po’ là.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E tu Michele mi avresti suggerito di essere responsabile delle mie scelte, semplicemente prendendo un giorno di permesso per motivi personali.&lt;br /&gt;Entrambi in ogni caso mi direste di non fare caso alle Luiselle che attraversano le nostre strade e le nostre vite.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ci sono momenti che ci mettono di fronte a quello che è davvero importante. E comprenderlo, non è poco. Intanto vi abbraccio&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1517637842763386417?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1517637842763386417/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1517637842763386417&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1517637842763386417'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1517637842763386417'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/11/le-parole-per-dirlo.html' title='le parole per dirlo'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SR_h1xt7ERI/AAAAAAAAAHo/sdpt0tB2zyo/s72-c/paolo2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-4944661702779105154</id><published>2008-10-30T22:08:00.004+01:00</published><updated>2008-11-02T17:56:18.243+01:00</updated><title type='text'>the day after - un racconto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SQokfkSX9PI/AAAAAAAAAHg/o4BqhN3PQk8/s1600-h/Immagine+002.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 150px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SQokfkSX9PI/AAAAAAAAAHg/o4BqhN3PQk8/s200/Immagine+002.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5263059239271134450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="color: rgb(51, 102, 255);" class="MsoNormal"&gt;&lt;i style=""&gt;Ho incominciato a scrivere questo racconto agli inizi di settembre e l’ho ripreso mentre in senato si discuteva il decreto. di educazione e di istruzione ne hanno parlato tutti, in televisione, per strada, sui giornali. fendendo i cortei e attraversando le aule vuote per lo sciopero ho sentito la tristezza silenziosa di molti colleghi e la protesta euforica dei ragazzi. da questa settimana abbiamo una nuova legge, la scuola cambierà volto, speriamo solo non finisca questo speciale momento di riflessione e di condivisione &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;span style="color: rgb(102, 51, 255);"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Maestri non si nasce, non si diventa&lt;/span&gt;.  &lt;/span&gt;                                  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Aveva il telegramma tra le mani, e la paura che si potesse sgretolare. Leggeva e rileggeva. Alla ricerca di una conferma, temendo una smentita: “La signoria vostra è pregata di presentarsi…” Pregata di presentarsi? Ci sarebbe andata in quello stesso istante, se solo avesse potuto. Il suo primo incarico annuale. Niente più inutili convocazioni &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;niente supplenze di qualche settimana, fine delle mattinate con lo sguardo fisso sul telefono. L’attesa era stata infinita, impossibile conteggiarla con normali unità di tempo. Quanto ci aveva messo per diventare insegnante lo calcolava in chilometri: allineate l’una dopo l’altra, tutte le file che aveva fatto dovevano essere su per giù quanto la tangenziale di Napoli. Diploma, laurea, specializzazione. Secondo diploma, supplenze e corsi di perfezionamento. Il vero lavoro era stato quello: allineare titoli di studio e esperienze, tradurli in punteggio, misurare pazienza e frustrazione mettendosi in fila dietro qualche sportello. Di tanto in tanto Alida se lo chiedeva: dove si va dopo aver fatto tutta questa strada?&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Al nord”, avevano risposto al sindacato, puntandole contro l’ago magnetico di una bussola invisibile:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;“Signorina” -&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;il tono era perentorio – “Se non vuole restare a marcire qui per altri dieci anni deve trasferirsi e fare le domande in graduatoria al nord. Al nord, al nord del nord del nord. Più&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;lontano che può”.&lt;br /&gt;Non esageriamo adesso. Alida aveva scelto invece una bella cittadina del centro nord, quelle gemme di civiltà assai citate nel catalogo dei luoghi comuni: si vive bene, ci sono parchi e biblioteche, i mezzi pubblici sono puntuali e le scuole sono le migliori d’Italia.&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A fine agosto era già lì, in un modesto alberghetto affacciato sul parco della città – era vero, c’erano parchi pubblici bellissimi, che nessuno maltrattava – e &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;disfaceva i bagagli. Aveva incartato le scarpe con il giornale della domenica prima. Ancorché stropicciate, le dichiarazioni della ministra &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;facevano il loro effetto.”La qualità della scuola è abbassata dalle scuole del&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;sud. Organizzeremo dei corsi intensivi per gli insegnanti meridionali”. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Poi però la ministra si era smentita. Gli insegnanti e le scuole meridionali, chissà.  &lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;E’ finita, pensava euforica mentre attraversava il corso principale a passo svelto. Almeno per quest’anno, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;precisava puntigliosamente a se stessa. L’assunzione definitiva sarebbe arrivata chissà quando. Al ministero del’istruzione avrebbero dovuto scriverlo, come alle file delle giostre: “Tempo di attesa tre anni”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Proprio come al luna park, la tra-fila per diventare insegnante era un insieme di piccoli segmenti, un serpente di persone imprigionato da transenne, a cui dare la sensazione di avanzare, mentre si restava immobili. Si restava disoccupati. Si restava precari. Si restava e basta. In quelle file aveva conosciuto il lato bovino dell’umanità e misconosciuto la sua vocazione pedagogica e didattica. Come lei, tanti che erano in fila, avevano smarrito aspirazioni e desideri.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Per questo aveva imparato a considerare&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;il tempo un ingrediente della vita da ignorare. Alida pensava al domani come un ologramma che si sarebbe rivelato senza preavviso: presente di merda, futuro radioso.&lt;br /&gt;Era arrivata. Il cortile della scuola, pieno come uno stadio. Si diresse verso l’entrata zigzagando tra capannelli di insegnanti, chiedendosi cosa cavolo ci facessero&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;tutte quelle persone a quell’ora. A ridosso del muro dell’istituto montavano un palco e contemporaneamente provavano l’amplificatore. “Sa saa prova!”. Fu spinta nell’interno dell’edificio dalla forza dirompente dei decibel. L’ingresso e i corridoi erano invasi dall’odore delle vernici a spray, c’erano striscioni a terra ad asciugare e rotoli di cartelloni colorati poggiati sui banchi.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;“Tieni!”, prima che potesse ringraziare, una donna con la zazzera rossa le aveva messo in mano un foglio intitolato&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;“Manifestiamoci”. Seguiva un lungo elenco di appuntamenti, di lezioni da tenere in piazza e in altre scuole, persino una notte bianca in tutte gli istituti della città.&lt;br /&gt;Finalmente raggiunse l’ufficio segreteria e firmò il contratto. Un’operazione di pochi minuti mentre&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;nessuno badava a lei. Quando uscì, un uomo con l’aria di chi la sa lunga si accalorava e lanciava cifre tra gli astanti: “Sette miliardi in meno nei prossimi tre anni. Assunzioni bloccate, chiusura delle scuole con meno di cinquanta alunni. Questo decreto è una VERGOGNA!” Le chiamano razionalizzazioni, sono solo tagli. E con questi tagli irrazionali &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;nessuno, proprio nessuno potrà più entrare nella scuola”.&lt;br /&gt;Grazie per l’incoraggiamento, pensò Alida. E in silenzio lo mandò a quel paese. Aveva già guadagnato il cancello ma la signora con la zazzera rossa questa volta le sbarrò la strada. Per le manifestazioni contro la Gelmini – “centinaia, migliaia di manifestazioni” aggiunse con gli occhi chelida brillavano -&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;c’era bisogno del contributo di tutti.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;“Abbiamo solo due mesi per bloccare il decreto. Ci serve una mano per gonfiare i palloncini, scrivere gli striscioni, non ti proponiamo di fare altro per adesso, perché sei giovane e ancora non conosci nessuno, poi con il tempo vedremo. Intanto puoi dare una mano a tagliare i nastri di velluto nero” Alida riconobbe la faccia stanca e appagata di chi aveva vissuto tanto tempo in piazza, tra cortei, sfilate, girotondi e manifestazioni. “La scuola è morta e tutti devono portare il lutto. Li distribuiremo il primo giorno di scuola”, spiegò Wanda, la collega zazzera rossa, mentre le porgeva un paio di forbici.&lt;br /&gt;Dalle finestre entrava la voce di Daniele. Aveva saputo subito il suo nome: le colleghe non facevano che citarlo, chiamarlo (e corteggiarlo, sbuffava Alida). Ed era l’unico insegnante della scuola: “Bisogna spiegarlo bene ai bambini e alle famiglie il baratro verso cui&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;stiamo precipitando. Altro che maestro unico! L’unica cosa è fare comunità, dimostrare che siamo in tanti”.&lt;br /&gt;Però aveva una voce incredibile, bellissima nonostante il volume del microfono.“Dobbiamo fare tutti sciopero ad oltranza”. Alida ebbe un brivido. Poteva mai incominciare il suo primo anno di lavoro con lo sciopero ad oltranza?&lt;br /&gt;Nei giorni seguenti lavorò tantissimo, dai nastri era passata alla costruzione delle marionette da distribuire ai bambini. Un’altra idea di Wanda, che con il pennarello rosso aveva scritto sopra: non siamo marionette. “Bisognerebbe insistere anche sull’aspetto sessista della questione”, diceva una collega mentre preparava coccarde di carta velina: “Si parla di maestro unico, ma in Italia oltre il 95 per cento&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;delle insegnanti sono donne. La percentuale più alta d’Europa. E poi ci accusano di aver matrizzato l’insegnamento, di non aver educato i ragazzi al rispetto delle regole. Che manchiamo di autorevolezza”. “L’autorevolezza in classe è una continua conquista. E comunque la scuola è ben altra cosa rispetto agli slogan”. Daniele ogni tanto si affacciava tra le aule senza mai smettere di parlare e ragionare e catechizzare tutti – finanche semplici passanti - sul decreto e sugli scenari apocalittici che &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;sarebbero seguiti alla sua approvazione. “Una catastrofe educativa”, spiegava con un dolcissimo accento romagnolo.  &lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La notte bianca rappresentava il cuore degli eventi da organizzare. L’aria era carica di elettricità, tutti si muovevano freneticamente senza fermarsi mai. Alida aveva la sensazione di scoprire allora, solo allora, quanta eccitazione, quanta confusione, quanta passione possono esserci in una scuola. E quanta stanchezza: alle dieci crollò addormentata mentre leggeva le storie ai bambini già infilati nei sacchi a pelo. “Buongiorno…” La voce di Daniele, oramai era un incubo. Come la sua faccia. Non le piacevano quelli che piacevano a tutti, che si imponevano agli altri. Anche nei pensieri degli altri. “Ti ho portato il caffè”, disse più piano. Non era un sogno. Daniele era vicinissimo a lei, e gli altri intorno dormivano. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;“???”, chiese Alida, non trovando niente di meglio da dire. Poco dopo l’alba, erano seduti sul muretto del terrazzo della scuola. (Come faceva Daniele a sapere che non servivano le chiavi?) La città si illuminava piano piano. Lui le indicava romanticamente i nomi dei campanili, delle strade e delle piazze. Prosaicamente, poco dopo, le illustrò i diversi tragitti e la piazza dove sarebbero confluiti tutti i cortei della città. Doveva essere un grande giorno.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Forse sei un politico mancato. Per te coinvolgere le persone è più importante della ragione per cui lo fai”, disse Alida. “Siamo tutti mancati rispetto a qualcosa. Hai ragione, la politica è stato un amore che ho lasciato scegliendo il mestiere, l’impegno quotidiano, la fatica, lo stare sul campo. Però puoi insegnare solo se hai voglia di apprendere. Se penso a quante cose ho imparato dai miei ragazzi, dalla scuola… Come non essergli grati, come non lottare per loro?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Questa è una grande sfida”.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Ma chi stai sfidando?” Quando indossava i panni dell’idealista e del puro, Daniele era insopportabile. “Perché non ci provi ad essere concreto? Il decreto passerà. Gli alunni si adatteranno e i genitori pure. Il problema è solo nostro”.&lt;br /&gt;“E’ questa la visione egoistica che dobbiamo sconfiggere. Tutti i problemi della scuola sono problemi di tutti”. Ma da dove la prendeva tutta quella energia? Si stava già infervorando, alle sette di mattina. “E chi è capace di risolvere anche uno solo di questi problemi? Tu forse?”&lt;br /&gt;Daniele la implorò: “Sentì, possiamo non parlare di scuola, io e te?”. “No, cavolo, adesso mi rispondi”. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Così Daniele la baciò, a lungo, e Alida rispose con un sospiro. E le vennero in mente tutte le volte che aveva sospirato sbuffato respirato ed espirato facendo le file. Poi gli diede un bacio e un altro ancora. Questa volta era il display della vita che indicava il suo turno: stiamo servendo il numero… &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;. “Otto e mezza, cazzo!”,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;esclamò Daniele sentendo l’orologio della piazza. Scesero le scale frettolosamente e si trovarono nel caos dei bambini e dei genitori, delle trombe e degli stendardi pronti per la manifestazione. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Daniele prese il microfono e si mise alla testa del corteo, perdendola di vista per tutta la mattinata. Un fiume umano si riversava per le strade. Alida ascoltava brandelli di discorsi dei manifestanti. “Adesso basta con questi cortei”, diceva una collega ad un’altra “Se continua così gli stipendi saranno azzerati”. “Ottantacinque mila tagli in tre anni, non vi sembra un buon motivo per scioperare?” Intervenne Alida. Dopo quel bacio si sentiva trasformata in una pasionaria della pubblica istruzione. “Cento euro in meno al giorno per ogni giorno di sciopero non ti sembrano un buon motivo per restare in classe?” tagliò corto l’altra. Non lo sapeva che per ogni giorno di sciopero venivano sottratti cento euro dallo stipendio. Alida si sforzava di calcolare a quanto ammontava al momento la sua decurtazione.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Proprio non ci riusciva, contando sulle dita capì che non avrebbe avuto soldi nemmeno per pagare l’albergo. Si ritrovò sola e inutile nel corteo. Daniele era poco più avanti, avrebbe potuto raggiungerlo in poco tempo. Avrebbe dovuto raggiungerlo. E prenderlo a sberle. Perché cavolo non le aveva detto che anche loro ci stavano rimettendo? Che quei tagli paventati erano già realtà, conti in rosso, difficoltà almeno per tre mesi a venire. “Stella stellina la notte si avvicina la scuola traballa l’istruzione va nella stalla” cantavano in coro i bambini. Stava per voltarsi indietro quando Wanda le affidò un pacco di volantini. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;“Li straccio e li butto tutti a terra, altro che parchi pubblici, altro che civiltà. Questo è l’ultimo”,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;giurava Alida mentre distribuiva “Manifestiamoci ancora”. Li aveva dati quasi tutti quando Daniele la raggiunse e senza diritto di replica la trascinò con sé, fendendo una fila piena di gente. Le diede il lembo di uno lenzuolo tagliato a metà, lui teneva stretto l’altro. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;“Non c’è più il futuro di una volta”, c’era scritto. E quello striscione li accompagnò e li tenne insieme per quella manifestazione e per tutte le altre a venire. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-4944661702779105154?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/4944661702779105154/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=4944661702779105154&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4944661702779105154'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4944661702779105154'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/10/day-after-un-racconto.html' title='the day after - un racconto'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SQokfkSX9PI/AAAAAAAAAHg/o4BqhN3PQk8/s72-c/Immagine+002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3163907485656086055</id><published>2008-10-24T08:10:00.001+02:00</published><updated>2008-10-24T08:11:47.200+02:00</updated><title type='text'>piccole scuole smettono di crescere</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Diamoci un taglio. I modi sono quelli perentori a cui ci stiamo piano piano abituando. Decisionismo, punizioni esemplari per ragazzini maleducati, grembiulino e sette in condotta a pensieri opere e opinioni che divergono dalle desiderata governative. Della riforma “gelmonti” sappiamo tutto, o quasi. Un gruzzoletto di slogan ad effetto, i cui esiti saranno molto più disastrosi di quello che si riesce ad immaginare. Diamoci un taglio: agli insegnanti, alle scuole con meno di cinquanta alunni, alle università frequentate da un solo studente. Tutti soldi sprecati.&lt;br /&gt;E di sprechi è piena la pubblica amministrazione: dagli ospedali ai tribunali, dagli enti alle scuole. Come non ammetterlo? Come non riconoscere quello che per tanto tempo tanti hanno, abbiamo detto.&lt;br /&gt;Eppure. Eppure proprio la parola “tagli” richiama bellissime metafore contadine o botaniche.&lt;br /&gt;Persino chi non ha frequentazione di arbusti sa che bisogna tagliare per far vivere le piante. Dalle rose in vaso, un taglio di traverso nella parte terminale del gambo, ai rami che vanno recisi almeno due volte l’anno per farli rinascere più forti e più folti. Però, come qualsiasi giardiniere sa, un taglio sbagliato può danneggiare irrimediabilmente l’albero, che da quel punto in poi non crescerà più.&lt;br /&gt;Sui tagli ai maestri – bel maschilismo linguistico, i tagli sono rivolti alle maestre, il 94, 6 per cento del corpo insegnante – ci sono state blande e insignificanti rassicurazioni. Il corpo docente di fatto invecchierà e i giovani saranno lontani dalla scuola per molto molto tempo. Al più rimarranno&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;sotto vetro nelle serre dei corsi di specializzazione e delle graduatorie permanenti che li prepareranno ad una professione da svolgere dieci o quindici anni dopo.&lt;br /&gt;Meno argomentati i tagli alle scuole con pochi alunni. Le piccole scuole dei piccoli comuni che costano troppo. Questa sì che è una battaglia civile grandissima. Che deve essere portata avanti da &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;sindaci, alunni, insegnanti, genitori.&lt;br /&gt;Ci vorrebbero letture pubbliche per sensibilizzare tutti: magari i testi delle inchieste sul mezzogiorno promosse all’inizio dell’unità d’Italia, le pagine di Gaetano Salvemini, di Quintino Sella. Arrivavano nel sud e trovavano scuole ricavate nei sassi a Matera, alle insegnanti erano date&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;case fatte di una sola stanza, con dotazione di pentoline e qualche pezzo di gesso. Insegnavano e abitavano nello stesso posto. In molti paesi, le lezioni per gli adulti, dovevano imparare a mettere la firma, per votare, per raggiungere Lamerica, si svolgevano nei treni abbandonati nelle stazioni. Da qui, da queste scuole con meno cinquanta alunni, l’Italia appena formata ha vinto la lotta all’analfabetismo che riguardava la quasi totalità della popolazione.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E tutte le disgrazie che hanno costellato la nostra storia, dove sono state colmate se non nelle piccole scuole? Le scuole distrutte dai terremoti hanno trovato ricovero negli appartamenti, molte case hanno ospitato sezioni staccate, supplendo lungaggini amministrative. In quelle scuole – talvolta affittate con molti e indiscutibili sprechi – si sono formati bambini e bambine, lì hanno imparato l’alfabeto e i numeri, l’obbedienza e la ribellione.&lt;br /&gt;Per non parlare delle scuole di campagna, incastonate nel nulla di quelle che oggi si chiamano&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;offerte formative, ma ricche di vita e di scambi, caratterizzate da una dimensione comunitaria che si stenta a riconoscere negli istituti con cento, cinquecento o cinquemila studenti.&lt;br /&gt;Una scuola che si chiude è come una foresta abbattuta. Non c’è più piacere dell’insegnamento e dell’apprendimento, non ci sono più difficoltà da&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;superare, non ci sono più poesie da imparare. Non c’è più sapere, vale a dire: non c’è più aria da respirare.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3163907485656086055?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3163907485656086055/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3163907485656086055&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3163907485656086055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3163907485656086055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/10/piccole-scuole-smettono-di-crescere.html' title='piccole scuole smettono di crescere'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2762557427339574641</id><published>2008-10-21T06:53:00.000+02:00</published><updated>2008-10-21T07:34:17.565+02:00</updated><title type='text'>la voce del padrone</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Un’ora sola, da sola in classe. I miei alunni hanno fatto festa in massa e io mi chiudo nell’aula a sistemare i registri. E’ strano il silenzio, a scuola. Infatti, poco dopo incomincio a sentire le lezioni dei miei vicini. Un collega e una collega, classe destra e classe sinistra. Sento gli appelli in stereofonia. E’ la prima ora è già urlano. Una gli sta facendo una ramanzina, “perché la scuola….”, devono aver fatto qualcosa di davvero grave. Ma cosa? cerco di ascultare al di la del muro ma non ci riesco. Il professore ha incominciato la spiegazione ed è dotato di una bella voce stentorea, le sue parole diventano degli acuti di tanto in tanto, come se nel tono con cui pronuncia le parole ci fosse un rimprovero. Dopo un po’ anche l’altra ha smesso di rimproverare e spiega, ma continua a essere arrabbiata. “Allora?” urla. “Allora?”&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Le voci degli alunni non si sentono, la sua voce si fa più pesante quando qualcuno si muove.&lt;br /&gt;Bel tirocinio questo. Sentire di nascosto la vita scolastica al di là del muro. L’impressione è quella di una guerra: venti contro uno. “Allora?” urla di nuovo. Mi è sembrato di sentire qualche parola sull’uguaglianza. “Allora!”. Uno contro venti. La richiesta di attenzione contro l'eseibizione della distrazione.&lt;br /&gt;La voce, di qui, è quasi più importante dei contenuti. E infatti lei riprende a strillare loro a sussurrare. Cosa resterà loro del concetto di uguaglianza appreso in questa lezione. Un bel mal di testa, di sicuro.&lt;br /&gt;Sulla questione dell’alzare la voce mi sono già confrontata con altre colleghe: lo sanno tutti che gli insegnanti quando si incontrano finiscono sempre per parlare di scuola.&lt;br /&gt;Da loro due diverse, opposte strategie. Una aggiunge, l’altra toglie.&lt;br /&gt;La collega numero uno è una maestra old style, leggenda vivente di severità, un faro pedagogico a cui guardo da lontano, molto lontano, con infinita voglia di imparare.&lt;br /&gt;Una sua allieva di prima elementare all’inizio dell’anno scolastico proprio non ne voleva sapere di restare in classe: AAAAAAAHHHH, ha urlato il primo giorno.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;AAAAAAAHHHH, ha urlato il secondo giorno. Terzo giorno mo ti sistemo io, dice la maestra, non lo sai che con me nessuno osa fiatare? (Caspita se lo sa, per questo grida).&lt;br /&gt;AAAAAAAHHHH, la bimba entra in classe.&lt;br /&gt;AAAAAAAAAAHHHH, risponde la maestra mettendola sulla cattedra.&lt;br /&gt;AAAAAAHHHH, urla la piccina.&lt;br /&gt;AAAAAAAAAHHHHHH, replica la maestra.&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;AAAAHHH, urla la uaglionecella.&lt;br /&gt;AAAAAAAAAAAAHHHHHHH, incalza la maestra.&lt;br /&gt;Aaaaahhhh, continua piano la creatura. Sempre più piano sempre più piano aaahh.&lt;br /&gt;Alla fine - mi riferisce orgogliosa la paladina della pedagogia del terrore - la bambina non ha urlato più”. Sì, ma riusciva a parlava almeno avrei voluto chiedere. Ma a quel punto non avevo più il coraggio di proferire parola.&lt;br /&gt;Collega numero due. Insegna all’università, spiega mediamente a cento alunni per lezione. Una lotta impari. In più usa spesso la lavagna, quindi è costretta a girarsi spesso per le tracce degli esercizi e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;non ha modo di controllare visivamente i ragazzi . Appena alzano la voce lei l’abbassa. Loro bisbigliano, lei sussurra, loro si soffiano le parole nell’orecchio, lei usa il labiale. A questo punto, forse prima di questo punto, i ragazzi tacciono e lei ricomincia la lezione con una voce da soprano. Sino al successivo mormorio.&lt;br /&gt;Noi prof il silenzio lo vogliamo e lo pretendiamo: con le buone o con le cattive. Nella buona e nella cattiva sorte. Siamo noi che dobbiamo parlare. E talvolta facciamo delle bellissime lezioni sull’importanza dell’ascolto. Strategia numero uno o numero due?&lt;br /&gt;Esco dalla classe prima che suoni la campanella, non sopporterei il vocio del cambio d’ora. Passo davanti ad un aula che ha le finestre aperte. La professoressa sta leggendo un libro con un tono assolutamente normale, tutti i ragazzi la stanno seguendo. Sembra così facile, naturale. Non ci sono tattiche, strategie. Ci sono parole. Che risuonano di qualcosa di speciale: interesse, rispetto, stima.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Questo si sente, e fa la differenza.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;(su saviano ci ritorno presto. nel frattempo ho scritto qualcosa su www.casertamusica.com)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2762557427339574641?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2762557427339574641/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2762557427339574641&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2762557427339574641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2762557427339574641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/10/la-voce-del-padrone.html' title='la voce del padrone'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1805802900554729670</id><published>2008-10-10T16:44:00.005+02:00</published><updated>2008-10-10T16:50:44.733+02:00</updated><title type='text'>a scuola con gomorra</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SO9rMBLW_-I/AAAAAAAAAFk/ikEtjKbUsDw/s1600-h/manifesto_saviano_web.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SO9rMBLW_-I/AAAAAAAAAFk/ikEtjKbUsDw/s400/manifesto_saviano_web.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5255537144383340514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi hanno chiesto di vedere&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Gomorra. Un po’ me l’aspettavo e in fondo lo volevo anch’io. Ma ho preferito fossero loro a chiedermelo. Si sono organizzati da soli: hanno portato il dvd, la lettore portatile, hanno fatto la richiesta dell’aula video. Quando vogliono, sanno fare tutto.&lt;br /&gt;I primi minuti del film li trascorro guardando le mie alunne che cantano Raffaello tenendosi la mano. Quando gli occhi si incrociano abbassano la voce e un po’ sorridono, ma non smettono di cantare. Come se quella canzone fosse più importante di tutto il resto.&lt;br /&gt;Poi il primo colpo di pistola, il primo dei tanti del film.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;E tutto cambia. Siamo seduti di fronte alla tv. Nel corso delle due ore le posizioni dei corpi cambiano. Qualcuno si schiaccia contro il muro, le ragazze si abbracciano ai fidanzati, altre poggiano i gomiti sulle ginocchia. C’è anche mio figlio di dieci anni, mi ha chiesto lui di vedere Gomorra. Quella che doveva essere una mattina di festa a scuola si trasforma in un marasma di sentimenti contrastanti, che vanno dalla noia alla paura. Ad un certo punto lo vedo in braccio al più gigantone dei miei alunni.&lt;br /&gt;La distrazione abituale che accompagna la visione di un film a scuola questa volta è sostituita da bisbigli sommessi, spiegazioni, richiesta di spiegazioni, interpretazioni. Come se Gomorra fosse soprattutto una calamita di esperienze di vita vissuta, sguardi diretti su un mondo liminare, in cui vi sono zone note e meno note. In ogni caso, nessuno di noi mette in crisi la veridicità del film. Ci affidiamo totalmente allo sguardo del regista guidato dalla penna dello scrittore: “ Così è”, “chillo è o vero”. E vere sono pure le strade, le case, gli angoli di spiaggia che alcuni conoscono e altri no.&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;Ne parliamo anche dopo, quando il film è finito e rientriamo in classe. Ci sono le finestre aperte, come sempre. Tutte le nostre lezioni sono mescolate alla vita del condominio di Parco Angelo. Da qualche giorno insieme alle esercitazioni di un flautista si sentono i rumori degli elicotteri. Il film ha lasciato una grande angoscia in tutti noi. Anche a chi l’aveva già visto. Ma oramai non facciamo che vederci in video, in questi giorni. Non noi, ma le nostre strade, le nostre piazze. E’ un anno quasi, che ci raccontano per segmenti. Prima la spazzatura, poi la camorra, adesso il razzismo. Come se quei segmenti fossero disgiunti dal resto. O peggio, come se quei segmenti disegnassero il perimetro di una realtà al di fuori della quale non ci fosse nient’altro. Questa è Caserta e la sua provincia. La terra di nessuno che consegna il propri figli alla dolore e alla rassegnazione. Una terra che esisteva già prima che la mostrasse il film. Un film candidato all’Oscar. E questa terra a cosa è&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;candidata?&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sono in molti a rassicurarci questi giorni: non c’è solo la camorra, c’è tanta gente onesta, per bene. Come se non fosse anche questa la nostra esperienza. Ma adesso sono le emozioni a prevalere. Quell’angoscia che ho sentito rientrando in classe non accenna a passare. Anche se siamo nell’atrio pieno di sole, a pochi minuti dalla fine della giornata. &lt;/p&gt;  (questa è una foto speciale. è affissa fuori l'istituto mattei di caserta. per vederla basta allungarsi in via botticelli. merita un racconto: arriverà presto)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1805802900554729670?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1805802900554729670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1805802900554729670&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1805802900554729670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1805802900554729670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/10/mi-hanno-chiesto-di-vedere-gomorra.html' title='a scuola con gomorra'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SO9rMBLW_-I/AAAAAAAAAFk/ikEtjKbUsDw/s72-c/manifesto_saviano_web.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-7740270238753531618</id><published>2008-10-03T06:36:00.002+02:00</published><updated>2008-10-03T06:51:00.825+02:00</updated><title type='text'>no gelmini day: ovvero il maestro unico e l'inceneritore</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SOWkhHh9A5I/AAAAAAAAAFc/5G5gWeAlCJY/s1600-h/no+gelmini+dayjpg.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SOWkhHh9A5I/AAAAAAAAAFc/5G5gWeAlCJY/s400/no+gelmini+dayjpg.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5252785429261648786" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;         &lt;p class="MsoNormal"&gt;Interessante, no?, questo continua riscrittura del nostro calendario. Un po’ come accadde durante la rivoluzione francese, quando per i mesi furono scelti nomi di fiori, di piante, di elementi della natura. Citando a memoria, con qualche vuoto: brumaio, vendemmiao, nevoso, piovoso, fiorile, pratile, termidoro, fruttidoro .&lt;br /&gt;E' già qualche anno che i giorni, le settimane e i mesi vengono vampirizzati da enti, istituzioni, aziende pubblicitarie che individuano un evento – la nascita, la morte, un incendio, una giornata di guerra – e lo attaccano con colla si spera indelebile ad una data. Come è accaduto con la  giornata della memoria, il 27 gennaio, giorno dell’apertura dei cancelli di Aushwitz, è stata istituita con un iter legislativo, di cui si raccomanda fortemente la celebrazione nelle scuole.&lt;br /&gt;Feste religiose e laiche sono oramai pari, le prime continuano ad essere segnate in rosso sul calendario, le seconde sono appuntamenti imperdibili tra ipermercati e divertifici di varia natura: Ognisanti segue la festa di Halloween (ma quando ero piccola io, il 31 ottobre era la giornata del risparmio e la maestra ci faceva disegnare il salvadanaio e fare una marea di pensierini) , la festa della donna precede di poco la settimana santa, Ferragosto e l’assunzione della Madonna coincidono. Tutti insieme appassionatamente nell’agenda del nostro tempo libero, e si spera, qualche volta anche del nostro tempo interiore.&lt;br /&gt;Poi è stata la volta delle giornate laiche: la giornata della poesia (che coincide con quello della legalità, 21 marzo), quella delle lingue straniere che cadono in giorni diversi dalla settimana della cultura. Un fiorire di manifestazioni, di incontri, di appuntamenti sino all’anno successivo.&lt;br /&gt;Cosa accade nel frattempo alle lingue, alla cultura, alla legalità?&lt;br /&gt;Si festeggia il mese della prevenzione dentale, quello della vista, la giornata dei reni e quella del cuore. Senza contare le domeniche mattine trascorse a comprare azalee per la sclerosi multiple, arance per il cancro e altre varietà vegetali per finanziare &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;ricerche su ogni tipo di malattie. Qualcuno dovrà pensarci prima o poi a i forzati della beneficenza, quelli che non riescono a dire no a nessun gazebo che incontrano per strada, che tornano a casa con il mal di schiena per via di quelle buste che quando si acquistano fanno sentire così bene.&lt;br /&gt;Infine, gli ultimi in ordine di tempo, i giorni dedicati alle manifestazioni e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;alle rivendicazioni. Giorni spot, dai messaggi facili e immediati. Altro che happy days! In funzione antifrastica si direbbe in letteratura, sono stati organizzati e celebrati il family day e il vaffa day. Niente di felice, gente davvero arrabbiata che diceva la propria facendo la voce grossa, in corteo.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Questa settimana, la giornata della pace:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ufficialmente 2 ottobre l’anniversario della morte di Gandhi – credo di ricordare che la stessa data era stata proposta come festa dei nonni dal precedente governo Berlusconi – ma gli italiani i pacifisti festeggiano il 4 ottobre, dedicato a San Francesco e al suo dialogo ecumenico.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;E quasi nelle stesse ore: il jatavinne day, protesta, ovviamente partenopea contro le discariche e gli inceneritori e il no gelmini day, evento tutto romano contro, altrettanto ovviamente, il maestro unico. (Quasi ci si confonde, il ricordo va anche al gelmini day proposto da Gasparri agosto 2007 - Come passa il tempo! - per difendere don pierino dagli strali della giustizia).&lt;br /&gt;Sarà per via di questo calendario tutto segnato e pasticciato che mi ritrovo in cucina, ho idea  che il maestro unico finirà nell’inceneritore e gli altri insegnanti troveranno riparo tra le ecoballe nella discarica di Giuliano (ma in tre anni, ha assicurato ieri Berlusconi, con calma).&lt;br /&gt;E forse così, a seguito di qualche catastrofe, una giornata per pensare davvero alla scuola, all’istruzione, all’educazione, magari ci esce pure. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-7740270238753531618?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/7740270238753531618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=7740270238753531618&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7740270238753531618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7740270238753531618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/10/no-gelmini-day-ovvero-il-maestro-unico.html' title='no gelmini day: ovvero il maestro unico e l&apos;inceneritore'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SOWkhHh9A5I/AAAAAAAAAFc/5G5gWeAlCJY/s72-c/no+gelmini+dayjpg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1724431689669415962</id><published>2008-09-30T04:51:00.002+02:00</published><updated>2008-09-30T04:59:40.139+02:00</updated><title type='text'>l'inaugurazione dell'anno scolastico</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Una scuola che guarda al futuro, ha detto il presidente Napolitano. con un discorso affilatissimo, pieno di implicazioni politiche, da rileggere oggi con calma.  quanto a me...&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;Alla fine di agosto ho comprato un bel quaderno di computisteria e un barattolone di cocoina. Volevo attaccarci i miei ritagli di giornale: cronache, dichiarazioni, fotografie, commenti di questo anno scolastico 2008 – 2009. Conservare è un’arte che richiede pazienza e impegno. Ma dopo un mese esatto da quegli strali contro gli insegnanti meridionali il quaderno è oramai pieno. Non c’è giorno o quasi che non si parli di scuola. prima tutti a denigrarla, poi tutti a difenderla, ministro contro il bullismo, studenti contro il ballismo, lo scuorno dei dati ocse, la vergogna dei tagli alle spese, i ricorsi contro gli insegnanti debosciati e l’attesa messianica per i professori meritevoli, la scomparsa del modulo, l’avvento del maestro unico.&lt;br /&gt;Sfoglio gli articoli che profumano di colla. Leggo di un mondo che crolla ogni giorno, ho la sensazione di abitare in un’isola che tra un po’ sprofonderà. Non mi sembra vero uscire di casa e trovare la mia scuola al solito posto, con gli alunni fuori, il cancello spalancato, Bruno in portineria che mi augura buongiorno con un tono di voce che mi mette allegria.&lt;br /&gt;E allora perché questa scuola, non solo la mia, ma tutta la scuola italiana la raccontano come una Alantide che sta per scomparire? E soprattutto: quand’è che si inabisserà?&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Forse accadrà quando io sarò dentro, seduta sulla cattedra, e i miei alunni con i libri e i quaderni sui banchi, mentre chiedo di sottolineare un’anafora. Invece l’ora finisce, e dalla poesia medievale passo alla lezione sulla tirannide in quinta, e ragioniamo un bel po’ sulla paura degli oppressi e quella degli oppressori. Sembra sia molto simile nella sostanza, per via della fatica che si fa quando si sostengono i ruoli. Anche se sono indietro con il programma (molto indietro), non posso perdere l’occasione di leggere un brano del Settecento che forse ci aiuta a capire quello che sta succedendo nelle nostre strade. Strade meridionali, s’intende. Belle complicate. Da tutte le parti si sentono gli echi di certi spari accaduti qualche notte fa. Anche se è giorno e il suono della fisarmonica elettronica degli zingari si mescola alla lezione su Machiavelli. Nel frattempo ho cambiato classe: per un Principe è meglio essere amato o temuto? Temuto!!!! rispondono in coro. Sono cinquecento anni che la politica si è separata dalla morale. Ma la risposta i miei studenti la ricavano dall’esperienza: da quello che vedono, da quello che sentono. La mattinata prosegue così, saltando da un argomento all’altro, swichando dall’italiano alla storia, dagli stati nazione all’unità d’Italia, attraverso secoli mentre avanzano i paragrafi. Suona la campanella della sesta ora. Anche questa giornata è finita.&lt;br /&gt;Sono almeno tre anni che gli chiediamo di non accendere i motorini nel cortile, di portali fuori a mano. E’ pericoloso, per loro, oltre che per la stabilità dell’edificio. Non c’è uno studente che accetta questa semplice regola. Tutti a strombazzare e a smarmittare. Noi prof usciamo per ultimi, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;guadagnando il saluto delle bidelle che ci chiudono il portone alle spalle: “A domani, professorè”. “A domani”, rispondo inforcando la bici. A casa mi aspettano i miei ritagli da incollare e lo stupore di aver vissuto un giorno di scuola, nonostante tutto. E di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;averne un altro da preparare.&lt;br /&gt;Ieri, durante l'inaugurazione, quando il ministro, il presidente e persino Alessio Boni che leggeva gli articoli della costituzione, parlavano proprio di questa scuola qua, della mia Altantide quotidiana? Bisogna leggere i giornali di oggi, per saperlo&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1724431689669415962?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1724431689669415962/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1724431689669415962&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1724431689669415962'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1724431689669415962'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/09/linaugurazione-dellanno-scolastico.html' title='l&apos;inaugurazione dell&apos;anno scolastico'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-8341371601517412512</id><published>2008-09-23T07:23:00.003+02:00</published><updated>2008-09-23T07:31:33.352+02:00</updated><title type='text'>mattine nere</title><content type='html'>e poi ci hanno pensato gli alunni a farci sentire vivi, in questo mesto inizio d'anno. e qui c'è il rumore del mondo che entra nelle classe sempre più forte, sempre più spesso. "i nir, i nir"... i neri, i neri. Abbiamo discusso di loro. Scontrandoci. Da una parte: "hann fatt bbuon", hanno fatto bene; dall'altra: sann a sta. Devono stare alle regole - a tutte le regole - che ci sono qui, se vogliono stare qui. Ci penso adesso mentre scrivo, che hanno parlato spesso in dialetto. più del solito, voglio dire. come se solo la lingua potesse offrire il rifugio necessario. la discussione continua. Intanto questo il mio pezzo sul mattino di domenica:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non si era mai visto niente di simile. Le urla, i pali divelti, le automobili rivoltate. La strada diventa un serpente di uomini e donne mescolati tra il fumo, le fiamme e la pioggia. Agli spari nella notte di venerdì era&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;seguita la paura di sempre, insieme alla consapevolezza di vivere in una “terra martoriata” dove tutto può accadere. E tutto accade. Una strage da far west, forse droga, forse malavita, sei morti da rubricare sotto la voce “camorra” o regolamento di conti. Le prime spiegazioni, per quanto dolorose, risultavano comunque plausibili.&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;Quello che è seguito dopo, gli immigrati in strada contro gli italiani, è stato invece quello che non ci aspettavamo. Quello che è sfuggito ad ogni logica di comprensione e di previsione. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E’ stato come vedere l’altra identità di Castel Volturno, ma più in generale, della nostra terra. Uomini, donne e bambini che vivono insieme a noi, attraversano gli stessi spazi di vita, che rivendicano i loro morti, chiedono giustizia. Con la rabbia che segue sempre al dolore. Con gesti estremi che sembrano i soli possibili in certi momenti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Una città piena di gente trasformata in terra di nessuno, uno scenario vuoto dove ha trovato posto un malessere scomposto, a lungo sommerso. Una banlieu di disperazione che può esplodere in qualsiasi punto della nostra provincia. Contro la polizia, contro le istituzioni, contro gli italiani. Contro l’ignavia. Contro l’incapacità di reagire. E contro la vita a cui si sentono condannati. &lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;“Non è razzismo!, non è razzismo”, ha gridato una donna ghanese. E’ disperata, ha perso il&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;marito durante la sparatoria. Non è razzismo, anche se negli ultimi mesi in Campania, sempre più periferie sono diventate luoghi di violenza, di spedizioni punitive, perché il razzismo è un ottimo strumento&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di coesione quando si vive nella miseria. Nella miseria materiale e morale. Torna sempre utile avere qualcuno da condannare, da combattere, serve a sentirsi meno soli, e più forti.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Intanto i cassonetti, l’immagine basica dell’incuria in cui viviamo da tempo, venivano rovesciati e bruciati per bloccare il passaggio dei residenti sulla Domiziana. E tutti siamo finiti in ostaggio della paura. Una paura a cui non si riesce a dare nemmeno un nome. Paura di quello che potrà succedere ancora. Lontano dalle zone presidiate, dall’esercito che tra un po’ sta per arrivare. Quando meno ce lo aspettiamo. Questa però non è una emergenza che si affronta con maquillage televisivo e poche azioni ad effetto. Mentre le indagini proseguono, mentre la Prefettura cerca una strada per agire, ci sono comunità, associazioni, persone a lavoro per e con gli immigrati, che da decenni stanno tessendo le fila di un dialogo che si rivela possibile. Un’esperienza che può e deve proseguire. Ne va della&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;stessa sopravvivenza della vita civile.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-8341371601517412512?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/8341371601517412512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=8341371601517412512&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8341371601517412512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8341371601517412512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/09/e-poi-ci-hanno-pensato-gli-alunni-farci.html' title='mattine nere'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3213335473492968048</id><published>2008-09-16T09:22:00.002+02:00</published><updated>2008-09-16T09:31:28.324+02:00</updated><title type='text'>tra colleghi</title><content type='html'>- hai visto i telegiornali? nelle altre scuole stanno manifestando, organizziamoci pure noi...&lt;br /&gt;alcune insegnanti hanno messo il segno di lutto al braccio, altre si sono fatte trovare stese davanti alla scuola come segno che la scuola è morta.&lt;br /&gt;-qua manco questo possiamo fare. qua siamo già morti. non teniamo niente da manifestare&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3213335473492968048?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3213335473492968048/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3213335473492968048&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3213335473492968048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3213335473492968048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/09/tra-colleghi.html' title='tra colleghi'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1400070190569217271</id><published>2008-09-14T22:34:00.005+02:00</published><updated>2008-09-14T22:42:45.652+02:00</updated><title type='text'>prima del primo giorno di scuola</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Belli davvero i ragazzini lombardi il primo giorno di scuola. Con la divisa azzurra e rossa che ben faceva risaltare il tailleur color avorio della Ministra. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Sono loro gli alunni ideali. Disciplinati, in fila per due, pronti a recepire quei valori antichi ma sempre attuali che il governo sta sdoganando giorno dopo giorno. Bellini assai!, direbbe un insegnante meridionale.&lt;br /&gt;I nostri bambini invece sono ancora qui, nel parco a giocare, oppure a casa davanti alla tele, o a dare una mano a mamma e papà. Fino a lunedì prossimo, quando indosseranno anche loro il grembiulino, come hanno sempre fatto, d’altronde.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che la scuola non si fa solo a scuola. Dove mandare i figli, quale insegnante scegliere, quale istituto preferire, come avvicinare la tale direttrice per inserire i propri figli nella classe giusta sono discussioni che le mamme fanno da balcone a balcone, oppure attraverso una capillare rete di telefonate e di conoscenze. Si va a parlare con tizio, ci si fa presentare da caio, si chiede la raccomandazione a sempronio. Mica solo la Gelmini vuole il meglio per i nostri bambini.&lt;/p&gt;                  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il fatto: in una classe ci sono due bambini grandi quasi quanto l’insegnante, i bottoni del grembiule taglia &lt;st1:metricconverter productid="95 a" st="on"&gt;95 a&lt;/st1:metricconverter&gt; mala pena si abbottonano, anche se loro andranno appena in seconda (per avere il senso delle proporzioni un bimbetto di prima, corporatura normale, indossa 65 massimo 70).&lt;br /&gt;Insomma i due, grazie alla loro mole, al temperamento sfacciato e a tante altre caratteristiche che rendono unico ogni alunno, si sono agevolmente guadagnati la fama di bulli della scuola. Picchiano i compagni, spuntano nei quaderni dei compagni per far attaccare le pagine, rubano le merende degli altri e le mangiano prima dell’orario di merenda. Forse da quest’anno si potrà mettere u cinque in condotta, chissà. E poi che si fa, si boccia in seconda elementare? Verosimilmente l’anno dopo avranno ancora più fame.&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Andiamo avanti con la storia. Un giorno un piccoletto torna a casa con un “orologio” sulla pancia.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;L’orologio, spiega alla mamma, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;è il segno di un morso che ha ricevuto, e le impronte dei denti rappresentano i numeri.&lt;br /&gt;I genitori, ovviamente, si arrabbiano, vanno dalle maestre e dal capo d’istituto. Che altrettanto ovviamente spiega ai genitori quanto siano difficili i bambini di oggi, quanto sono poco secolarizzati etc etc. I genitori chiedono di cambiare classe, vogliono un nulla aosta, ovvero un documento che consenta loro di scegliere un'altra scuola dove le pratiche di cannibalismo siano evitate o ridotte al minimo. Ma, si sentono dire, ovunque ci sono elementi di problematicità, e poi il bambino si è già inserito, ha già intrapreso un processo di scolarizzazione. E’ meglio lasciarlo lì.&lt;br /&gt;Va bene, l’anno passa tra alti e bassi: qualche calcio, qualche pagina di libro strappata, ma niente di che.&lt;br /&gt;Caldo pomeriggio di settembre. Squilla il campanello, il piccolo ha già comprato il diario, i quaderni, l’astuccio nuovo. L’estate ha portato via un po’ di ricordi sgradevoli e lui ha pure voglia di tornare a scuola, di vedere le sue maestre.&lt;br /&gt;“Io mi faccio afferrare per pazza!” urla la mamma di una compagnetta entrando. Lei ha già saputo la novità: nella classe loro sta per arrivare un altro bimbo già noto in tutto l’istituto per aver trasformato gomme, barattoli di colla e pennarelli in oggetti contundenti lanciati contro insegnanti e compagni. Allarmate le due contattano le altre mamme. Parlano,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;discutono, si scontrano su posizioni diverse senza cavare un ragno dal buco. Il diritto all’istruzione non si tocca. Io tolgo mio figlio di là. Tutti i bambini devono andare a scuola. Adesso mi informo per una scuola privata. Ma perché tutti i malamente in una stessa classe? Andiamo a parlare con il capo di istituto. A quale istruzione si ha diritto in una classe con un iperattivo, due bulli e altri venti ragazzini?&lt;br /&gt;Alla fine le mamme si salutano a mala pena, ciascuna stretta alle proprie certezze pedagogiche, convinta di aver subito un torto. Pure loro vogliono compagni ideali per i propri figli. Compagni&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;belli, bravi, con il grembiule blu e il colletto bianco come si usa qui. Invece le classi, tutte le classi, sono fatte solo di bambini reali. E non volerlo capire è un bel problema.&lt;br /&gt;“Si, ma tutti noi li dobbiamo risolvere i problemi del mondo?” sbuffa l’ultima che esce dal palazzo sbattendo il cancello.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1400070190569217271?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1400070190569217271/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1400070190569217271&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1400070190569217271'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1400070190569217271'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/09/prima-del-primo-giorno-di-scuola.html' title='prima del primo giorno di scuola'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3680727530529816768</id><published>2008-09-04T19:02:00.003+02:00</published><updated>2008-09-04T19:06:58.063+02:00</updated><title type='text'>o professore, la scuola e "loro" di napoli</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SMAVoKCud-I/AAAAAAAAAFU/98DaRfXqHGE/s1600-h/cast.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SMAVoKCud-I/AAAAAAAAAFU/98DaRfXqHGE/s320/cast.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5242213745893996514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;             &lt;p class="MsoNormal"&gt;Settimana di rientro a scuola per noi prof. Ancora con l’abbronzatura, i vestiti&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;leggeri e l’aria di vacanza che piano piano va via. Anche se è tutta l’estate che si parla di scuola, con le frasi della ministra che fanno il giro dei giornali, un decreto zeppo di novità varato gli ultimi giorni di agosto, le timide risposte dei sindacati e i primi malumori che si mescolano agli impegni di sempre: collegi, riunioni di dipartimento, assegnazione delle classi eccetera eccetera.&lt;br /&gt;Gli studenti chiudono con gli esami di riparazione (no, non si chiamano così ma ci somigliano abbastanza) e si godono gli ultimi giorni di festa;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;gli zainetti,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;i diari e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;i quaderni griffati occhieggiano dalle vetrine;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;i precari a Caserta fanno la notte davanti al Provveditorato (no, non si chiama così ma ci somiglia abbastanza); in tv appaiono i docenti, quelli veri e quelli finti (che però non si somigliano per niente).&lt;br /&gt;La preside di un liceo romano annuncia la sua ricetta smontabulli: punizioni dantesche – per contrappasso e analogia – per ogni guaio combinato. Dall’America arriva l’inquietante notizia dei docenti a cui è stata concessa licenza non già di uccidere ma di portare armi da fuoco in classe per reagire alle sempre più frequenti stragi scolastiche. Accanto a loro, in altri spazi del palinsesto, i prof della fiction. Fresca e tosta, con la faccia simpatica di Irene Pivetti la docente di Provaci ancora prof targata Rai, oramai alla terza edizione. Solo il promo per adesso, girato in classe con ragazzoni sorridenti seduti tra i banchi. Si è appena conclusa su Canale Cinque l’avventura televisiva de ‘O professore, che ha il volto affilato e ricco di storia di Sergio Castellitto, qui nei panni di Pietro Filodomini insegnante di frontiera nel quartiere Sanità di Napoli.&lt;br /&gt;Un gruppo di trentasei ragazzi scalmanati, che della scuola non ne vogliono proprio sapere, resi precocemente adulti dalle famiglie disgregate, dalla disperazione dilagante nelle strade, dalle promesse lusinghiere della camorra. A lui, al professore, un passato da bombarolo, un presente ricco di inquietudini e di rimorsi, il compito di insegnare italiano e soprattutto a credere nella vita. Sembra impossibile, eppure alla fine, ci riesce: a dare un senso alle loro corse in moto, alle scommesse clandestine, agli incontri con le persone sbagliate. Ci riesce nonostante, anzi, in virtù dei propri fallimenti. Perché questa è la scuola, qui, in questa città. Una città nera, dice Davidiello che si è fatto i capelli biondo platino per protesta, “una città come una aiuola che fa feroci”, spiega una ragazzina che dopo mesi di silenzio cita il verso di Dante.&lt;br /&gt;Vista dall’alto la terra sembra una aiuola di fiori, mentre in basso gli uomini non si accorgono di tanta bellezza e combattono tra loro. “Così è Napoli”, chiosa lei mentre al presidente e agli altri commissari si accappona la pelle.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Napoli, già. Un vero e proprio spot pubblicitario, esteso a tutto il circondario. Berlusconi ci viene con la ramazza a togliere la spazzatura, Mariastella Gelmini attratta come una calamita verrà a Casal di Principe ad inaugurare l’anno scolastico. Qui incontrerà gli studenti e quei docenti meridionali di cui conosce bene i difetti e – l’ha detto dopo, ma l’ha detto – anche i pregi.&lt;br /&gt;Orta di Atella, Pollena Trocchia, Agropoli, Sessa Aurunca, Araino Irpino o qualsiasi altro paese della Regione&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ovviamente non avrebbe avuto lo stesso effetto simbolico. Casal di Principe è glamour, è la wast lande che lo Stato raggiunge e rimette in sesto. Forse persino entro la fine dell’anno scolastico. Per gli altri istituti, sparse nei piccoli e grandi comuni, la Ministra ha promesso monitoraggio costante e valutazione on line. Cosa tutto questo significherà non è dato di saperlo. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Bisognerà aspettare il suono della campanella.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Manca davvero poco oramai. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3680727530529816768?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3680727530529816768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3680727530529816768&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3680727530529816768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3680727530529816768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/09/o-professore-la-scuola-e-loro-di-napoli.html' title='o professore, la scuola e &quot;loro&quot; di napoli'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SMAVoKCud-I/AAAAAAAAAFU/98DaRfXqHGE/s72-c/cast.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-8939633183649282957</id><published>2008-08-28T09:03:00.004+02:00</published><updated>2008-08-28T09:14:46.003+02:00</updated><title type='text'>Insegnanti meridionali. precise parole senza risposta</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 184.9pt;"&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt;"&gt;E' tutta l'estate che si parla di scuola. E questi ultimi giorni sono stati quelli a maggiore densità verbale. l'"io vorrei non vorrei ma se vuoi.." della ministra ha scaldato gli animi, surriscaldato la temperatura emotiva del rientro in città. se queste sono le premesse, chissà cosa accadrà il primo settembre. E mentre passa in consiglio c'è il decreto sul sette in condotta, questo è il mio pezzo pubblicato sul Mattino di martedì.&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt;"&gt;Capita spesso agli insegnanti, di spiegare in classe quanto sia importante utilizzare parole precise, perché più ricco è il linguaggio, più attente sono le parole, migliore è la nostra conoscenza del mondo. Accade però che spesso le parole non sono affatto precise. Sfuggono alle definizioni dei vocabolari, alle gabbie della semantica e costodiscono significati nascosti, sotterranei, ambigui. Per questo, uno stesso termine può essere perfetto e acuminato come una lama, oppure&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;infido e offensivo.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt;"&gt;Gli insegnanti meridionali, ad esempio, chi sono? Come si definiscono con precise parole? Occorre un certificato di nascita, certo, ma anche uno di residenza. Al sud bisogna esserci nati, perché quello che sei ti resta dentro per sempre e si sente a ogni latitudine. Ma quelli che nascono in un’altra parte del mondo e poi il destino porta a vivere qui? E quelli che vanno via? Quanto tempo occorre affinché un insegnante meridionale smetta di essere tale? Un anno, un lustro? O non basta neanche una vita intera? &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt;"&gt;A dispetto della globalizzazione, le radici sono e restano importanti. Ma quanto conta poi tutto quello che accade dopo, che ne è dei viaggi, degli spostamenti, delle cose che “si imparano” nel corso del tempo?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt;"&gt;Adesso che il balletto delle affermazioni e delle smentite del Ministro Gelmini è finito, prima che inizi l’anno scolastico, è opportuno che qualcuno spieghi agli insegnanti cosa vuol dire essere meridionali. E cosa vuol dire qualificare o dequalificare i percorsi di istruzione e di formazione. &lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Tutti quelli che hanno fatto esperienza invece sanno benissimo cosa vuol dire insegnare a scuola, nel Sud. E non perché le scuole del sud siano tutte uguali:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;centro o periferia, liceo o professionale, nord, centro o sud, edificio nuovo o degradato, sovraffollato o di piccole dimensioni: al variare di una sola di questi elementi, cambia il modo di insegnare, di apprendere, di pensare e di vivere la scuola. Tutte le scuole sono diverse.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 22.9pt;"&gt;L’insegnamento si fa in classe, con le storie di vita dei ragazzi, incontrando lo sguardo dei ragazzi, e non capita spesso di pensarli come gli ultimi in graduatoria nella classifica Pisa Ocse. Capita spesso di raccogliere&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;frammenti di esperienze che reclamano attenzione, interesse, ascolto. E con la stessa urgenza, con la stessa frequenza, le circostanze esterne alla scuola, un fatto di cronaca, un paesaggio che sta cambiando, una bruttura o una meraviglia, entrano di prepotenza in classe, chiedono di essere osservati, compresi, studiati. In una scuola del Sud si insegna e si impara contestualmente, costantemente.&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E allora, come è stato possibile raggiungere il fondo della classifica? Forse, come per le parole, anche i dati, i numeri, le cifre, bisogna saperli leggere, comparare, valutare. Come diciamo ai nostri alunni:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;bisogna saper ragionare.&lt;br /&gt;L’indagine è chiarissima: il sistema scolastico italiano è debole e presenta profonde differenze. Tra la nostra e le altre nazioni, tra il nord e il sud, tra differenti indirizzi scolastici. L’attenzione di questi giorni è concentrata solo sulle variabili legate alla latitudine geografica, con la sottolineatura in rosso di quel “gap” che porta gli studenti settentrionali di cento punti più avanti di quelli meridionali.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma cosa misurano esattamente questi test? Non quello che gli studenti conoscono nel senso tradizionale del termine, ma il “sapere attivo” dei ragazzi, ovvero la capacità che consente loro di trasferire quello che si è appreso a scuola nella vita.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Una delle domande di scienze (la disciplina in cui i nostri&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;hanno ottenuto la maglia nera), ad esempio, chiedeva di indicare “perché la fermentazione fa lievitare la pasta”. Non sono stati in grado di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;“spendere” il loro sapere chimico in&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;un ambito diverso. Basso punteggio per le competenze di lettura, anche se nessuno dei testi da comprendere era relativo a testi letterari (che sono spesso i soli letti dagli studenti, dentro e qualche volta fuori scuola) .&lt;br /&gt;Il rapporto Ocse Pisa mette soprattutto in evidenza il disinteresse della scuola per la vita (non solo quella attiva, valutata dalle statistiche). Ci sono saperi difficilissimi da misurare e da pesare, ogni insegnante lo sa. Ma, a questo punto, deve anche sapere come utilizzare queste indagini, senza trasformarle in una guerra di numeri e di parole, di cui la scuola non ne ha affatto bisogno. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;              &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 184.9pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-8939633183649282957?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/8939633183649282957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=8939633183649282957&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8939633183649282957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8939633183649282957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/08/insegnanti-meridionali-precise-parole.html' title='Insegnanti meridionali. precise parole senza risposta'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-7235021243241468824</id><published>2008-07-17T22:13:00.001+02:00</published><updated>2008-07-17T22:16:06.550+02:00</updated><title type='text'>grembiule e bikini</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;A me fanno l’effetto dei fuochi d’artificio visti da lontano. magari mentre stai tornando a casa, sull’autostrada, riconosci lo scoppio di luce, il fiore di scintille che si apre, oppure le scie bianche filanti che si innalzano sino al cielo e poi scendono giù. Li guardi con lieta sorpresa e dopo un po’ ti chiedi che santo è, in quale paesino si tiene la festa, eppure niente, non c’è modo di associare quel gioco di luci nel cielo a un giorno da festeggiare. Dopo un po’ un altro razzo si alza nel cielo e alla curva successiva non lo vedi più. Dimentichi tutto.&lt;br /&gt;Più o meno così queste ultime esternazioni sulla scuola. Una scollegata dall’altra. La ministra continua ad avere una faccia rassicurante e serena. Poi ogni tanto, uno sparo. Da quest’anno niente più pubblicazione dei risultati degli studenti. Si viola la privacy.&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;A parte che, voglio dire, i consigli di classe per la promozione li abbiamo già fatti un mese fa, e dunque, al più questa – cos’è un consiglio? Un decreto? Una dichiarazione ai giornalisti? – indicazione andava fatta prima, a cosa serve? Chi tutela: gli insegnanti o gli studenti?&lt;br /&gt;Diamola per buona, in linea con numerosi altri provvedimenti a tutela delle nostre informazioni personali: negli stessi anni in cui disseminiamo la nostra identità nelle casse dei supermercati di tutto il mondo con le tessere punti, lasciamo scie della nostra personalità ogni volta che lasciamo un commento in un sito qualsiasi, andiamo in tv a dire tutto ma proprio tutto di noi, abbiamo inventato la privacy. Ed è proteggerla anche se si è ragazzini di scuola media che sono stati promossi con sufficiente buono distinto o ottimo. Per saperlo, adesso i genitori devono recarsi in segreteria.&lt;br /&gt;(voglio la foto delle segretarie alla notizia di questo lavoro suppletivo!).&lt;/p&gt;              &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dopo qualche giorno, un'altra stella che esplode nel cielo. Si potrebbero reintrodurre i grembiuli a scuola. Così, il 3 luglio, discutiamo di questo?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Infatti ne hanno discusso, ci hanno fatto anche i servizi al telegiornale. Vi piacerebbe un grembiule? Si, no, è scomodo, ai miei tempi…&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Perché poi reintrodurre il grembiule alle scuole medie? Per tutelare la privacy dei vestiti griffati dei teen agers? E gli insegnanti? Avranno anche loro una divisa, un uniforme da indossare a tutela della loro identità professionale? Oppure a loro sarà concesso dare visibilità al look?&lt;br /&gt;Davvero: a cosa serve un grembiule?&lt;br /&gt;E dei mille problemi che attanagliano la scuola, perché discutere di questo?&lt;br /&gt;Che la giovane ministra abbia una passione per la pedagogia vintage si era già capito a proposito degli esami di riparazione da reintrodurre, poi questa storia del grembiule e adesso il sette in condotta. Per ripristinare la buona educazione, per recuperare l’autorità, per confermare che era tutto meglio quando era peggio. Sette in condotta. Ma cos’è poi questo sette? Il numero dei giorni della settimana, dei peccati morali, della somma delle virtù teologali e cardinali. Sette, dando per dieci il massimo, sette comunque è più della metà.&lt;br /&gt;Nel frattempo, va già in onda la pubblicità dei nuovi zaini. Ce ne uno con l’ipod incorporato, un altro con mille tasche tecnologicamente attrezzate, tutto nuovo tutto moderno per questa scuola che sembra assai tentata dalla vecchiaia.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;C’è una estate per pensarci, per vedere fuochi d’artificio, per aspettare settembre. E le novità che verranno.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Ci si vede… scritto sui banchi va in vacanza.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-7235021243241468824?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/7235021243241468824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=7235021243241468824&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7235021243241468824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7235021243241468824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/07/grembiule-e-bikini.html' title='grembiule e bikini'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-4274518020759379127</id><published>2008-07-01T08:07:00.001+02:00</published><updated>2008-07-01T08:09:36.163+02:00</updated><title type='text'>chi recupera chi?</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi fa una cosa vederli a fine luglio a scuola. Con le collane lunghe lunghe e colorate, le canotte, i pantaloni sotto il ginocchio. Potrebbero benissimo andare a mare, invece no: il loro pessimo rendimento scolastico durante l’anno li ha costretti a cambiare meta. A svernare in aule infuocate con le finestre spalancate, tra lezioni delle insegnanti e il sottofondo del ciabattare delle bidelle, con le infradito ai piedi e gli occhiali da sole per tirare su i capelli.&lt;br /&gt;Unica consolazione: sono in tanti. In tutta l’Italia, uno studente su quattro trascorrerà l’estate sui libri. Ovviamente questa definizione fa molto sintesi giornalistica. Nessuno dei miei studenti trascorrerà l’estate sui libri. Al più: con i libri.  &lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Servono o no questi corsi? Sono più utili alla didattica o all’istanza moralistica che da un po’ di tempo la scuola dice di voler recuperare?&lt;br /&gt;Troppo presto per poter dare un giudizio. Se il recupero funziona davvero lo si potrà vedere nel corso del tempo. Per adesso qualche riflessione con i numeri, una specie di sudoku a uso scolastico.&lt;br /&gt;Insegno storia, due ore alla settimana. Dunque in classe si studia la disciplina per una sessantina di ore. I corsi vanno da dieci a quindici ore. Diciamo che può andare, c’è il tempo necessario per riprendere alcuni concetti, per ripetere meglio, per imparare a gestire una interrogazione. Tanto più che nei corsi si è in pochi e dunque c’è più possibilità di essere incisivi.&lt;br /&gt;Il discorso cambia quando le materie prevedono cinque, sei ore alla settimana. Con l’insegnante di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;latino, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;ragioneria, italiano al biennio, gli studenti trascorrono dalle cento alle cento cinquanta ore l’anno. Cosa possono mai recuperare in dieci ore? Un singolo argomento, un aspetto specifico del programma, non l’intera disciplina.&lt;br /&gt;E poi, una cosa sono le insufficienze gravi (2- 3), una cosa quelle lievi (4-5).&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ricomincia, intanto, pertanto, a ramificarsi il mercato delle lezioni private. Perché quella cartuccella inviata alle famiglie, quel modulo prestampato in cui si computano le mancanze del figlio, getta nel panico i genitori, che davvero non sanno cosa fare, come destreggiarsi tra competenze abilità e conoscenze da recuperare. E allora: il giro delle telefonate agli amici e agli amici degli amici. In genere è la mamma che provvede a questo compito, a gestire l’umiliazione di un recupero del figlio, a costruire il copione della spiegazione, condito di piccole bugie e grandi verità: lo sai… la fidanzatina, la professoressa ha messo debiti a tutti, hanno fatto tante di quelle ingiustizie…&lt;br /&gt;E così di malessere in malessere. “Come si chiamerebbero (se ci fossero) i cannibali di proff e proff.a?” mi ha scritto una amica l’altro giorno. Non lo so. Ma non credo ci siano cannibali all’uopo, perchè tutti lo sanno che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;i prof sono indigesti.&lt;br /&gt;Simmetricamente: “Basta con la scuola per tutti” dicono in tono trionfalistico i miei colleghi, “Non ne possiamo più di queste bande di ciucci”, e di “schiovatelle che vengono solo per i uaglioni” (le schiovatelle però non lo so che cosa sono). Fatto così il discorso è&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;un po’ più chiaro. Il recupero non serve a imparare quello che gli studenti non hanno fatto durante l’anno. Per molti prof è solo uno strumento di sbarramento, una dose di coraggio che rende più facile bocciare – “tanto questo che può mai recuperare?”- un recupero della serietà della scuola, della propria immagine, della propria professionalità. E’ giusto? E’ meglio? Non lo so, non ne sono così convinta. Credo che dobbiamo recuperare anche noi qualcosa. E prima dobbiamo capire cosa. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-4274518020759379127?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/4274518020759379127/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=4274518020759379127&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4274518020759379127'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4274518020759379127'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/07/chi-recupera-chi.html' title='chi recupera chi?'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6656756107163769209</id><published>2008-06-20T14:42:00.003+02:00</published><updated>2008-06-21T16:24:16.525+02:00</updated><title type='text'>Agenzia Mattei, la pubblicità che fa scuola</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SFupovS4UFI/AAAAAAAAAFM/7CupUUJX4i4/s1600-h/mattei.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SFupovS4UFI/AAAAAAAAAFM/7CupUUJX4i4/s400/mattei.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5213947510966997074" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;            &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;Non si era mai vista una cosa così. Un manifesto gigante campeggia davanti all’Istituto Mattei di Caserta, realizzato dagli studenti, in collaborazione con i docenti e con le istituzioni.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Oltretutto è anche bello.&lt;br /&gt;L’idea:  creare, all’interno della scuola una vera e propria agenzia pubblicitaria - Agenzia Mattei, come il nome dell'Istituto Professionale che ospita al proprio interno un indirizzo di grafica – che si occupi di temi di comunicazione sociale. A renderla concreta un prof, Emanuele Abbate. Siamo stati colleghi, dunque lo conosco bene e abbiamo spesso discusso di comunicazione e pubblicità. Per capirci, è quel tipo di prof che va vedere ai suoi alunni tre ore di The corporation.  Molto sospettoso e guardingo con la pubblicità,  assolutamente diffidente dei  meccanismi troppo oleati della comunicazione di massa, dei consumi e delle mode, da insegnante di grafica pubblicitaria , utilizza, insegna ad utilizzare gli stessi mezzi, cambiando però i messaggi.&lt;br /&gt;“Ogni mese - mi spiega il prof Abbate - la Provincia sceglie un tema, lo presenta e lo accompagna con  del materiale informativo. I docenti che desiderano essere coinvolti informano i loro alunni e dopo qualche giorno raccolgono il materiale prodotto, in questa fase dei semplici bozzetti. Tra di essi vengono selezionati i primi cinque, di questi il migliore è rielaborato dagli alunni più esperti al computer e poi affisso su strada, gli altri quattro vengono stampati in formato più piccolo e affissi sul retro del tabellone”.&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;Capito? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In questo manifesto tre metri per sei –&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che ruba felicemente spazio alla desolazione di certi cartelloni cittadini  - anche la modella è una alunna e per chi lavora con i ragazzi è facile immaginare quanta fatica, quanto impegno, quanto lavoro c’è dietro.&lt;br /&gt;Pensare, immaginare, fare, rifare ancora, riprovare, vincere la stanchezza, vincere la scommessa, vincere. Vincere e pure avvincere!&lt;br /&gt;“Il bucato è sempre più bianco ma il mare è sempre più nero” recita il claim del manifesto. Si parla dunque di inquinamento, di detersivi, di risvolti inquietanti dietro reclame rassicuranti.&lt;br /&gt;Eppure a me sembra che quel bianco e nero, quella dialettica cromatica include anche qualcos’altro.&lt;br /&gt;Il bucato è sempre più bianco. Bianco e luminoso, come la voglia sempre più ostentata di ecologia. Il mare è sempre più nero: non una voce ancora che si sia levata a favore dell’educazione ambientale, grande assente nei piani di studio e confinata negli interstizi delle scienze, della geografia e mai pienamente vissuta dalle scuole.&lt;br /&gt;Il bucato è sempre più bianco. Come le critiche incandescenti mosse da ogni dove alla scuola (l’ultima in ordine cronologico, riguarda la diligente mediocrità degli insegnanti). Il mare è sempre più nero. In aula ci vanno quelli che non scrivono sui giornali, quelli che lavorano, che ci credono, che si impegnano. Ciascuno a suo modo. (Per gli altri, quelli che non lavorano, che non ci credono, che non si impegnano: prima o poi adà venì Brunetta!) .&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;“Il bucato è sempre più bianco, il mare è sempre più nero”. Però! niente male una scuola che colora la città. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6656756107163769209?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6656756107163769209/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6656756107163769209&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6656756107163769209'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6656756107163769209'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/06/agenzia-mattei-la-pubblicit-che-fa.html' title='Agenzia Mattei, la pubblicità che fa scuola'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SFupovS4UFI/AAAAAAAAAFM/7CupUUJX4i4/s72-c/mattei.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3153867617533730059</id><published>2008-06-17T15:48:00.002+02:00</published><updated>2008-06-17T15:53:51.775+02:00</updated><title type='text'>vecchie minestre e nuove ministre</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Antonietta &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;era – ed è – l’amica storica di mia madre. Quarant’anni di vita insieme, per quelle cose misteriose dell’amicizia, stessa altezza, stesso lavoro, figlie coetanee, stesse vacanze.&lt;br /&gt;Una mattina, sulla spiaggia, incominciò a fare strani discorsi a me e a sua figlia Manuela. Eravamo dodicenni e lei parlava d’amore, di fidanzati che presto avremmo potuto incontrare, e da maestra qual era, ci istruiva. Almeno con quattro B!!!. Io e Manuela giocavamo pateticamente con i secchielli e le palette. Bello. Mi passi la paletta. Buono. No, serve a me. Benestante. E dai! Di Buona famiglia. E tu dammi il rastrello. Avete capito? Bello Buono Benestante. Di Buona famiglia. Il nostro giovanissimo spirito anarchico fece ci fece buttare le palette per aria e incominciammo una discussione che non finiva più. Mia madre sullo scoglio, con la copia di Tutto Uncinetto sulle gambe, stava realizzando una borsa di cotone e non diceva una parola, preoccupata solo di non far bagnare i gomitoli colorati. Gli anni settanta stavano per finire ma i bikini fatti all’uncinetto si usavano ancora.&lt;br /&gt;Col passar del tempo, le allora ragazzine della spiaggia hanno avuto vari fidanzati e un marito cadauno. Nessuno dei fidanzati era dotato di quattro B contemporaneamente oppure le aveva, ma con altri significati: quello Buono spesso era Brutto, quello Benestante era un Babbeo, quello di Buona famiglia era Bacato e così via (sino all’incontro con i mariti che di aggettivi ne hanno a Bizzeffe e qui sarebbe troppo lungo elencare). Eppure quell’insegnamento, le quattro B, è rimasto incastrato tra i ricordi.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SFfAuy2CwHI/AAAAAAAAAFE/bA5sDs2HA48/s1600-h/i.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SFfAuy2CwHI/AAAAAAAAAFE/bA5sDs2HA48/s400/i.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212847003859599474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Da adulte, io e la mia amica, prive di fantasia professionale, abbiamo intrapreso la stessa carriera delle nostre mamme. Insegnanti, tutte e quattro. Vincitrici di concorso ci imbattemmo negli albori delle tre I. Informatica, Inglese, Internet.&lt;br /&gt;L’insegnamento sotto forma di lettere e numeri continuava a perseguitarci. Dovevamo formare studenti capaci di conoscere l’informatica, di parlare l’inglese e di smanettare su internet. Noi, che insegnavano Italiano. Poi, il cambio di governò. Con le statistiche di valutazione Internazionale che gridavano a tutto il mondo quanto i nostri alunni fossero ignoranti. Non solo quelli miei e di Manuela, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;quelli di tutta l’Italia.&lt;br /&gt;Incerte e persino Impaurite dagli esisti catastrofici della nostra scuola, tra ragazzi sempre più Irrequieti e Irascibili, l’altro giorno io e Manuela abbiamo ascoltato – era ora! - per la prima volta la voce del ministro della pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini. Il suo aspetto è assolutamente rassicurante, parla di aumento degli stipendi, di riforme che non farà, di merito e di autonomia. E, forse per effetto di semplificazione giornalistica, si parla di cinque I. Ancora! Ma non erano tre?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;C’è anche Italiano per gli stranieri e l’Impegno. Tutto da valutare e da premiare.&lt;br /&gt;Dopo una trentina d’anni siamo nuovamente alle prese con un promemoria di lettere e numeri che orienti la nostra azione e un po’ meste per quell’attenzione dedicata solo all’Italiano per stranieri, mentre noi proviamo a estendere a tutti la nostra disciplina, italiani compresi.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mentre facciamo una passeggiata con i nostri Bambini, ai nostri occhi le sole creature realmente in possesso di tutte le quattro B, ci chiediamo cosa significa, In fondo, la parola Impegno? Cosa Intendeva la Ministra?&lt;br /&gt;Il ragazzo si impegna ma può fare di più. Quante volte l’ho sentito dire da mia madre e dalla sua amica. E adesso toccherà a me, forse, ripeterlo. Impegno e merito ha specificato la Gelmini. Cinque I e una M. Chissà cosa accadrà con questa complicazione alfanumerica.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3153867617533730059?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3153867617533730059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3153867617533730059&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3153867617533730059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3153867617533730059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/06/vecchie-minestre-e-nuove-ministre.html' title='vecchie minestre e nuove ministre'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SFfAuy2CwHI/AAAAAAAAAFE/bA5sDs2HA48/s72-c/i.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-5568847548635091955</id><published>2008-06-12T23:05:00.002+02:00</published><updated>2008-06-12T23:12:15.432+02:00</updated><title type='text'>di gomorra e altre pezzotte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SFGRFNHC8_I/AAAAAAAAAE8/VRZbDITT_mk/s1600-h/gomorra.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SFGRFNHC8_I/AAAAAAAAAE8/VRZbDITT_mk/s200/gomorra.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5211105762448962546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;Negli ultimi giorni di scuola, sono piene come i centri estetici. Stesso ritardo sulla tabella di marcia, stessa ansia da prestazione e persino gli stessi risultati. La prova bikini incombe e allora si corre ai ripari: solarium e tempi della bellezza hanno decine di prenotazioni. Una decina di sedute per limare centimetri a colpi di onde elettromagnetiche e massaggi di mani esperte. &lt;/p&gt;        &lt;p class="MsoNormal"&gt;Analogamente le fotocopisterie fuori scuola.&lt;br /&gt;Compiti in classe ed esami si affrontano così. Non con una dieta – ricostituente! – di studio, ma con blandi palliativi: fotocopie in scala ridotta, appunti scaricati sui telefonini, temari di tutte le specie.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Sette chili in sette giorni, per le diete. Un sei meno meno per le interrogazioni e le verifiche di fine anno. Le fotocopisterie sono piene di clienti che rispondono ad un solo imperativo: copiare, copiare, copiare.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nell’ordine ho sequestrato: un intero capitolo di italiano infilato nella “spilletta” del compito in classe, un brano di Petrarca sotto un cappellino, un foglio di appunti nel vocabolario. Per le interrogazioni salva candidati, di fotocopia in fotocopia, dagli appunti della più brava della classe, Vitangelo Moscarda di Pirandello&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ha subito numerose trasformazioni onomastiche: mostarda, moscarola e moscaiola. L’ablativo assoluto latino “Cesare stando” nel passaparola da un banco all’altro per effetto della scansione sillabica è diventato Cesare standò, con un passato remoto inesistente che ha reso incomprensibile il resto della versione, anche se nessuno dei partecipanti al passaparola&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;se ne accorto.&lt;br /&gt;Nelle nostre scuole, dove le lezioni di legalità sono oramai pari a quelle curricolari, si copiano persino i temi sulla legalità. Come se la legalità fosse qualcosa da leggere nei best seller, da vedere a cinema, e non già da praticare. Gli insegnanti si comportano come ritengono più opportuno. Chi finge di non vedere, chi si comporta&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;come un vigile urbano, chi esce dall’aula con la speranza di aiutarli un po’. C'è chi dice che è meglio lasciarli copiare. Tanto chi non studia non sa copiare comunque e l’esito della prova è  in ogni caso negativo. Almeno gli altri, copiando imparano.  &lt;/p&gt;Mentre sfilo i temari da sotto i banchi mi chiedo se anche per la scuola occorra un commissario straordinario, un piano di smaltimento dei rifiuti – troppa tanta carta sprecata –&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;insomma qualcosa che ripristini la normalità. Ma mentre sono immersa nelle mie fantasticherie un alunno dirotta i miei pensieri sul totoesami. “Può essere&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che ci danno un tema sulla camorra professorè?”, non lo so. Non credo, in ogni caso non ho mai indovinato. “No, è che tengo Gomorra. Ce lo vogliamo vedere domani tutti insieme?”, mi dice il mio alunno sfilando il cd imbustato in una foderino di plastica.“Hanno copiato persino Saviano?”,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;chiedo girandomi il cd tra le dita. “Eccome, professorè! quello è il più importante!”.&lt;br /&gt;Quello che è importante si copia, ecco l’equazione. Dal Canzoniere al film in programmazione nelle sale.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;O si copia o si fotocopia. “Allora, ce la vogliamo vedere questa pezzotta?” “Siiii siii”, dicono gli altri in coro, senza lasciarmi il tempo di rispondere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-5568847548635091955?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/5568847548635091955/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=5568847548635091955&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/5568847548635091955'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/5568847548635091955'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/06/di-gomorra-e-altre-pezzotte.html' title='di gomorra e altre pezzotte'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SFGRFNHC8_I/AAAAAAAAAE8/VRZbDITT_mk/s72-c/gomorra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-7626199833677842761</id><published>2008-05-30T07:07:00.003+02:00</published><updated>2008-06-01T09:32:03.024+02:00</updated><title type='text'>prime comunioni in città</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SEJQZ-Bq11I/AAAAAAAAAE0/gdqoagjY84E/s1600-h/giglio2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SEJQZ-Bq11I/AAAAAAAAAE0/gdqoagjY84E/s200/giglio2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206812526270666578" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Era il maggio piovoso… e queste domeniche si riempiono di comunioni, di vestiti di voilè e di brividi per il freddo. E’ il mese delle spose e di preoccupazione degli invitati. Della pioggia che minaccia di rovinare la festa. Del traffico per i regali e le bomboniere. Della fila nelle gioiellerie per i braccialettini d’oro e le penne d’argento che finiranno nei cassetti e saranno ritrovati tra qualche anno e sarà come cercare di ricordare i nomi degli amici abbracciati nelle foto delle vacanze. Chi sono? da dove vengono?&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;I ragazzini che contano i giorni per ricevere il nintendo e l’x box e le bambine tirano fuori dall’armadio scarpe di seta color avorio. Hanno scritto gli inviti &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;e hanno sviluppato le foto con la digitale da donare agli invitati.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Era il maggio odoroso e questo è il primo verso di una poesia, di una bella poesia. E tu solevi danzare. Leggendola sembra che nulla può scalfire la nostra idea di tempo. Sempre uguale, sempre lo stesso, con&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;le feste che custodiscono promesse, che filano diritto verso il futuro, con il vento tra le parole. Per questo, forse, in passato alle comunioni si regalavano orologi e biciclette.&lt;br /&gt;I doni adesso hanno il tempo ciclico e ripetitivo di un videogiochi, tempo avido e avaro, che consuma scriteriatamente tutte le ore, i minuti, i secondi. Tempo asettico e inodore.&lt;br /&gt;Le strade di questo maggio invece sono raggiunte da onde di tanfo e di roba maleodorante, come quando la porta di un frigorifero si apre e si sente solo il profumo di un avanzo andato a male. Davanti alla chiesa, raggiunta da un tramestio di tacchi e di cellulari che squillano, ci sono ancora i container per la plastica e la carta. Era il maggio odoroso. La raccolta differenziata, quella che doveva partire questo mese in tutta la città, continua a farsi solo nelle parrocchie. Per il resto, pur censurando la parola emergenza, la spazzatura non lascia tregua alcuna. Le vie sono di nuovo tumefatte dai sacchetti e dalle foglie che marciscono, nei pressi di ogni cumulo sono adagiate delle &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;scarpe usate.&lt;br /&gt;E’ un mistero, questo delle scarpe appaiate. Ce ne sono ovunque. Vecchie, consumate, bitorzolute. Da donna e da uomo. Ne devono aver fatta di strada. E adesso sono lì, ferme, immobili. C’è persino chi avanza il sospetto che si tratti di un segnale, di un messaggio cifrato. Perché tante scarpe? Perché sempre a due a due? Impossibile pensare al caso, alla bizza del destino che spezza i tacchi e fa staccare le suole, al capriccio di &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;qualcuno che improvvisamente si ferma, si toglie le scarpe e continua ad andare.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Era il maggio piovoso. La curiosità per un paio di scarpe abbandonate si mescola insieme agli impegni di queste giornate grondanti di luce. Nulla ferma la corsa alla prenotazione al ristorante, al fioraio, alla sarta. Il giorno tanto atteso è arrivato, non ci sono occhi che per la festeggiata. La sposa, la sposina. Con i fiori tra i capelli, i guantini bianchi traforati. Nessuno sembra far più caso né al container accanto alla porta della chiesa né alla montagna di sacchetti poco distante dal bar per l’aperitivo. E’ un giorno di festa, in cui si cerca di ignorare quello che ci circonda. Era il maggio piovoso, era il maggio odoroso. Queste domeniche trasudano di perplessità, per questa normalità che tarda ad arrivare. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-7626199833677842761?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/7626199833677842761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=7626199833677842761&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7626199833677842761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7626199833677842761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/05/prime-comunioni-in-citt.html' title='prime comunioni in città'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SEJQZ-Bq11I/AAAAAAAAAE0/gdqoagjY84E/s72-c/giglio2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6806095141160102626</id><published>2008-05-21T22:52:00.002+02:00</published><updated>2008-05-21T22:57:29.848+02:00</updated><title type='text'>scrittori e scritture</title><content type='html'>Leggi un nome. E dietro quel nome c’è anche la firma di chi l’ha scritto. Quel nome, il tuo comunissimo nome, contiene qualcosa di più: una promessa, una minaccia, un appuntamento. Il tuo nome scritto sul muro dice che la tua identità si sta trasformando. Dopo quella scritta, diventerai qualcos’altro. Se poi insieme al nome c’è anche il cognome, allora, suggeriscono, bisogna avere paura. Il tuo nome, il tuo comunissimo nome, diventa un messaggio cifrato. Scritto in grande, sulla facciata di un edificio, lungo un muro di cinta, in mezzo alle mille parole di una città. Lo leggi e ti&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;sembra di guardarti allo specchio senza riconoscersi, toccarsi la faccia e immaginare di trovarsi ancora in un sogno. Mentre il tuo nome è esposto alle intemperie e agli sguardi di quanti non sanno neanche l’aspetto che hai. Un nome e un cognome&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che hanno una storia dietro, ferocemente consegnata alla strada, indipendentemente da quello che significa, da chi l’ha scritta, dal perché. Solo un nome, un cognome. Sono i ragionamenti che si sono fatti su chi ha scritto che non mi hanno convinto. Non del tutto, almeno.&lt;br /&gt;Di nomi sui muri ce ne sono tanti, di firme poche, ma quando ci sono, sono ben riconoscibili.                 &lt;p class="MsoNormal"&gt;Leggenda vuole che anche la nostra nazione nasce insieme ad una scritta sui muri. Viva VERDI! si leggeva sui muri di Milano, di Venezia a metà Ottocento. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Viva VERDI!, ma l’autore del &lt;i style=""&gt;Va’ pensiero&lt;/i&gt; non c’entrava nulla, al di là dell’acronimo del suo cognome: Viva Vittorio Emanuele Re di Italia!&lt;br /&gt;Vennero gli anni della alfabetizzazione di massa. L’Italia era fatta e gli italiani continuavano ad affidare alle pareti l’esito delle loro battaglie sociali, delle passioni politiche e sportive. I muri erano i giornali dei poveri, si invocava la libertà, la terra, il nome della squadra locale e si gridavano i propri desideri al mondo intero.&lt;br /&gt;Poco dopo, complice l’esportazione americana dei writers, le lettere si allargano, si colorano, occupano tutte le superfici: vagoni dei treni, fabbriche abbandonati, sottopassaggi e gallerie dipinte di notte, diventano macchie di colore in mezzo al grigio della modernità. Disegni e parole illeggibili, riconoscibili ai più come segno di ribellione e di trasgressione, muri sgargianti che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;si rincorrono da una città all’altra, attraversando gli oceani, sino a farsi tutte simili in ogni angolo del mondo.&lt;br /&gt;In Italia, nel cuore degli anni Novanta un romanzo di straordinario successo ha come titolo proprio una scritta sul muro. Il protagonista, di notte, corre in cima al ponte e traccia quelle parole che solo la sua ragazza saprà riconoscere anche se&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;tutti potranno vederle. Dal romanzo alla realtà, i turisti a Roma chiedono alle guide di poter visitare il punto esatto da cui guardare e raggiungere gli strepitosi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;(e oramai affollati) “Tre metri sopra il cielo” .&lt;br /&gt;Da quel amore tra adolescenti è nato un nuovo modo di vivere la città, tutte le città ancora una volta, le cui facciate pulsano della vita sentimentale di ragazzi e ragazze, muri elettrocardiogramma, che registrano emozioni e passioni. Centinaia di messaggi rivolti a principesse, cucciole, gioie e lupacchiotti. Brevi unità narrative, disseminate dal centro alla periferia, dai tetti ai marciapiedi, mescolando lettere e numeri, asserzioni e promesse: “Tesò, sì a vita mia”,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;“Dany torna presto”, “Insieme 4ever” e più mestamente “Io e te sopra tre metri di munnezza”.&lt;br /&gt;Spesso in bilico tra profondità e volgarità, ironia e idiozia, ammirazione e ingiunzione, da sempre le scritte hanno questo doppio destino linguistico. Segno di libertà e creatività per alcuni, di violenza e aggressività per altri, le scritte sono il bersaglio di movimenti di protesta di amministratori e semplici cittadini. Cancellare, pulire, cancellare ancora. Molte scritte sono brutte, banali, ripetitive, prima ancora di essere violente e pericolose.&lt;br /&gt;Le scritte comparse in questi giorni a Casal di Principe, dove domenica c’è stata la festa della polizia (la festa, sì, ma di cosa?), sono indirizzate a due persone che scrivono, una giornalista, uno romanziere. Muro contro muro, letteralmente. I messaggi si incrociano, a tratti si confondono, come spesso accade da queste parti. Paura e speranza, rabbia e indignazione, silenzi e parole. E in mezzo, un ostinato bisogno di capire.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6806095141160102626?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6806095141160102626/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6806095141160102626&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6806095141160102626'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6806095141160102626'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/05/scrittori-e-scritture.html' title='scrittori e scritture'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-5854822377731045362</id><published>2008-05-11T08:26:00.003+02:00</published><updated>2008-05-11T08:32:48.512+02:00</updated><title type='text'>quando la scuola va in tv</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SCaSy5lw1RI/AAAAAAAAAEc/b3zGtyrTxdc/s1600-h/alberi2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SCaSy5lw1RI/AAAAAAAAAEc/b3zGtyrTxdc/s320/alberi2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5199004222996141330" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;     &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quindici minuti di celebrità. Era quanto promesso alla gente comune dalla nascente e imperiosa società dello spettacolo. Nel tempo le cose sono andate ben al di là della profezia di Andy Wharol.&lt;br /&gt;La vicina di pianerottolo, il collega di lavoro, la sorella della cognata sono andati almeno una volta in televisione. Per partecipare ad un quiz, per separarsi in diretta, per cercare un parente lontano. Apparso poi, anche lui in tv. Fame di fama. Che non ha mai fine e si spinge sempre più audacemente in territori inesplorati. Fame di fama che non riguarda solo la gente, ma adesso anche le istituzioni. Prendiamo la scuola. Non quella televisivamente fotogenica – quella cioè del bullismo e dei cattivi ragazzi – ma quella più mesta fatta di lavoro e impegno quotidiano, anche quella scuola lì è a caccia di visibilità.&lt;br /&gt;Anche nella più sperduta sezione di provincia si tiene il convegno, il saggio musicale, si produce il film da mandare al festival internazionale, si invita lo scrittore a parlare (tanto vanno ovunque, invece di scrivere),&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;si trasformano alunni in artisti di fama locale e…&lt;/p&gt;            &lt;p class="MsoNormal"&gt;E… per prima cosa si manda il comunicato al giornale, si chiama l’emittente televisiva a riprendere il saggio finale, si pubblicizza l’iniziativa nel sito del comune, della provincia, della regione, della nazione.&lt;br /&gt;Se un albero cade nella foresta e non è ripreso dalla televisione, l’albero è veramente caduto?&lt;br /&gt;Domande amletiche come queste attraversavano gli studi di comunicazione di massa degli anni cinquanta e sessanta. Oggi, prima di tagliare un albero, di piantare un seme, di mettere un vaso in un fiore a scuola&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;- ma non solo - si fa una conferenza stampa. E così si risponde al bisogno di visibilità delle scuole. Poi si legge il pezzo e si trovano quattro o cinque nomi, quello del capo di istituto e quello di alcuni colleghi. Quelli che animano i progetti, che curano la regia degli spettacoli, che fanno le tournee con gli alunni, che per ringraziarli li portano in pizzeria. Insegnanti encomiabili, che spendono se stessi per la scuola e i ragazzi. E gli altri? quelli che restano in classe ad insegnare, a casa a correggere i compiti, a scuola a redigere i verbali.&lt;br /&gt;Nessuno spazio per loro sui giornali, in televisione, neanche uno straccio di intervista. cosa ne pensa dello spettacolo dei suoi alunni? non sanno rispondere, non l’hanno visto, come potevano? Erano in classe. Addio quindici minuti di celebrità. Resta l’intera ora di lezione. Quelle che se sono vere, fanno crescere gli alberi per davvero. Anche se non si vede ad occhio nudo.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-5854822377731045362?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/5854822377731045362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=5854822377731045362&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/5854822377731045362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/5854822377731045362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/05/quando-la-scuola-va-in-tv.html' title='quando la scuola va in tv'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/SCaSy5lw1RI/AAAAAAAAAEc/b3zGtyrTxdc/s72-c/alberi2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-9116485977596633240</id><published>2008-04-23T12:17:00.003+02:00</published><updated>2008-04-23T12:22:44.824+02:00</updated><title type='text'>la festa del libro</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Terza ora del mercoledì. E’ la mia ora a disposizione nella biblioteca dell’Istituto. Un’ora bellissima, per il solo fatto di trovarmi in una sala piena di libri tutti da leggere, immersa nel silenzio e persino nella polvere che si trova in tutte le biblioteche.&lt;br /&gt;Dopo le lezioni in classe, la fatica di guadagnare ordine e attenzione, quest’ora di solitudine è una vera e propria oasi. Con i registri dei prestiti da sfogliare, i fogli delle comunicazione da sistemare, e i libri appunto.&lt;br /&gt;Di studenti se ne vedono pochi. Ma quando arrivano con un libro in mano, in genere ne vogliono sempre un altro. Come tutte le biblioteche scolastiche, ci sono un bel po’ di testi einaudi del passato, un po’ di libri nuovi per acchiappare i più riottosi, saggi di psicologia e biografie di storia. Queste ultime praticamente intonse.&lt;br /&gt;Oggi non è venuto nessuno. Proprio oggi: la giornata mondiale del libro e dei diritti d’autore. Un evento firmato Unisco e che si tradurrà in decine e decine di eventi diurni serali notturni in locali, librerie, associazioni. Sembra la data sia stata scelta per la coincidenza di tre morti illustri proprio in questo giorno: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Inca Garcilaso della Vega. Un omaggio, dunque, a tre grandi autori che con i loro libri ci hanno fatto amare i libri e forse, ancor più, ancor meglio, il mondo e gli uomini, i complicatissimi esseri umani, grondanti di passioni, cattivi pensieri, dolcissimi sogni, infinite narrazioni. Anche solo per questo, vale la pena leggere i libri.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un’altra vulgata – la racconta Luisa Flammia nel volume &lt;i style=""&gt;San Giorgio, la principessa e il drago - &lt;/i&gt;però riferisce che la festa del libro cade, emblematicamente, il giorno di San Giorgio. Lui era il classico cavalieredalbiancodestriero,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che riuscì ad uccidere il classico drago malvagio che e affamato che stava per mangiare la classica bella e sfortunata principessa. Alfine, non solo la salva, ma le dona anche una rosa. Lei, finalmente a casa, per ringraziare il cavaliere, gli regala un libro.&lt;br /&gt;E da allora, a Silene, il villaggio in cui si svolge la storia, ogni uomo regala alla donna una rosa e lei ricambia con un libro.&lt;br /&gt;Nel frattempo l’ora a disposizione in biblioteca è passata, non è venuto nessuno, di rose nemmeno il profumo. E neanche un po’ di fiamme o di fumo di draghi. Metto a posto i registri, penso che forse avremmo dovuto organizzare anche qui una festa, coinvolgere&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ragazzi, professori, scrittori. Do un ultimo sguardo ai libri, alla loro mesta disposizione. Mi sembra di sentire i fremiti delle pagine. I volumi hanno voglia&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di essere presi, di essere letti, di andarsene in giro. Chiudo la porta a chiave: mi sto suggestionando troppo. Entro finalmente in classe: “prendete i quaderni”, dico ai mie alunni.&lt;/p&gt;  questa sera però, con gli amici di www.casertamusica.com ci troviamo al caffè del centro in via san carlo a caserta, dalle sette alle nove. l'appuntamento è intitolato: la musica dei libri, i libri della musica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-9116485977596633240?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/9116485977596633240/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=9116485977596633240&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/9116485977596633240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/9116485977596633240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/04/la-festa-del-libro.html' title='la festa del libro'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-4931951637366100145</id><published>2008-04-20T08:45:00.003+02:00</published><updated>2008-04-20T08:53:47.620+02:00</updated><title type='text'>grandi elettori crescono</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Sono finite da poco, le votazioni. Concentrati sui risultati, si dimenticano i processi. Quelli apparentemente marginali, minori, che pure fanno la difefrenza. Come il voto dei ragazzi, degli studenti, ad esempio. Sullo sfondo: da una parte la gerontocrazia della classe politica, con il nuovo (?) premeir che si definisce giovane, dall’altra la giovane candidata della parte avversaria che ha promesso di portare con sé la propria inesperienza.&lt;br /&gt;Prima del voto, la politica sembra non aver resistito alle sirene della giovinezza, con il lifting vero dei politici e il botulino simbolico iniettato nei programmi della campagna elettorale e si è parlato, per brevssimo tempo, di votanti freschi freschi, magari sedicenni.&lt;br /&gt;Sarebbe un atto di coraggio vero, il primo voto a sedici anni.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;Prima però alcune osservazioni, guardandoli votare.&lt;br /&gt;A scuola, ad esempio, a inizio anno, in occasione delle votazioni dei rappresentanti di classe, d’istituto e dei rappresentanti dei genitori: si impara a presentare le liste alla scadenza stabilita, a scrivere sugli scatoloni per contenere le schede, a contare i voti, a firmare i verbali. Anche se le schede spesso sono striscioline di carta o fogli prestampati&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;fotocopiati in segreteria.&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;I rappresentanti di classe e di istituto, sovente sono scelti tra quelli che in campagna elettorale hanno promesso più gite e più giorni di festa, l’analogo della riduzione delle tasse (o ognuno la propria variante di demogogia). La partecipazione è alta, anche se già pochi giorni dopo la vita politica scolastica latita nella quotidianità, le gite non si fanno per mancanza di professori disponibili e alle riunioni istituzionali si registra un progressivo assenteismo che a fine anno raggiunge livelli prossimi allo zero.&lt;br /&gt;I genitori sono un mistero elettorale. Presenti alla materna e alle elementari, scompaiono dalle medie alle superiori, come se gli studenti diventassero politicamente orfani all’improvviso. Mamma e papà alle superiori entrano solo per sapere: mio figlio che voto ha preso?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;Loro, i figli, nel frattempo,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;hanno altro da votare: il tronista di turno, il vincitore del grande fratello, la squadra di amici, il naufrago più figo dell’isola dei famosi. In tv le elezioni subiscono una trasformazione onomastica. Si chiamano: nomitation. E hanno il vantaggio del minimo sforzo, massimo risultato. Basta un sms per sentirsi parte di una comunità, per muoversi agilmente al di qua e al di là dello schermo, per sapere che quello che si sta scegliendo avrà un esito concreto. Sarà per questo che la partecipazione non solo è altissima. Con il vantaggio che ci si diverte pure.&lt;br /&gt;Sanno e vogliono votare, i ragazzi.&lt;br /&gt;Sono altre le cose che ignorano, la politica ad esempio. Prima o poi bisognerà che qualcuno gliela spieghi. Insieme alle ideologie, agli ideali, a quella cosa complessa e delicata che è la democrazia. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-4931951637366100145?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/4931951637366100145/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=4931951637366100145&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4931951637366100145'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4931951637366100145'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/04/grandi-elettori-crescono.html' title='grandi elettori crescono'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-4611562342351887436</id><published>2008-04-10T17:58:00.002+02:00</published><updated>2008-04-10T18:01:16.415+02:00</updated><title type='text'>Quando un prof entra in aula: in piedi!</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Assomiglia ad un’acquasantiera. E tutti ci mettono le mani. Credenti e turisti, sfaccendati e bisognosi di grazia. Poche gocce per sentirsi parte di un mondo immenso e sterminato.&lt;br /&gt;Però le acquasantiere sono state eliminate perché portatrici di numerose malattie.&lt;br /&gt;E con le numerose malattie, forse siamo alla seconda similitudine.&lt;br /&gt;Tutti hanno qualcosa da dire a proposito di scuola. Come un’acquasantiera, insegnanti e ministri, genitori e alunni, docenti universitari che a scuola mancano da almeno quarantenni anni e bidelli: ognuno ha una diagnosi e una ricetta. Questa settimana la scuola appariva sui due principali giornali accompagnata dall’aggettivo “catastrofe” (Mario Pirani su Repubblica) e “disastro” (Gian Antonio Stella sul Corriere). Sono ancora i dati preoccupanti sull’ignoranza scientifica dei nostri studenti a tenere banco, ma anche i continui episodi di bullismo, la pessima situazione edilizia delle scuole, la preparazione dei docenti. E non un partito che affronti il tema in campagna elettorale: si vola alto con malpensa, si precipita il basso con la diossina e le mozzarelle. La scuola può aspettare, “i problemi sono ben altri”.&lt;br /&gt;E a sorpresa spunta un suggerimento da un autorevole uomo di governo: ricominciamo a far alzare gli studenti dal banco quando si alza l’insegnante.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In piedi! Seduti! Sembra una boutade, ma è una frase che ha fatto discutere. Quali trascorsi scolastici evoca? Quelli in cui i prof erano rispettati, profondamente rispettati, e il gesto di alzarsi era uno dei tanti segnali di deferenza? E’ questo che vogliamo?&lt;br /&gt;In piedi…&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;da me quando si alzano, fanno tanto di quel rumore con le sedie che io poi sono costretta a implorarli: seduti, seduti.&lt;br /&gt;E’ come se a fronte di numerosi e profondi errori linguistici, qualcuno dicesse: ricominciamo dall’andare a capo dopo il punto. E il resto? Le e con o senza accento, le a con e senza l’acca, le doppie, i condizionali e congiuntivi in stato comatoso da decenni?&lt;br /&gt;Sì, ma intanto da qualche parte bisogna ripartire. Dall’andare a capo dopo il punto.&lt;br /&gt;Se solo pensassi che la ricetta può funzionare, l’adotterei subito. Ma a che serve una trasformazione così limitata, parziale, tarata su un piccolo gesto che poi è contraddetto da tantissimi altri? L’educazione è così complicata, e soprattutto rispecchia una visione così complessa che non può risolversi con un solo singolo gesto. Neanche per incominciare.&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Cosa succede poi quando il prof esce dall’aula? Seduti o in piedi? &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-4611562342351887436?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/4611562342351887436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=4611562342351887436&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4611562342351887436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4611562342351887436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/04/quando-un-prof-entra-in-aula-in-piedi.html' title='Quando un prof entra in aula: in piedi!'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1757242827007365657</id><published>2008-03-27T22:00:00.002+01:00</published><updated>2008-03-27T22:03:47.451+01:00</updated><title type='text'>corsi di recupero: who's who?</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;“Basta professorè, sto a scuola da nove ore!”. Lo so, ha ragione Giovanni, ma le mie due ore di recupero scadono tra venti minuti, e io non posso lasciare dei buchi di lezione. Mi pagano a parte, per questo lavoro. In più, si legge da ogni parte, non ci sono soldi per pagarci (invece io la baby sitter per tenere i bambini il pomeriggio la pago alla fine di ogni lezione).&lt;br /&gt;Forza, facciamola la parafrasi di “Tanto gentile e tanto onesta pare”, o almeno incominciamo a fare lo schema metrico. Almeno è facile come un cruciverba.&lt;br /&gt;“Cos’è lo schema metrico?”, mi chiede Lia.&lt;br /&gt;Ok, ricominciamo di qui: siete in terzo, è programma di prima, ma questo è un corso di recupero e bisogna fare una cura ricostituente di tutto. O almeno provarci.&lt;br /&gt;Introdotti a seguito del computo debiti e crediti, i corsi di recupero sono una realtà oramai da alcuni anni nelle scuole. Se un alunno non ha la sufficienza in una o più materie, gli si offre una possibilità.&lt;br /&gt;Proviamoci ancora, boys.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Prendiamo del tempo, togliamo spazio alle&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;lezioni normali e ricominciamo. Quando, però lo sceglie la prof. Di mattina non c’è retribuzione, di pomeriggio sì. Registrino, programmino liofilizzato, esamino, e il corso finisce.&lt;br /&gt;Fino all’anno scorso: con tre debiti non recuperati bocciato. Altrimenti promosso e rifai il corso l’anno successivo. E si poteva anche arrivare agli esami di stato accumulando debiti su debiti.&lt;br /&gt;Sino a quando è arrivato Fioroni e ha detto, più o meno: questa è la bancarotta della scuola, urbi et orbi, indagini ocse e dati istat, i nostri alunni sono veri asini.&lt;br /&gt;Basta debiti zavorra. O si recupera o si boccia. Per farlo, avete 15 ore di corso. Buon lavoro.&lt;br /&gt;E se ne è andato – non lui solo, s’intende, non per sua volontà – ma il governo è caduto e noi siamo rimasti con quel decreto tra le mani.&lt;br /&gt;Le scuole sono aperte di pomeriggio, le pizzerie all’una e mezza piene di uaglioneria – i corsi incominciano alle due e mezza e finiscono alle sei e mezza –&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;i prof strizzano i contenuti e i ragazzini crollano sui banchi. In più, ovviamente, non hanno svolto i compiti per il giorno dopo.&lt;br /&gt;Che si fa? Montano le proteste, le rimostranze dei genitori, c’è stato persino uno sciopero sindacale, una sola ora, a cui nessuno (o quasi) ha partecipato. Come un petardo di natale scoppiato in ritardo, molto ritardo, le rimostranze incominciano a farsi sentire. Adesso che i corsi sono quasi finiti.  &lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E sono tanti, troppi. Trenta, quaranta, anche cinquanta in ogni scuola. Da me hanno ridotto a 12 le 15 ore previste, altrove hanno accorpato le classi. Soldi soldi soldi. Si parla solo di questo.&lt;br /&gt;Ma ci sarebbero ben altri sos da lanciare. Un alunno del triennio, debito di italiano, ha scritto scuola con la “q”. Altro che schema metrico! Devo riprendere dall’abc. Anche io ho bisogno di un corso di recupero per fare il recupero ai miei studenti. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1757242827007365657?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1757242827007365657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1757242827007365657&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1757242827007365657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1757242827007365657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/03/corsi-di-recupero-whos-who.html' title='corsi di recupero: who&apos;s who?'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6587568933536218304</id><published>2008-03-18T14:36:00.002+01:00</published><updated>2008-03-19T09:09:59.862+01:00</updated><title type='text'>segnali di fumo</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Racconta Andrea Camilleri che quando era insegnante in un Regio Liceo Classico della sua Sicilia, ritenendo il suo stipendio insufficiente rispetto al lavoro effettivamente svolto, si faceva pagare a parte dai suoi studenti. Se questi avevano voglia di sapere come andava a finire un episodio dell’Illiade o l’esito di una guerra romana, dovevano sganciare: sigarette. E sempre, racconta Andrea Camilleri, i suoi studenti lo pregavano di proseguire. Più sigarette davano – all’epoca si vendevano sfuse – più imparavano.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Oggi anche lui finirebbe su You tube, nella stessa categoria del prof ripreso a fumare mentre spiega. Con questo aneddoto autobiografico, Camilleri non intendeva illustrare la sua nota passione per le bionde ma spiegava come alunni giustamente motivati – pagare se volete sapere – si predisponevano poi ad apprendere. Facendone esplicita richiesta.&lt;br /&gt;Di segnali di fumo se ne vedono in tutte le scuole. I bagni sono così maleodoranti&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che quando un ragazzo torna in classe è sempre seguito da una puzza di nicotina, vi sono crocicchi di docenti sfumacchiano beatamente, e ripostigli di scope in cui bidelle e segretarie fanno una pausa sigaretta. Ovunque, naturalmente, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;campeggiano divieti di fumo.&lt;br /&gt;Anzi, adesso che ci penso, nella mia scuola no. Però non si può fumare lo stesso perché è un luogo pubblico.&lt;br /&gt;Un mio ricordo, ora. Il primo giorno di lezione una ragazza mi ha tagliato la strada, uscendo all’aula con la sigaretta accesa che ha poi lanciato sportivamente nel cortile. Quasi priva di esperienza, sono tornata a casa furiosa e ho scritto una lettera al preside chiedendo almeno di posizionare i posacenere nei corridoi. Pensava fosse una boutade e ne abbiamo parlato con garbo. Da non fumatore, mi ha spiegato che il divieto di fumo a scuola è difficile da far rispettare perché i prof fumano e dunque gli alunni si rifiutano di obbedire ad un “fate come dico io ma non fate come faccio io”. Giusto. Però il posacenere nel bar della scuola l’ho portato da casa, perché sino ad allora le cicche si schiacciavano nelle fessure delle finestre. Ed è l’unico dell’istituto.&lt;br /&gt;Stessa scuola, sei anni dopo. Il corridoio in cui sono posizionate le mie classi ha la forma di ferro di cavallo. Frequentemente mi capita di incrociare un collega che fuma insieme agli studenti affacciati a una finestra (e presumibilmente le cicce le buttano giù) mentre dall’altro lato un altro collega tuona: “Spegnete le sigaretteeeee! Qui venite per studiare, non per fumare!!!!”. Sovente le due scene si svolgono in contemporanea, e tutto ciò rende abbastanza schizofreniche le nostre mattinate.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Anche a me non piace che si fumi a scuola, detesto vedere gli estintori zeppi di cenere e mozziconi  con i segni di rossetto, mi sento offesa dalle centinaia di sigarette che si accumulano in cortile a fine mattinata, e fino a qualche tempo fa chiedevo, con cortesia, ai ragazzi in corridoio di allontanarsi, di andare fuori, dove si formano quotidianamente splendidi angoli di fumatori e di fumatrici, assai graziosi da vedere. Sembra di essere in un villaggio vacanza. Poi ho smesso anch’io. Di rimbrottare. Quando ho scoperto che nel luogo più sporco e schifoso della scuola, quello in cui le cicche sono a terra, sul pavimento spazzato vanamente più volte al giorno dalle bidelle, ci fuma solo una persona. Ed è un adulto. Né a lui, né a nessun altro dei miei colleghi avrò mai il coraggio di far spegnere una sigaretta. E allora non lo faccio più – o quasi – neanche con i ragazzi. Continuo a chiedere di posizionare dei posacenere, ma mi sento rispondere che sono illegali e che potremmo, per questo, persino finire su you tube.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6587568933536218304?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6587568933536218304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6587568933536218304&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6587568933536218304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6587568933536218304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/03/segnali-di-fumo.html' title='segnali di fumo'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3889639846899810256</id><published>2008-03-15T08:39:00.004+01:00</published><updated>2008-03-15T08:58:25.121+01:00</updated><title type='text'>quano si consegna un invito 2</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R9t_UhnXu5I/AAAAAAAAAEU/J_7jvZwxScM/s1600-h/guida.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R9t_UhnXu5I/AAAAAAAAAEU/J_7jvZwxScM/s320/guida.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5177872187190131602" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;quando si consegna un invito ricevi, dopo, sempre delle sorprese.&lt;br /&gt;e per essere, alle 18 30, come recita l'invito, qualcuno si è messo in moto un'ora prima, altri sono passati dal fioraio, altri ancora, nel cuore di una riunione, mandavano sms per dire: sto arrivando. e altri erano già lì. qualcuno che non mi aspettavo, qualcuno che non conoscevo. insime a mariti, sorelle, colleghe, mamme. e così un invito diventa anche un appuntamento con la curiosità, l'amicizia e persino qualcosa di più. e bisognerebbe trovare un modo per dire grazie, davvero a tutti, per ieri sera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;in foto, la quinta e un po' di quarta bì! il fatto è che oggi hanno minacciato di fare festa, e dopo l'invito, mi tocca inviargli le cartoline per l'assenza collettiva. ma forse non, forse basta questo post sul blog. (o no?)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3889639846899810256?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3889639846899810256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3889639846899810256&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3889639846899810256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3889639846899810256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/03/quano-si-consegna-un-invito-2.html' title='quano si consegna un invito 2'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R9t_UhnXu5I/AAAAAAAAAEU/J_7jvZwxScM/s72-c/guida.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6586725708377404424</id><published>2008-03-14T09:43:00.004+01:00</published><updated>2008-03-15T08:56:45.969+01:00</updated><title type='text'>Quando si consegna un invito</title><content type='html'>&lt;div class="Section1"&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:85%;color:navy;"   &gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;color:navy;"   &gt; &lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 51);font-size:85%;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 51, 51);font-size:85%;" &gt;&lt;span style="font-family: verdana;font-size:100%;" &gt;Venerdi alle 18 30,  presso la libreria guida di caserta, maria carmela caiola e giorgio agnisola presentano "di dove sei". legge anna d'ambra&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="font-weight: bold; color: rgb(0, 51, 51); font-family: verdana;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;&lt;span style=""&gt;Un cartoncino di carta  color avorio, font elegante e un testo di poche righe. Un invito per la  presentazione di un libro, distribuito ad amici e conoscenti, che venerdì, a  quell’ora, proprio a quell’ora:  &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: normal;font-size:100%;" &gt;Alle 18.30? Faccio un  poco più tardi, ho lezione fino alle sette. Non posso, parto alle quattro, week  end a Roccaraso prenotato da un mese. Mmmm, è l’orario di punta dei  parrucchieri. Devo muovermi un po’ prima, altrimenti non riesco a parcheggiare.  Ultima lezione della settimana in palestra. Non è proprio un no. Ma nemmeno un  sì. Il venerdì è il mio turno con i bambini, chiedo a mio marito se posso  scambiare il giorno. C’è la via crucis in chiesa, appena finisco ti raggiungo.  Ci vediamo a casa tua e poi andiamo insieme. Non posso, ho le prove del mio  spettacolo. Ci vediamo lì, all together. Mi chiami se dopo fate una  pizza?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Bisognerebbe  raccoglierli alla fine, gli inviti. E allinearli su un tavolo, costruirci il  gioco dell’oca, segnando le distanze percorse, la casella in cui stai fermo un  turno, quella in cui si tira un’altra volta. E vedere chi arriva, alla fine.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="color: rgb(0, 51, 51); font-family: verdana;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=";font-size:100%;" &gt;&lt;span style=""&gt;“Ma non proprio alle  19.00, si sa che si dice così e si fa sempre più  tardi”.&lt;o:p style="font-weight: normal;"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;“Nooooo! Intanto c’è  scritto alle 18.30. e almeno tu provaci ad arrivare in orario?”.       &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="color: rgb(0, 51, 51);"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"&gt;&lt;span style=";font-family:Times New Roman;font-size:100%;"  &gt;&lt;hr tabindex="-1" align="center" size="2" width="100%"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6586725708377404424?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6586725708377404424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6586725708377404424&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6586725708377404424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6586725708377404424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/03/quando-si-consegna-un-invito.html' title='Quando si consegna un invito'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-7725114991297003407</id><published>2008-03-09T23:33:00.005+01:00</published><updated>2008-03-19T09:18:45.243+01:00</updated><title type='text'>di dove sei, un'intervista</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R9WCQhnXu4I/AAAAAAAAAEM/0btT7-OP0mc/s1600-h/cover+di+dove+sei.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R9WCQhnXu4I/AAAAAAAAAEM/0btT7-OP0mc/s320/cover+di+dove+sei.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5176186567145274242" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;due appuntamenti importanti questa settimana per "di dove sei"&lt;br /&gt;martedì, 18.30  alla libreria fnac di napoli&lt;br /&gt;venerdì, 18.30 alla libreria guida di caserta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nelle presentazioni accadono tante cose, si racconta un libro ma al contempo se ne citano altri, si parla di altri libri, di idee che sono nell'aria, si consegnano storie che troppo velocemente vanno via.&lt;br /&gt;alla presentazione di aversa, la scorsa settimana, è seguita un'intervista di peppe roncioni.  e questa è una anticipazione prima che vada in stampa.&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il cumulo di recriminazioni e insoddisfazioni che intasano la vita della protagonista iniziano a venire alla luce apertamente dopo l’inaspettata proposta del marito di trasferirsi in una diversa città. Cosa le manca per dar voce  ai propri bisogni?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;L’occasione giusta. Per fare il punto in cui siamo, con noi stessi, con i nostri progetti, con i nostri desideri, dobbiamo essere messi alle strette, dobbiamo sentirci chiamati in causa e ricordarci di noi, ogni tanto. Lei deve decidere se andare via. E solo allora si chiede veramente: cos’è che sto lasciando? E a quel punto incomincia il viaggio dentro la propria storia e la propria città. &lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tutta la vicenda è immersa nella città di Caserta, passata al setaccio dall’occhio implacabile della protagonista; più la conosce più cresce in lei un incolmabile senso di estraneità nei confronti di quel posto. Perché proprio non riesce a mettere radici a Caserta?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;Non c’è Caserta! Non l’ho mai nominata, anche se ho dato precisi segnali di riconoscimento, né tanto meno è mia intenzione disprezzarla. La città in cui si svolge la storia rappresenta una città complicata come tante. In cui è difficile mettere radici, per ragioni che riguardano, come in botanica, a volte la qualità del terreno, a volte le caratteristiche della pianta. Ci sono città che ci fanno crescere e stare bene, dove un piccolo seme può diventare un albero secolare, altre in cui nonostante innesti e cure e diserbanti, la pianta non riesce ad attecchire. Questo però non significa ignorare la città in cui si vive, per un giorno o per decenni, e peggio, non rispettarla, non averne cura. &lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Colpisce l’abitudine della protagonista e il marito di isolarsi nei momenti in cui devono prendere delle decisioni importanti per la loro vita di coppia e familiare. E’ un male che colpisce solo loro, oppure la loro chiusura deve essere vista una modalità consueta che marca la sostanziale distanza esistente tra gli uomini e le donne?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;Chi non conosce l’atroce solitudine dell’essere in due? E questo non riguarda la qualità delle persone, non sempre almeno. La solitudine nasce dal dolore, o dalla paura – di rivelarsi e persino di restare soli. Ma è anche una incredibile risorsa della convivenza umana. E credo sia una inseparabile compagna di uomini e donne, vecchi e bambini. &lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Descrivi un universo che presenta un doppiofondo, smascherato dal vizio di “osservare” della protagonista. Quali conseguenza ha sulla sua vita questa continua presa di coscienza del fatto che la realtà, il più delle volte, non è come si presenta in superficie?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;o:p style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;Questo libro è stato presentato a maggio al salone del libro con un altro titolo: Niente è come sembra. Dopo qualche giorno è uscito il cd di Battiato: Niente è come sembra. Con l’editore e la redazione abbiamo cercato un altro titolo. Ma in controluce, l’idea che dietro uno spazio ce ne sia un altro, dentro una casa si custodiscano storie invisibili, tremende o bellissime, è rimasta. La protagonista ha il vizio di osservare, di leggere, di cercare messaggi, perchè è animata dal bisogno di capire, con ostinazione. All’inizio è sconvolta, basita, ci sono vicende che la lasciando perplessa, che vanno rifiutate: il doppio fondo è pericoloso, custodisce menzogne, cela ingiustizie, differenze, e anche corruzione, malavita. Ma è anche vero che ci sono dei luoghi segreti, dei doppi fondi che sono&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;tali solo perché non hanno la possibilità di uscire allo scoperto, o perché nessuno ha mai guardato in profondità, e sono pieni di tesori. Niente è come sembra: neanche un doppio fondo! &lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;Nel libro sono presenti tante donne che trascinano la propria esistenza senza sussulti, annegando in un’anonima quotidianità. Cos’è che impedisce alle donne di mettere le ali ai propri sogni?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;I tacchi? Le snacker? Le infradito d’estate e i camperos d’inverno? Non so rispondere. So che tutte camminiamo con il nostro passo dentro la vita: incerto, elegante, sportivo, marziale, ognuna ha il suo. C’è una dimensione quotidiana che ci chiama, che richiede la nostra presenza, reale, concreta, un insieme di azioni molto semplici, ma ineludibili, a cui non ci si può sottrarre. Se si ha la forza, l’immaginazione e le persone giuste accanto, è possibile traghettarli, questi sogni, nella propria vita. E andarsene in giro con un paio d’ali: a fare la spesa con il proprio compagno, al mare con le amiche, al parco con i bambini, al cinema da sole, e così via.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tu, di dove sei…e dove sogni di andare…&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;Dal 1967 sono ufficialmente iscritta all’ufficio anagrafe del comune di Noicattaro, &lt;st1:metricconverter productid="15 chilometri" st="on"&gt;15 chilometri&lt;/st1:metricconverter&gt; da Bari. Ma sono andata via alla fine del liceo, dunque sono oltre venti anni che non ci abito più, ma continuo ad andarci, praticamente sempre. E’ dietro l’angolo. Da tutti i posti del mondo, per me, il mio paese, è sempre “dietro l’angolo”. Ma credo di avere diritto di cittadinanza onoraria in certi luoghi che ho frequentato sin da bambina&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;nelle pagine dei libri. Almeno di una ventina che conosco (quasi) a memoria. Ho a lungo frequentato la Roma umbertina di Pirandello e la sperduta Casarola di Bertolucci, Genova, la città fatta di scale di Caproni e le terre desolate di Montale. Ancora scogli, mare e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;faraglioni di tanti autori siciliani e Napoli, da Boccaccio sino ai giorni nostri. E più lontano, ho a lungo navigato nell’acqua rossastra e violetta della Ballata del vecchio marinaio e camminato nella Parigi di tutti i romanzieri francesi. Ma il posto in cui devo tornare per sentirmi a casa è il giardino delle rose nei Quattro Quartetti di Eliot: “il genere umano non sopporta troppa realtà"&lt;br /&gt; Dove sogno di andare? Niente sogni, voglio essere sorpresa dalla vita, e dalla imprevedibilità degli itinerari, delle fermate, degli incontri…&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-7725114991297003407?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/7725114991297003407/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=7725114991297003407&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7725114991297003407'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7725114991297003407'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/03/di-dove-sei-unintervista.html' title='di dove sei, un&apos;intervista'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R9WCQhnXu4I/AAAAAAAAAEM/0btT7-OP0mc/s72-c/cover+di+dove+sei.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1756721870000767388</id><published>2008-03-05T15:56:00.002+01:00</published><updated>2008-03-05T16:03:12.475+01:00</updated><title type='text'>di cosa parliamo quando parliamo di scuola?</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Dicono che la scuola sia un buon cavallo di battaglia per la campagna elettorale. Ma a poco più di un mese dall’elezioni, nessuna discussione seria è stata affrontata. Anzi, sembra essere un argomento imbarazzante. Per comprendere le ragioni, due passi indietro.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Uno. Forse era stato l’anello più debole del governo Berlusconi, il ministero della Moratti, tra riforme brandite a colpi di sciabola, slogan pubblicitari&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;– come le indimenticabili tre i – e colpi bassi ancora non del tutto ammortizzati (soprattutto all’università).&lt;br /&gt;Due. Dopo le migliaia di proteste dei ragazzi, dei genitori, dei giornali ci si aspettava dal governo di sinistra una risposta significativa. Non dico Umbero Eco ministro dell’istruzione, ma qualcosa di simile! Un intellettuale, un maestro, una figura in cui riconoscersi, a cui affidarsi, con cui condividere un percorso. Invece: Fioroni! Un medico, chiamato a risanare lo stato comatoso della istruzione. E tanto gli elettori non conoscevano lui, quanto lui non conosceva la scuola. (in compenso, adesso tutti qui in Campania conoscono la sua segretaria personale, piazzata nelle liste del pd). Il ministro ha lavorato, con il piglio del padre di famiglia, con un buon team di esperti, tirando fuori, ad ogni occasione, la parola serietà. Un po’ di decreti, scacco matto sull’esame di stato e non pochi equivoci sulla questione dei debiti e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;dei recuperi, affidando ai docenti una complessa contabilità di sufficienze e insufficienze, per alunni buoni e cattivi. Ma, va riconosciuto, Fioroni è sempre stato isolato nel Governo, un&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;diesel che ha percorso lentamente, inesorabilmente la sua strada. E se non fosse stato per quello strale, proprio a seguito della emergenza munnezza, - le scuole sono sacre! – Prodi dell’istruzione, della formazione, in realtà non ne ha parlato mai.&lt;br /&gt;Anche a governo finito, i partiti ne parlano poco. Non sanno che dire, come spesso accade quando c’è molto da fare.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1756721870000767388?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1756721870000767388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1756721870000767388&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1756721870000767388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1756721870000767388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/03/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di.html' title='di cosa parliamo quando parliamo di scuola?'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1586297868843191211</id><published>2008-02-27T07:07:00.004+01:00</published><updated>2008-02-27T07:10:57.452+01:00</updated><title type='text'>Adolescenti: istruzioni per l'uso.(non è vero ma ci credo)</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Adolescenti, istruzioni per l’uso. Credo di avere in casa almeno un paio di libri con un titolo simile, più tanti altri manuali, saggi, dispense di programmazione neurolinguistica, appunti presi durante i corsi di aggiornamento, perfezionamento et similia. Non sono mai riuscita a comprendere, ma neanche lontanamente, gli enigmi dell’adolescenza. Perché alcune ragazzine mangiano senza sosta dalla prima alla sesta ora e altre sono secche come acciughe?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Cosa avvicina, al di là del dato anagrafico, un ragazzino tutto brufoli da un altro ricoperto di piercing e tatoo? E come la mettiamo con quelle che hanno lo stesso taglio di capelli ma dei modi radicalmente diversi di comportarsi? Adolescenti. Questa volta, forse, possiamo farcela: il nostro sos è stato raccolto dalla televisione. Martedì sera su La 7. Se solo i figli ci lasciano avvicinare al televisore.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nella prima parte della puntata, un osservatore esterno, guarda, filma e commenta le nefandezze che un figlio, una figlia compiono a danno dei genitori: hai l’alzaimer (a 42 anni!), non capisci niente, zitta tu! non mi comandi.&lt;br /&gt;In genere gli strali sono rivolti alla madre, o al massimo alle sorelle più grandi. Si sa: le mamme , le donne di casa, sono il danno maggiore che il mondo possa arrecare ai figli.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ad un certo punto, l’esausta genitrice prepara la valigia ed esce di casa. Non con spirito di vendetta: adessomocciosovediteladasolo! No: la mamma guida con calma il drappello di tutti i familiare per lasciare l’erede in compagnia di un life coach.&lt;br /&gt;Va via lasciando un dvd in bella vista in cucina. Guarda un po’ bello!, non lo dice ma secondo me lo pensa. Il figlio accende il lettore dei dvd e osserva sconvolto il messaggio di addio (temporaneo).&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Driin! Non si è ancora ripreso dall’idea di avere una casa vuota, tutta per lui, e subito arriva il coach. Anche lui con una valigia trolley (ma non si sa perché se lo porta dietro, infatti di lì a poco usciranno da quella casa).&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;I due parlano sul divano, il coach gli mostra i video, gli chiede se si piace così. Lui non ammette che fa schifo, ma in qualche modo si convince a collaborare. E allora: arti marziali (per colpire devi imparare a essere colpito), lavorazione del vetro (bisogna saper maneggiare gli oggetti taglienti) , incontri con artisti di strada (si deve andare alla ricerca di parti inesplorate di sé).&lt;br /&gt;Tempo tre giorni, il ragazzino è rinato: il sorriso splende sul suo viso, non è più aggressivo, persino i brufoli sembrano spariti. Sei pronto? Certo, dice lui. Seconda parte: scrittura. Scrivi quello che hai visto di te, come eri e come potresti essere, il passato e il futuro, le doti che hai scoperto e quelle che potresti potenziare. Lui è trasfigurato. Si torna a casa, si abbraccia mamma – non è vero che sono un guaio, le mamme: sono la cosa più bella del mondo… -&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ci si stringe con gli amati fratellini e si piange un po’. Ho capito, ho capito.. dicono a fine puntata.&lt;br /&gt;Tutti capiscono, in ogni puntata, e finalmente iniziano a vivere felici e contenti.&lt;br /&gt;Perché? Perché vedere un programma così? Quale bisogno di rassicurazione, di certezza, spinge noi genitori, educatori, zii e amici di ragazzi adolescenti a buttarci tra le braccia del primo (reality) venuto?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Perché abbiamo un disperato bisogno non solo di consigli ma persino di istruzioni. Il nostro compito è quello di aiutare l’adolescente a essere se stesso. Lo ha detto pure il coach che questa è una fase di scoperta e creatività. Bisogna anche inventarsi, durante questa fase della vita.&lt;br /&gt;A parte che, ci si dovrebbe inventare in tutte le fasi della vita, ma come faccio a creativizzare la mia esperienza se tu mi dai le prescrizioni, la posologia, le indicazioni quasi fosse una terapia farmacologica?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;E poi, perché tutti i conflitti si ricompongono in un happy end così prevedibile e scontato, replicato puntata dopo puntata? Sembra un programma così fresco, così innovativo, e invece, superata la crosta di imbonitori dei buoni sentimenti, ci si rende conto che ha un nocciolo conservatore inespugnabile. Ma queste sono considerazioni presto soppiantate dalle iniezioni di fiducia dei coach, che in fondo schiacciando l’occhiolino al nostro spirito vigile e critico ci chiedono: che ti costa provare? Infatti… &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1586297868843191211?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1586297868843191211/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1586297868843191211&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1586297868843191211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1586297868843191211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/02/adolescenti-istruzioni-per-lusonon-vero.html' title='Adolescenti: istruzioni per l&apos;uso.(non è vero ma ci credo)'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3709486939168173582</id><published>2008-02-21T06:40:00.004+01:00</published><updated>2008-02-21T06:44:59.648+01:00</updated><title type='text'>noi siamo qui</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R70PEArgdhI/AAAAAAAAAD4/XE_qSD4Uw80/s1600-h/cover+lucente+jpg.jpg"&gt;oggi pomeriggio, alle 18 00, presso la libreria mondadori in via benedetto croce a napoli, ci ritroviamo per un brindisi , per  il mio e altri nuovi libri della casa editrice. &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R70PEArgdhI/AAAAAAAAAD4/XE_qSD4Uw80/s1600-h/cover+lucente+jpg.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R70PEArgdhI/AAAAAAAAAD4/XE_qSD4Uw80/s320/cover+lucente+jpg.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5169304508867573266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3709486939168173582?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3709486939168173582/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3709486939168173582&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3709486939168173582'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3709486939168173582'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/02/noi-siamo-qui.html' title='noi siamo qui'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R70PEArgdhI/AAAAAAAAAD4/XE_qSD4Uw80/s72-c/cover+lucente+jpg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2427026117141127407</id><published>2008-02-07T23:08:00.001+01:00</published><updated>2008-02-07T23:10:41.381+01:00</updated><title type='text'>l'illuminismo spiegato a una prof</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;A scuola ci sono giorni che si aspettano per tutto l’anno. Più delle feste, più dei compleanni. Perché un insegnante ha l’appuntamento con il proprio argomento preferito, o quello che ritiene fondante, essenziale. Se capiscono questo, hanno capito tutto. Ma va bene anche se capiscono solo questo. Chi se ne importa dell’assolutismo di re sole! Al diavolo Giacomo I e Giacomo II! E quelle guerre di successione che fanno venir voglia di strappare le pagine. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;I L L U M I N I S M O.&lt;/p&gt;                    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Finalmente! E di anno in anno la lezione diventa sempre più bella e interessante, le frasi mantra si arricchiscono di particolari, di sfumature, di aneddoti con cui catturare l’attenzione.&lt;br /&gt;Sconfiggere il buio con il lume della ragione. Il sapere coincide con la libertà. Il cielo stellato sopra di me, la morale dentro di me. Kant non c’è nei libri di storia, ma bisogna parlane lo stesso: l’illuminismo è una categoria dello spirito che ancora oggi ci appartiene.&lt;br /&gt;E che dire di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Montesquieu, quando, ragionando sulla sete di dominio, spiega che la sola cosa necessaria è che “il potere arresti il potere”.Anche se oggi quella parola arrestato, insieme a potere, rischia di portarmi in un terreno insidioso. Non oggi, la prossima volta ne parliamo, giuro. E subito, in picchiata verso Rousseau, e il suo “Discorso sull’origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini”. Perché c’è stato questo processo di degenerazione dell’umanità? Avrebbero molte cose da dire a proposito. Ma io li precedo: all’origine di tutti i mali c’è la formazione della proprietà, sconosciuta allo stato di natura. Il buon selvaggio ignorava il concetto di mio e tuo. Con la proprietà, nata insieme all’uomo civile, sono nate le differenze tra ricchi e poveri e di qui sono scaturite tutte le altre ingiustizie e sopraffazioni.&lt;br /&gt;“Al paese mio ci stanno tanti buoni selvaggi…”. Freno di botto.&lt;br /&gt;Il mio alunno abita a Marcianise, e non avevo mai sospettato il legame tra questa cittadina e il mio Rousseau. “No, se uno lascia il motorino per la strada, ci sono tanti buoni selvaggi che non ci pensano che ci può essere la proprietà privata, salgono sul motorino e se lo prendono. Fanno sempre questo”.&lt;br /&gt;Si ride per la forza del paradosso, mentre si fa la conta dei motorini e delle bici che sono stati rubati nel corso dei loro diciassette anni. Abbastanza.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un compagno replica: “Allora sono più civili al paese mio”, che è vicino Napoli, patria di un altro illuminismo, intenso e complicato. “Da me, se non ci sta la proprietà non si fanno furti. Vogliono tenere la soddisfazione loro”. E cioè? “Per rubare qualche cosa ci deve stare un catenaccio, un lucchetto, un segnale che quella cosa non si tocca e loro la vogliono avere per forza”. Fammi un esempio, continuo a non capire.&lt;br /&gt;“Professorè, l’altro giorno stavamo facendo un trasloco da casa di mia nonna. Dovevamo portare i mobili a un'altra parte. Siccome il furgoncino era tutto pieno abbiamo lasciato un comodino in mezzo alla strada, per fare un altro viaggio. Un signore si è girato tutto arrabbiato è ha detto: mo’ vi siete imparati tutti quanti a lasciare la munnezza mezz a via. Mio padre l’ha guardato storto. Siccome stava là, senza catenaccio nessuno se lo prendeva: era munnezza. Ma vi faccio vedere che se quel comodino lo legavamo a un palo con una bella catena, dopo dieci minuti sicuro non ci stava più”.&lt;br /&gt;Sicuro io non so che dire, la discussione prosegue tra di loro, tra esempi e controesempi. Un dibattito alla maniera dei philosophie. Tratto da quella sterminata enciclopedia che è la loro vita.&lt;br /&gt;Dubbio. Ma poi Proudhon e la sua teoria – la proprietà è un furto” glielo spiego o no? &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2427026117141127407?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2427026117141127407/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2427026117141127407&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2427026117141127407'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2427026117141127407'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/02/la-propriet-un-furto-o-no.html' title='l&apos;illuminismo spiegato a una prof'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-8306846119457844567</id><published>2008-01-20T19:24:00.000+01:00</published><updated>2008-01-20T19:31:50.065+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il fatto è che io non riesco a pensare ad altro. Magari faccio altro, faccio la spesa, leggo, correggo i compiti, vado a teatro, stiro i panni, seguo il telegiornale, variando l’ordine a seconda dei giorni e delle ore,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ma penso sempre ad una cosa sola. A quella, a questa.&lt;br /&gt;L'altra sera siamo rientrati a casa in macchina, con i bambini. La polizia aveva bloccato l’accesso per la strada di casa nostra, da entrambi i lati. Stanno pulendo. E siamo stati contenti. Una bella notizia. La mattina dopo abbiamo attraversato la strada e abbiamo trovato uno scempio, diverso da quello del giorno prima, ma di uguale dolore. I muretti delle aiuole erano divelte, sul cemento c’erano ancora i graffi delle ruspe, il palo dell’insegna piegato. “E’ come la guerra!” mi ha detto mio figlio. Proprio così, come una guerra.&lt;br /&gt;Nella strada successiva, la situazione era identica al giorno prima. Colline di rifiuti. E tra di loro spuntavano persino tre alberelli rinsecchiti. Ostinatamente stanno crescendo. Con quell’humus formidabile, chi le ferma!&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“A scuola mia ci sono i topi! C’è la disinfestazione”, mi ha detto con un sorriso il bambino che abita accanto. Lui è a casa, si sta anticipando le domande di storia. “In che senso l’Egitto è il dono del Nilo?” mi ha chiesto, dovrebbe essere il contrario?”. Gli ho raccontato di Erodoto, però secondo me aveva ragione il bambino. E' difficile fare un dono alla terra che abitiamo...&lt;br /&gt;“A scuola mia i topi non&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;li hanno ancora trovati”, ha risposto mio figlio. Ecco, loro parlano così, di questa normale emergenza che è entrata nelle loro vite. Paolo, tra poco compie sei anni e progetta il suo compleanno fantasticando  &lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;di bacchette magiche per trasformare i sacchetti di spazzatura in scoiattoli.&lt;br /&gt;E’ vero, davanti scuola sua hanno pulito, ma stamattina per raggiungere il mio istituto dopo averlo accompagnato ho attraversato una strada con la spazzatura da un lato all’altro del marciapiede. Un varco che diventa sempre più stretto. Sono arrivata con gli occhi lucidi. Per la rabbia. E forse per effetto di qualche sostanza irritante. Non lo so e non mi importa saperlo. In classe abbiamo letto un articolo di giornale. Incominciava con la città di notte piena di topi e di cani. E in questa notte che si è infilata nella mattinata scolastica, i miei alunni hanno raccontato della vita nei loro paesi. Sembra che in alcuni la situazione peggiori di molto. Lontani dalle telecamere, dalle attenzioni dei politici, i cumuli crescono insieme a loro, insieme alla loro adolescenza. Sembra si sia detto tutto, si sia visto tutto, invece c’è ancora bisogno di parlare. Forse solo per vincere questa solitudine che entra dentro. Mentre fuori tutto si gonfia,  straborda, esonda... &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-8306846119457844567?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/8306846119457844567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=8306846119457844567&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8306846119457844567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8306846119457844567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/01/il-fatto-che-io-non-riesco-pensare-ad.html' title=''/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1660089118753841774</id><published>2008-01-08T22:03:00.000+01:00</published><updated>2008-01-08T22:48:32.438+01:00</updated><title type='text'>ritorno alle scuole sacre</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R4PsgmZNl3I/AAAAAAAAADs/4uEyDDy_Lbk/s1600-h/Immagine+165.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R4PsgmZNl3I/AAAAAAAAADs/4uEyDDy_Lbk/s320/Immagine+165.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5153222443448244082" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;       &lt;p class="MsoNormal"&gt;Questa mattina noi mamme, ci siamo tornati nelle scuole sacre dei nostri bambini. Stringendo le loro manine, sbilanciate dalle cartelle pesanti, parlando di figurine e di penne cancelline. Camminando dentro la normalità, che sempre, quando ci manca, si rivela preziosa, irrinunciabile, piena di bellezza. Abbiamo solo allungato i nostri percorsi: le colline di spazzatura hanno cambiato la topografia delle strade, i percorsi si fanno più tortuosi, ora ci stringiamo sotto i muri, ora ci sospingiamo al centro della strada, tanto anche le macchine vanno piano.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Copriti la bocca!”, intima a suo figlio la mamma che ci precede. Stiamo passando davanti ad un negozio di parrucchieri, e per terra ci sono ciocche tagliate, capelli colorati, flaconi di shampoo. C’era un sole tiepido, oggi,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ma tutti i bambini avevano le sciarpe intorno al collo per immergerci il naso, e il passo diventava più veloce quanto più lunga era la fila di sacchetti riversi.&lt;br /&gt;“Secondo me dobbiamo prendere un sacco grandissimissimo e mettere dentro tutto”.“E poi lo buttiamo nel vulcano”. “No, e poi lo attacchiamo all’anello di saturno”. Hanno sei, sette anni, e ci stanno pensando anche loro ad un super super potere per risolvere la situazione. Ascoltiamo i loro discorsi in silenzio, riescono persino a farci sorridere.  &lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Non serve chiudere le scuole”, dicono alcune insegnanti. Non solo perché sono sacre, ma perché domani, dopodomani la spazzatura sarà semplicemente aumentata. E ancora, con maggiore idealismo: “Non serve chiudere le scuole, perché solo le scuole offrono rifugio e riparo dai mali del mondo”. E a questo punto, i bambini non dovrebbero andare neanche più in palestra, in parrocchia, al parco giochi? Qui dovunque e così. E’ questa è la loro città, anche se a tutti fa venire voglia di fuggire. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Diritto alla salute o diritto all’istruzione? Diritto ad avere diritti, prima di tutto.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;Bisogna scendere giù, a un metro da terra, ad altezza di bambino. Vedere la spazzatura con il loro occhi, provare la sensazione di sentirsi fisicamente accerchiati. Sentire sotto il naso l’afrore dei rifiuti e l’odore del grembiulino. Odore di detersivo, di ammorbidente, di additivo che le mamme stanno utilizzando in dosi massicce in questi giorni. Perché qui non c’è scampo per nessuno, neanche per i panni stesi ad asciugare.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Forse questa è la sola ragione per accompagnare i bambini a scuola, nella scuola sacra (e possibilmente pulita): poter sperare che lì loro potranno raccontare quello che stanno vivendo, trovare le parole giuste per le loro paure, disegnare quello che vedono, sapere di avere adulti capaci di ascoltarli e amici con cui smettere di sentirsi soli, in questo incubo che non accenna a finire. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1660089118753841774?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1660089118753841774/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1660089118753841774&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1660089118753841774'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1660089118753841774'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/01/ritorno-alle-scuole-sacre.html' title='ritorno alle scuole sacre'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R4PsgmZNl3I/AAAAAAAAADs/4uEyDDy_Lbk/s72-c/Immagine+165.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-5582354743817367906</id><published>2008-01-01T10:22:00.000+01:00</published><updated>2008-01-01T10:28:27.113+01:00</updated><title type='text'>Per incominciare l'anno: la lettera di Sergio Tanzarella</title><content type='html'>La lettera di Sergio Tanzarella è arrivata anche a me. E metterla qui è il minimo che posso fare per ricambiare la grandissia stima che ho dell'autore, mio amico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;Signor presidente della Provincia di Caserta Alessandro De Franciscis,&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 5.65pt;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;                             &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 5.65pt;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;                                                                                                                 &lt;/span&gt;ben volentieri mi sarei evitato il compito di scriverLe una lettera pubblica, ma la gravissima condizione in cui Lei e i partiti che Le sono sodali avete posto questa Provincia e la città di Caserta esige una parola di ammonizione e condanna. Una parola che si coniuga ad un tempo con una esigenza che apparirà a Lei e alla Sua concezione della politica come estranea e inusuale: giustizia e questione morale. Giustizia per coloro che sono stati traditi da una politica spietata come la Sua, una politica che ha anteposto il potere e il consenso alla dignità, alla salute e alla felicità degli esseri umani. O la politica si riconosce questo compito prioritario o rischia di accettare ogni mezzo per alimentarsi e autoriprodursi affermando come necessarie quelle presunte “leggi assolute” della politica con le quali si pretende di giustificare ogni male. Le scrivo quindi non per questioni personali ma per la responsabilità civile che dovrebbe impegnare ogni singolo cittadino.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Come se non fosse già grave l’amorale politica attuata in questi anni dal presidente della Regione Bassolino, ogni speranza di trasformazione sociale e partecipazione politica è naufragata miseramente in questi anni della Sua amministrazione provinciale. Le nomine negli Enti gestiti dalla Provincia hanno continuato a seguire le regole del clientelismo come nel passato: incarichi affidati a benemerenze elettorali o a portatori di voti invece di competenze professionali o riconosciuta moralità. I nomi dei consiglieri e dei presidenti - lautissimamente retribuiti - di questi Enti non hanno bisogno di commenti! La nomina del direttore generale della Provincia è stata realizzata con un bando scandaloso quanto i titoli del vincitore: un semplice diplomato, Suo amico, del tutto digiuno di diritto amministrativo e privo di qualsiasi competenza, ma certo ben preparato nella gestione degli affari e che - come è noto - è oggi sotto inchiesta per gravissimi reati relativi all’alta funzione ricoperta. Dopo il suo arresto Lei non solo non ha fatto pubblica ammenda, ma non ha smontato la struttura dirigenziale dell’Ente affidata ad alcuni funzionari - tra cui dei distaccati presso la Provincia - non poco chiacchierati, ma l’ha addirittura rafforzata riconoscendo a costoro - in alcuni casi - poteri decisionali superiori agli stessi Assessori e mortificando le competenze dei tanti dipendenti onesti e operosi. E che dire poi dello spreco? Della prodiga gestione delle consulenze? Oppure della sagra dell’effimero iniziata con centinaia di migliaia di euro scialacquati per l’anniversario della ricostituzione della Provincia e continuata con la promozione di attività sottoculturali come la “Mostra sulle mogli dei presidenti della Repubblica” o la costosa rivista di propaganda - La Provincia nuova di Terra di lavoro - stampata coi soldi dei cittadini (nel numero di dicembre vi sono 9 Sue foto nelle prime 12 pagine!!!) per promuovere la Sua immagine? Come giustificare, infine, le sempre più ridotte risorse destinate alle politiche sociali?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 5.65pt;"&gt;&lt;i style=""&gt;All’inazione amministrativa diretta si accompagna la Sua assidua attività politica di occhiuto controllo e influenza su strutture locali come le Aziende Sanitarie e l’azienda Ospedaliera cittadina gestita da ossequiosi servitori Suoi, di Mastella, di Bassolino, di De Mita. Sempre gli stessi nomi dei padroni della vita e della salute dei cittadini e che ora hanno elaborato un vergognoso Piano Sanitario che moltiplicherà soltanto incarichi e benefici personali. Sempre gli stessi nomi che gestiscono un potere immenso per il loro solo tornaconto: di partito, di corrente, di voti ma ai quali non interessa in alcun modo la sorte dei malati o la prevenzione in una Provincia e in una Regione con tassi elevatissimi di tumori e altre gravi patologie provocate da un inquinamento sistemico e forse irreversibile. Come è scandaloso e ridicolo dinnanzi a questo disastro ambientale sentirLa parlare di vocazione turistica della Provincia, di prodotti agroalimentari pregiati e di eccellenze.&lt;span style=""&gt;         &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 5.65pt;"&gt;&lt;i style=""&gt;Agli inizi degli anni ’90 Lei, insieme ad altri rappresentanti delle associazioni ecclesiali della diocesi di Caserta, indirizzò una lettera ai casertani perché prendessero coscienza del danno morale e ambientale che la politica del tempo stava producendo. Oggi devo riconoscere che quell’allarme, errato per difetto, è stato ampiamente superato dalla Sua azione che ha posto la città in una condizione di morte. Io non ho autorità per chiederLe dimissioni né la cosa mi interessa - questa richiesta dovrebbero farglieLa tutti i consiglieri provinciali che hanno retta coscienza - ma come cittadino ho il diritto di chiederLe a nome dei tanti condannati a morte di questa città un atto di ammissione di colpa, di grave colpa nell’aver sostenuto l’apertura della discarica de “Lo Uttaro” in un’area abitata da 200.000 cittadini e nell’essere restato insensibile agli appelli e alle denunce di chi le segnalava l’errore compiuto e la gestione illegale della discarica. Ricorderà l’accorato testo del manifesto del vescovo Nogaro, le innumerevoli segnalazioni dei consulenti del Comitato contro la discarica, le proteste dei cittadini per la nauseante e vomitevole puzza che si è diffusa in una superficie di molti chilometri quadrati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 5.65pt;"&gt;&lt;i style=""&gt;Signor presidente De Franciscis, non occorreva l’intervento della Magistratura per stabilire che quella discarica era illegale e non poteva essere realizzata: parlavano da sole già le carte. E da esse era facile prevedere la catastrofe ambientale irreversibile che avrebbe procurato senza risolvere in nulla il problema dei rifiuti. Lei ha favorito l’apertura di una discarica sopra un’altra discarica già piena di rifiuti pericolosi, omettendo il controllo ha permesso che si sversassero a “Lo Uttaro” sostanze altamente tossiche, che i rifiuti conferiti fossero di tipo completamente differente da quelli stabiliti, che la falda acquifera fosse raggiunta da sostanze tossiche e percolato. Lei è rimasto indifferente a qualsiasi appello, richiamo, segnalazione, documentazione &lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;fotografica relativa a quanto si stava verificando! Lei aveva un potere enorme e lo ha usato nel modo peggiore possibile.&lt;span style=""&gt;        &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 5.65pt;"&gt;&lt;i style=""&gt;Ricordando che Lei un tempo è stato un esponente della corrente di Cirino Pomicino non mi meraviglia questa sua concezione del potere come dominio e come onnipotenza. Lei resta coerente a colui che fu Suo maestro e protettore. Lei così ha confuso i principi di una Repubblica con una monarchia assoluta, dimostrando di conoscere solo le regole del privilegio di casta. E’ il caso che Le rammenti che la nobiltà è stata abolita con la Costituzione del 1948. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 5.65pt;"&gt;&lt;i style=""&gt;Ma mi meraviglia e sconcerta il silenzio di Caserta e della Provincia tutta: un sottosegretario e una decina di parlamentari che tacciono compatti di fronte a “Lo Uttaro”, partiti vecchi e nuovi che accettano che la politica possa essere ancora ridotta a clientela e comparaggio, sindacati che trovano normale la sarabanda di inaugurazioni di centri commerciali miseramente camuffati con sviluppo e ricchezza diffusa, cittadini rassegnati a far da sudditi e spettatori e gli onesti di tutti i partiti che restano inerti. Signor presidente De Franciscis, Lei potrà anche continuare in questa dissennata gestione del potere a qualsiasi prezzo e nella Sua corsa a nuovi incarichi di questo nuovo-vecchissimo Partito Democratico già avvezzo ai clientelismi, ai tesseramenti forzosi, all’assenza di democrazia, al vuoto culturale, Lei potrà continuare a calpestare i diritti, farsi forte della diffusa ignoranza e omertà e non tenere in alcun conto il mio dissenso di semplice cittadino, ma sappia che dinnanzi alla sfiducia nella politica che Lei sta causando, all’ulteriore dissolvimento della moralità civile e alla catastrofe de “Lo Uttaro” che Lei ha provocato la Storia di ieri l’ha già condannata.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Caserta, 30 dicembre 2007&lt;span style=""&gt;             &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                    &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;                                                              &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;Sergio Tanzarella&lt;/i&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Bookman Old Style&amp;quot;;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-5582354743817367906?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/5582354743817367906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=5582354743817367906&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/5582354743817367906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/5582354743817367906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2008/01/per-incominciare-lanno-la-lettera-di.html' title='Per incominciare l&apos;anno: la lettera di Sergio Tanzarella'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2836428229996458784</id><published>2007-12-21T16:15:00.000+01:00</published><updated>2007-12-21T16:18:12.857+01:00</updated><title type='text'>è natale anche qui</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R2vZEGZNl2I/AAAAAAAAADk/d8GDaInNj7k/s1600-h/natale2007.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R2vZEGZNl2I/AAAAAAAAADk/d8GDaInNj7k/s320/natale2007.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5146445663659988834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;           &lt;p class="MsoNormal"&gt;Gocce di luce che sembrano scendere dal cielo di una notte stellata, strascichi di cometa che si congiungono e si inseguono per la via, e poi archi che si restringono, girandole che si allargano, rami di alberi che si spingono in alto e con le rosse lampadine sfiorano il buio. A dicembre viene voglia di camminare tutto il tempo con il naso all’in su. Non importa se si gela (il naso), quello che conta è l’incanto delle lucine, dei colori, dei riflessi cangianti. E’ Natale.&lt;br /&gt;Ma di andare con il naso all’in su qui, questo Natale, no, non si può. Si rischia di inciampare, di cadere, di finire spiaccicati al suolo. Ed è vero che i sacchetti della spazzatura sono morbidi, però mica tutti. Ci sono anche ferri appuntiti, vasi sbreccati, rimasugli di serie luminose natalizie. Quelle che non funzionavano, che non sono finite verso il cielo, dove potevano andare se non nella spazzatura? Per terra, appunto.&lt;br /&gt;Altro che naso all’in su. Molti camminano con la sciarpa intorno al viso, per proteggersi dal cattivo odore, con i pacchetti che penzolano dal braccio, dondolanti felici verso le feste. Altri camminano con il capo cosparso di cenere, perché si vergognano, di festeggiare un Natale così, vedono una confezione di cotechino in salumeria e immaginano già cosa ne sarà, saprebbero riconoscerla tra mille, in uno dei tanti cumuli di spazzatura, anche alla luce intermittente e colorata delle lampadine di Natale.&lt;br /&gt;I cumuli intorno ai cassonetti sembrano gonfiarsi, minuto dopo minuto, comparire di qua e di là come tanti bubboni sul viso. Invece si allargano sotto i piedi, come in un film di paura.&lt;br /&gt;Forse bisognava restare al buio, approfittare dei contorni cancellati dalle lunghe notti di dicembre e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;restare un po’ a pensare, capire, cercare di capire. Oppure, al contrario, bisognava illuminare la città a giorno, e di nuovo pensare, capire, cercare di capire. Anche questo è Natale.&lt;br /&gt;Nella maggior parte delle scuole questa festa è la più bella dell’anno.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Soprattutto nelle scuole materne ed elementari. Con una scusa o con l’altra ci sono stata almeno in paio di volte questa settimana. Per guardare il pupazzetto di neve (ma è ovatta!) attaccato alle finestre, per rubare un po’ di porporina dai banchi e tenerla tutto il giorno tra le dita ( tanto non se ne va mai..), per sentire l’odore di vinavil che scende dai tubetti, per vedere il passo incerto del bambino sotto il peso del vaso di stelle di natale da portare alle maestre. E penso che tutti quanti ci sentiamo come lui, come quel bambino, con le foglie della pianta che ci sfiorano il naso, ci coprono la vista, un po’ barcolliamo, un po’ andiamo. Verso un bigliettino d’auguri, verso una poesia di cui non ricordiamo le rime, verso una festa che non sappiamo bene cos’è ma immaginiamo che ci aspetta, da qualche parte. Facciamo attenzione a dove mettiamo i piedi, potremmo inciampare. D’altronde quelle lucine sono inutili, non ci aiutano a vedere. Però vogliamo sperare, vogliamo trovare un punto, un posto in cui la strada finisce e finalmente possiamo posare anche la nostra stella di Natale. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2836428229996458784?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2836428229996458784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2836428229996458784&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2836428229996458784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2836428229996458784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/12/natale-anche-qui.html' title='è natale anche qui'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/R2vZEGZNl2I/AAAAAAAAADk/d8GDaInNj7k/s72-c/natale2007.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3248762843060874541</id><published>2007-12-14T09:07:00.000+01:00</published><updated>2007-12-14T09:18:33.888+01:00</updated><title type='text'>il piacere di andare, di leggere e  di fare fotografie</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Adesso si chiamano viaggi di istruzione, oppure visite guidate. Però: sempre gite sono! Quando li si incontra per strada, al solito, sembrano tutti uguali: la prof che richiama e reclama attenzione, i tre quattro che si imboscano, il ragazzino sempre solo che ti ricorda i tuoi momenti peggiori, le macchine fotografiche che luccicano e dondolano, gli zainetti pieni di roba. Studenti in gita. A guardarli meglio, immagini facilmente quello che c’è dietro: il cellulare sotto il cuscino per sentire la sveglia dell’amica, la corsa scalmanata per prendere i posti di dietro, gli appelli, i richiami dell’autista, le canzoni sentite a metà, dividendo le cuffiette dell’mp3, l’autorizzazione consegnata in ritardo. Le foto, le foto, le foto.&lt;br /&gt;Giovedì sono stata in gita con i miei alunni a Roma. Accidenti che bottino!&lt;br /&gt;Un gruppo ha incontrato Fioroni e gli si è fatto incontro: “Grazie, grazie, Ministro per quello che avete fatto per noi!”. Lui sorride compiaciuto. “Ma non potevate aspettare un altro anno per fare le riforme? proprio adesso che al terzo sono arrivato io”. Lui sorride dubbioso. “Facciamo una foro?”. E si mettono uno accanto all’altro, con gli occhiali a specchio, il gel tra i capelli, i giubbini imbottiti &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;che schiacciano Fioroni, al centro con un sorriso professionale.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nel pomeriggio, dopo il McDonald di rito, la fiera dell’editoria. Non è che fosse in cima ai loro pensieri, ai loro desideri, ma va bene lo stesso, l’importante è stare insieme.&lt;br /&gt;L’interno del palazzo dell’Eur è praticamente scomparso, sommerso di stand e di libri. Si fa incetta di gadget: cataloghi, segnalibri e poster. E finalmente si raggiunge la sala delle conferenze. Corrado Augias racconta del piacere della lettura. Insieme a lui altri scrittori, studiosi, rappresentanti del Ministero. “Leggere, dice Augias, è un atto innaturale, richiede pazienza, come il wischy, la sigaretta”. L’esempio è meno classico di quello che ci si aspetta: leggere, bere, fumare. Non sarà troppo azzardato? “La prima sigaretta non dà piacere. Eppure si continua a fumare, per imitazione, perché quelli che lo fanno ai nostri occhi sembrano interessanti. Anche leggere è un atto scimmiesco. Sigaretta dopo sigaretta, si trova quello che si cerca”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Leggere e cercare, leggere è cercare, Augias gli sta raccontando di questa esperienza. “Non immaginate di trovare subito il libro che fa per voi, il piacere della lettura si deve conquistare, come tutti i piaceri”. (Clic! La mia collega si fa autografare il libro).&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;Il piacere? Ma la parola piacere sembra bandita dalla scuola, rabbrividisce a cospetto di un’aula, fugge in ritirata quando incontra un insegnante. Come può la parola piacere coniugarsi con il verbo “leggere” e con il complemento di stato in luogo “a scuola”? Marco Presta e Antonello Dose, i due esuberanti conduttori del Ruggito del coniglio (Radio Due), qui animatori del pomeriggio, qualche idea se la sono fatta: filmiamo le pagine dei libri e mandiamo il video su You Tube! Mandiamo un intero libro spezzettato in tanti sms!&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;dateci altre idee, chiedono alle insegnanti, ai ragazzi! (Clic: la&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;mia collega parla al microfono raccontando di quello che facciamo noi, quello che proviamo a fare).&lt;br /&gt;Non si legge, non si legge. Come un mantra si ripetono i dati sconfortanti delle statistiche&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;sui dati della lettura in Italia e il dibattito prende una piega un po’ stantia, i già fragili entusiasmi stanno per essere smorzati del tutto: come si fa a leggere se tutti ci dicono in tono di rimprovero:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;non leggete non leggete... Non abbiamo voglia neanche più di fare una fotografia.&lt;br /&gt;Però Augias prima di andare via ci aveva avvertito: “La lettura ci deve stanare, è una magia che non è facile ottenere”. Qualcuno l’ha già dimenticato, nella magia delle luci del pulmann di sera che ci riporta a casa, stanchi e saturi di parole, ciascuno con una scia di emozioni così impercettibili che non si possono fotografare. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3248762843060874541?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3248762843060874541/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3248762843060874541&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3248762843060874541'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3248762843060874541'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/12/il-piacere-di-andare-di-leggere-e-di.html' title='il piacere di andare, di leggere e  di fare fotografie'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2651763158105564434</id><published>2007-11-29T19:16:00.000+01:00</published><updated>2007-11-29T19:19:10.987+01:00</updated><title type='text'>un piedibus per pensare</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ho aperto la porta e ho trovato un bambino alla batteria, uno alla tastiera e un altro al microfono, messi insieme non facevano neanche dieci anni. In quel momento ho pensato che se esiste un paradiso doveva essere qualcosa di assai a questa scena. Una sensazione che ancora oggi mi porto dietro, la felicità di vedere bambini felici. Oggi, sono passati oltre quindici anni da quel ricordo, devo riconoscere che forse ero condizionata da tutto l’insieme. Quello era solo uno degli atelier della scuola. Una scuola dell’infanzia. Avevo già visitato l’atelier della ceramica, l’angolo dei travestimenti e dalla finestra si vedeva la giostrina degli uccellini. Ero in uno degli asili di Reggio Emilia, e quello era un viaggio di studio. Studiavo quanto l’ambiente è legato all’apprendimento e alla crescita. Dei bambini, ma anche degli adulti. L’altra sera siamo stati ospitati nel cortile della scuola elementare. Un gruppo di volontari, di insegnanti, di operatori ci stavano illustrando una iniziativa, solo una proposta per ora, poi chissà. Si chiama piedibus. E sullo schermo scorrevano le immagini di bambini che camminavano insieme per andare a scuola, guidati dagli adulti. Un autobus fatto di persone che funziona con il sole e con la pioggia, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;con giubbini catarifrangenti e con impermeabili colorati. Forse, forse, potrà accadere anche qui. Nel nostro quartiere. Le foto però erano state scattate a Reggio Emilia. Sarà stato questo riferimento geografico a tirarsi dietro il mio ricordo. Il piedibus è una cosa bellissima. Serve a liberare le mamme e i bambini dalle automobili, a diminuire lo smog, a conoscere la città camminando.&lt;br /&gt;Sono intervenuti anche i rappresentanti dell’amministrazione. Anche loro entusiasti. Mi guardavo intorno e sentivo che c’era tanta gente che aveva voglia di camminare, di attraversare la città con nuove forme di partecipazione. C’erano tante insegnanti, tanti genitori, un paio di ragazzini africani che saltellavano per i corridoi, una mia amica brasiliana, ho riconosciuto cadenze diverse che andavano dal nord al sud. Tutti insieme, lungo lo stesso corridoio. Mi sentivo già parte di un piedibus immaginario, di gente che ha voglia di andare lontano. Poi una signora si è fatta avanti. "Dove? Dove può camminare questo piedibus?" ha chiesto ai politici. "Se prima non ci liberate i marciapiedi dalla spazzatura, questi bambini dove mettono i piedi?"&lt;br /&gt;E come nella favola del cigno appiccica, la breccia polemica si è tirata dietro altre rimostranze, altri malcontenti. I conducenti della serata hanno cercato di arginare i discorsi, riconoscendoli giusti, certo, ma farli adesso significava bloccare tutto. Impantanare i buoni propositi, buttarli via. Anche loro in una discarica nel centro della città. Ma se non ora, quando è &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;possibile parlare dei cassonetti strabordanti di roba appostati in ogni angolo?&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sono andata via anch’io poco dopo. Il tempo scaduto. Per strada rovistavo ancora tra i miei studi di pedagogia e psicologia. Mi veniva in mente uno che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;analizzava le facce di quanti andavano in auto e di quelli che camminavano a piedi. Le prime erano meno mobili, avevano una grammatica espressiva ridotta a cinque, sei espressioni, solitamente legate all’insofferenza o all’isolamento. Le seconde erano varie, sempre cangianti, pronte a offrire differenti segnali di accoglienza, di riconoscimento, di saluto. Adesso vorrei saperne di più di quella ricerca, dovrei aprire vecchi falconi di riviste. Ma sono ancora per strada che cammino, incrociando persone che si mettono la sciarpa davanti alla bocca quando passano davanti alle collinette della spazzatura a pochi metri da casa. Camminare fa bene, placa l’inquietudine. Vado a prendere i bambini che sono stati dagli amichetti a giocare. Rientriamo a casa e lo formiamo noi un piccolo piedibus, che fa slalom tra i cassonetti della spazzatura. Camminiamo parliamo camminiamo ci fermiamo camminiamo ridiamo camminiamo pensiamo camminiamo…&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2651763158105564434?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2651763158105564434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2651763158105564434&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2651763158105564434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2651763158105564434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/11/un-piedibus-per-pensare.html' title='un piedibus per pensare'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-8239416884415204122</id><published>2007-11-14T00:17:00.001+01:00</published><updated>2007-11-14T00:20:48.527+01:00</updated><title type='text'>chi ri-cerca trova... un salmone</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;“Conoscere”. Si chiamava così l’enciclopedia, bei volumi con la copertina in brossura nera, che abitava nelle case di bambini e bambine una ventina di anni fa. Piena di immagini e di parole, “Conoscere” conteneva un universo intero che prometteva di essere agilmente squadernato e illustrato. Se solo ci si decideva ad aprirli quei libroni incastrati nelle librerie, sfondo perfetto di bomboniere e sopramobili di varia provenienza.&lt;br /&gt;Altri bambini e altre bambine avevano I quindici, meno austeri nell’aspetto e più sbarazzini nei contenuti. C’era un volume persino dedicato ai lavoretti da fare in casa, e in genere era il più sgualcito di tutti. Avere l’uno o l’altro, Conoscere o I quindici, dipendeva dalla bravura dei venditori porta a porta che spergiuravano la necessità di offrire prima di tutto il sapere ai propri figli, nonché la possibilità di pagarlo in comode rate.&lt;br /&gt;Poi è stata la volta di Encarta, la prima enciclopedia per i computer, e conoscere è diventato un verbo facile e a portata di mouse. Tu cerchi, il computer trova, la stampante mette su carta. Neanche la fatica di copiare la ricerca. A scuola si porta direttamente il foglio fresco d’inchiostro.&lt;br /&gt;La ricerca, già. Perché questo solo è lo scopo primario delle enciclopedie, nella maggior parte dei casi: esaudire la richiesta di un insegnante piuttosto che rispondere ad un desiderio intimo di muoversi tra le parole, le informazioni, i saperi, appunto.&lt;br /&gt;Adesso c’è Internet, e le vie delle ricerche sono diventate più democratiche, più economiche e (apparentemente) più semplici.&lt;br /&gt;Il salmone: novemila voci per la parola salmone. Accidenti! Apro le prime pagine a caso e mi sposto da un manuale scientifico in cui mi vengono raccontate le migrazioni del pesce al sito in cui mi viene mostrata la ricetta del salmone al forno (buonissima, per altro). Giro ancora un po’, mi ritrovo in un acquario e poi in un manuale di pesca. Non mi resta che tornare all’inizio, in un dizionario elettronico e fare un sunto per mio figlio.&lt;br /&gt;Infatti è lui che deve fare la ricerca, ma non è ancora capace di navigare da solo. Dunque...&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo un’amica mi chiede di cercare i batteri su Internet. E’ una ricerca per i suoi figli, che però non hanno il computer in casa e nessuno tra i libri che ha consultato parla di batteri. E così mi addentro tra batteri a bastoncini, a cocchi, a spirale. Ma non sono in grado di sintetizzare i termini scientifici, così gli stampo sette pagine (sette!) e gliele consegno senza neanche guardarle sino in fondo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;A che servono allora queste ricerche? Considerando soprattutto che i libri di testo, anche di scuola elementare, hanno anch’essi un’ impostazione&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;enciclopedica e sono composti persino da più volumi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il verbo ricercare è bellissimo. Dà l’idea di quello che dovrebbe essere l’apprendimento: una continua esplorazione, un viaggio, anche picaresco, dentro le storie, i fatti, gli oggetti, i concetti del mondo. Ma la ricerca, in che rapporto è con questo percorso? E’ un modo di essere, segna il passo, oppure è soltanto un intoppo, un arresto forzato persino difficile da superare?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Fate la ricerca sul Rinascimento”. Ho assegnato questo compito ai miei studenti. E mentre io mi imbattevo nello streptococco loro si immergevano nelle volute fantastiche di quel secolo. Il giorno dopo però il risultato è stato catastrofico per entrambi. Io ignoravo ancora gran parte del meccanismo delle membrane unicellulari e loro non sapevano creare raccordi tra il Rinascimento e Michelangelo o Ariosto (che erano citati insieme ad una miriade di altri nomi). &lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;Un articolo su&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;“Le scienze” di qualche numero era intitolato &lt;i style=""&gt;Per una pedagogia rinnovata per il futuro dell’Europa, &lt;/i&gt;a firma di un gruppo di esperti di educazione scientifica creato dalla Commissione Europea. Il testo denunciava il calo di interesse per la scienza in questi anni e porgeva ai lettori una proposta concreta e assolutamente condivisibile: “portare nella scuola una scienza hand on e minds on, passando dal metodo deduttivo (un apprendimento passivo in cui ci si limita ad ascoltare la lezione) alla educazione scientifica basata sull’indagine”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ovvero, osservare fenomeni, discuterne con i compagni, raccogliere informazioni, formulare ipotesi. Così la scuola si trasforma in laboratorio dello scienziato che lavora animato dalla curiosità. Materia&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RzowzzPsMMI/AAAAAAAAADU/O58pIyt1leI/s1600-h/salmoneok.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RzowzzPsMMI/AAAAAAAAADU/O58pIyt1leI/s200/salmoneok.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5132468391829582018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; prima essa stessa, delle ricerche, di tutte le ricerche. Dentro e fuori la scuola.&lt;br /&gt;Al momento le mie indagini sono due: a che servono le ricerche a casa? E chi deve farle: gli insegnanti, i genitori o gli studenti?&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-8239416884415204122?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/8239416884415204122/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=8239416884415204122&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8239416884415204122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8239416884415204122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/11/chi-ri-cerca-trova-un-salmone.html' title='chi ri-cerca trova... un salmone'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RzowzzPsMMI/AAAAAAAAADU/O58pIyt1leI/s72-c/salmoneok.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2920267829496119317</id><published>2007-10-31T21:42:00.000+01:00</published><updated>2007-10-31T21:47:20.651+01:00</updated><title type='text'>Biologia molecolare dei sogni</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il Professore illustra il risultato della sua ultima ricerca. Un risultato davvero straordinario. Alle sue spalle scorrono le immagini sul grande schermo mentre lui maneggia con delicatezza il mouse del portatile e fa scorrere le slide. La platea lo ascolta rapito. Consapevole di vivere un’esperienza unica: sentire la sua voce pacata, l’eloquio elegante come il taglio della sua giacca. Anche gli altri professori, seduti al tavolo della presidenza si girano lievemente per guardare sullo schermo la dolce elica delle molecole che poi diventa spirale. Tutti con gli occhi fissi su quelle misteriose combinazioni. La scienza, qualche volta, è un miracolo. Incomprensibile ed elargito come un dono, qui, stasera, a noi comuni mortali.&lt;br /&gt;Quando la spiegazione finisce si leva un applauso lungo e avvolgente. E’ rivolto a lui, ai suoi lunghi anni di ricerca, ma l’orgoglio che accompagna il battimani è esteso anche a noi, che abbiamo ascoltato e preso parte all’esperienza.&lt;br /&gt;Poi il Professore riprende a parlare. Vuole ringraziare i suoi ricercatori, dice. Lo hanno accompagnato per tanto tempo, hanno speso il tempo migliore della giovinezza per seguirlo. Ma accanto a questo non può non ricordare quanto è difficile fare scienza nel nostro Paese, soprattutto nel Sud di questo paese. Applausi. Non alla mancanza di investimenti, credo, ma al coraggio di questa denuncia.&lt;br /&gt;Ma non è solo una questione economica. C’è di più, c’è di peggio, continua il Professore. C’è che i giovani non hanno sogni. Applausi scroscianti. E non hanno orizzonti. Applausi ancora più scroscianti con le teste che annuiscono. C’è che i giovani non si avvicinano più alla scienza perché non hanno spirito di sacrificio. Applausi da scottarsi le mani.&lt;br /&gt;Sullo schermo appare un’immagine che va su e giù per tutto il tempo: il computer è in stand by. Come i pensieri del Professore, forse. Come il pensiero del pubblico, forse. Come le mie riflessioni, sicuramente.&lt;br /&gt;Perché? Perché cavolo applaudire a chi dice che i giovani non hanno sogni? Perché ci compiaciamo di questa affermazione che va su e giù nelle nostre convinzioni? Perché è la verità, mi dicono le persone con cui commento questo brandello di discorso.&lt;br /&gt;Non ci sono sogni, non ci sono orizzonti e non c’è spirito di sacrificio, mi rispondono.&lt;br /&gt;E che c’è? Il vuoto, il nulla, l’assenza di progetti. Non lo vedi? Non è rimasto più niente.&lt;br /&gt;Ecco. E’ soprattutto quel “più niente” che mi opprime. Quand’è che c’è stato un momento in cui si poteva dire: ragazzi qui c’è un orizzonte grande come il cielo, immenso come il numero di molecole che si possono studiare? Quand’è che ci si è sentiti&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;veramente liberi di poter esprimere se stessi?&lt;br /&gt;C’è stato un tempo, una generazione, un giorno della storia in cui tutto o anche solo una piccola cosa sembrava facile e possibile?&lt;br /&gt;Non è sempre stato così? Non è sempre stato così difficile fare scienza, arte, letteratura, musica, poesia, pittura?&lt;br /&gt;E la creatività non si è sempre incuneata tra i meandri degli affanni quotidiani? Degli investimenti che non arrivavano, delle diffidenze di quelli che ci circondavano e di mille altri insormontabili ostacoli.&lt;br /&gt;Al Professore sono state spalancate le porte di fondazioni e enti di ricerca oppure anche lui ha affrontato diffidenza e indifferenza?&lt;br /&gt;Quanto ai sogni: non si sono ancora visti quelli che nascono alla luce del sole. I sogni hanno sempre bisogno del buio per apparire limpidi e precisi. Al massimo, il giorno aiuta a definirli per quello che sono: aspettative, velleità, indicazioni da seguire.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;E di giorno capisci se ne vale la pena oppure no.&lt;br /&gt;E decidi il da farsi. Anche disegnare gli orizzonti, se proprio servono, se è vero che non ce ne sono.&lt;br /&gt;Non è un discorso da applausi il mio: si viene tacciati di ottimismo, di dabbenaggine, di cecità.&lt;br /&gt;Stasera le lodi sono per il Professore. Niente è più come prima, dice ancora. Prima di lasciare la platea grondante di applausi. Per lui, per la sua ricerca, e per noi che ascoltiamo e assentiamo al pessimismo elargito come un dono.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2920267829496119317?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2920267829496119317/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2920267829496119317&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2920267829496119317'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2920267829496119317'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/10/biologia-molecolare-dei-sogni.html' title='Biologia molecolare dei sogni'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1133160199605661926</id><published>2007-10-23T13:06:00.000+02:00</published><updated>2007-10-23T13:09:41.283+02:00</updated><title type='text'>Le invasioni barbariche dei compiti a casa</title><content type='html'>Cinquanta frasi da scomporre: analisi logica e grammaticale. Cento vocaboli da trovare sul vocabolario e trascrivere il significato sul quaderno. Un riassunto, le domande e la ricerca sull’autore del brano. E tre temi, ma questi sono una punizione per uno non svolto il giorno prima. E’ domenica pomeriggio e mio nipote non può uscire. E’ alle prese con i compiti di italiano. Io e sua madre facciamo i calcoli, anche solo per trascrivere le frasi o il riassunto e le domande, il piccolo ci metterebbe dalle cinque alle sette ore. E questo vale per una sola materia, in seconda media. Poi dovrà andare impreparato in scienze, francese e inglese. Ma noi dobbiamo uscire, dobbiamo fare delle commissioni, e siamo bloccate da lui che invece di fare i compiti sbuffa, si angoscia e ci angoscia. Ma può un insegnante mostrare i muscoli in questo modo? Perché è chiaro che quando assegna questi lavori è a sé che pensa, non certo agli alunni. “Quanto sono bravo a farmi ubbidire” pensa, e magari lo dice anche agli amici: “Tutto sta nel sapersi imporre…”&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Un’altra nipotina, un anno più piccola, la domenica precedente, in un’altra città. Trascorro oltre un’ora e mezza a reggerle il libro mentre lei ripete le invasioni barbariche: ostrogoti (da dove venivano, dove andavano e quando sono arrivati in Italia), visigoti (da dove venivano, dove andavano e quando sono arrivati in Italia), unni (da dove venivano, dove andavano e quando sono arrivati in Italia), longobardi (da dove venivano, dove andavano e quando sono arrivati in Italia). Mentre lei parla a squarciagola io faccio in silenzio un discorsetto con la sua insegnante. Vorrei chiederle: perché? Intanto il perché di tutti questi barbari nel volgere di poco tempo. E poi perché deve impararli a memoria, la creatura. Lo so anch’io il perché delle invasioni, le frontiere dell’impero che diventano poco protette, la grandezza dell’impero romano oramai ridotto a brandelli e poi il bisogno di nuove terre perché quelle in cui i barbari vivevano erano ridotte in povertà. Insegno la stessa materia, ma vorrei vedere come lei spiega queste cose, come riesce a catturare dei ragazzini di dieci anni. Io dopo aver nominato il terzo popolo che finisce in “goto”, noto l’occhio dei miei illanguidirsi, l’attenzione dirigersi in direzioni multiple e a quel punto mi tocca tirare fuori un paio di assi nella manica tipo: la storia della strega di Benevento – non era una donna ma uomini, longobardi, nel normale esercizio di funzioni religiose – Attila con le sue distruzioni in 3D per le quali dovette intervenire il papa. Una storia di superpoteri che si stavano formando e affermando (ma questa esemplificazione la tengo per me).&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;E soprattutto: come è riuscita a estorcergli lo studio della partita doppia di invasioni e distruzioni?&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ho trovato un volantino sotto il tergicristallo che mostra un orologio e chiede a caratteri cubitali: TUO FIGLIO DEVE FARE I COMPITI?&lt;br /&gt;Domanda retorica, certo che deve farli. Tu che puoi fare per me? E il foglietto mi indica un centro studi che per sessanta euro al mese (a materia o tutto compreso?) prende in custodia il pargoletto e te lo riconsegna con i quaderni finiti e ordinati, diari controllati e materie imparate.&lt;br /&gt;Anche la memorizzazione di ostrogoti e visigoti, mi chiedo?&lt;br /&gt;Il fatto è che la lezione domenicale della nipotina è una sineddoche della situazione della scuola oggi. Frontiere poco protette – chi deve seguirli nello studio, gli insegnanti o le famiglie? -&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;le scolaresche troppo grandi e quindi difficili da seguire e motivare e l’arrivo dei barbari: professori privati, tutor, neolaureate che si offrono per realizzare riassunti e appunti per pochi euro. Perchè le loro terre, quelle del lavoro, sono desertificate… Anche qui, invasioni, distruzioni, cumuli di mancanze, dentro e fuori scuola.&lt;br /&gt;“Pure mia sorella ha tanti compiti alla scuola media”, mi dice un alunno. “Ma io le ho detto di non preoccuparsi, perché quando si arriva alle superiori se i compiti sono tanti non si fanno e basta”.&lt;br /&gt;E lui lo sa per esperienza, dunque c’è da fidarsi.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1133160199605661926?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1133160199605661926/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1133160199605661926&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1133160199605661926'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1133160199605661926'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/10/le-invasioni-barbariche-dei-compiti.html' title='Le invasioni barbariche dei compiti a casa'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6959802496766769703</id><published>2007-10-16T23:50:00.000+02:00</published><updated>2007-10-16T23:58:07.188+02:00</updated><title type='text'>qualcosa da riparare</title><content type='html'>Venerdì è stata la prima. Lunedì se ne ipotizzava un'altra. Le manifestazioni contro gli esami di riparazione infiammano questo autunno che sa di primavera. Alcuni ragazzi impedivano ai compagni di entrare, i docenti impedivano di impedire, sono scappati spintoni e parolacce,tra il fumo dei motorini che arrivavano e le sigarette accese alle otto di mattina.&lt;br /&gt;Dopo un'ora sono entrati quasi tutti. abbiamo ripreso a fare lezione, senza fermarci un momento a pensare...&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Un best seller di qualche anno fa raccontava di una scuola malata,  scuola sull’orlo della catastrofe, inutile, saccente e presuntuosa. Tutta progetti e niente contenuti, mille attività e zero impegno. Una macchina per somari. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tale intensa e ininterrotta attività produttiva, nelle pagine di questo testo, è incominciata proprio con l’abolizione degli esami di riparazione ad opera del Ministro dell’Istruzione D’Onofrio. Un breve passaggio governativo, il suo, ma foriero di gravi conseguenze. Perché i debiti, le insufficienze nascoste sotto i sei, dovevano essere colmati con corsi di recupero offerti dalla scuola, e dunque non più a carico delle famiglie, che avevano modo di godere, finalmente delle meritate vacanze. Fin qui il passato. (E&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;il riferimento al libro che è &lt;i style=""&gt;La scuola spiegata al mio cane&lt;/i&gt;). &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quanti sono stati i debiti prodotti dagli studenti in questa decina d’anni? Migliaia, forse centinaia di migliaia. Si potrebbero riempire stive di navi, depositi bagagli degli aeroporti, fare concorrenza ai depositi merci dei cinesi. Ci sono scuole in cui l’ottanta per cento degli studenti viene promosso con debito, da uno o quattro. Quattro è bocciatura, come a dire: “hai esagerato”,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;ma se il Consiglio dei professori sa perorare la giusta causa per cui uno studente ha vissuto solo un anno di sbandamento, ecco, la promozione pezzotta può comunque arrivare. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quanti sono gli studenti che poi hanno saldato il conto con le carenze in una due tre o quattro&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;discipline? Non si sa, o meglio ci sono le schede consegnate da noi prof, i registri per chi vuole fare i corsi di recupero, i verbali che raccontano in maniera striminzita l’evoluzione della vicenda – non ha recuperato, ha parzialmente recuperato, non ha recuperato – ma quello che è accaduto veramente, come si fa a saperlo? Lo si scopre dopo, quando i docenti universitari vanno in tv a dire che fanno lezioni di grammatica ai piccoli scrivani che abbiamo licenziato, quando si tocca con mano l’analfabetismo dilagante e non ci vergogniamo più dell’ignoranza galoppante. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Che fare? Di certo non possiamo restare nella bieca rassegnazione e insoddisfazione e, in attesa di tempi migliori, il nuovo ministro ha recuperato dal cilindro pedagogico i vecchi esami di riparazione.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quasi tutti i prof sono stati contenti, perchè la frustrazione aveva raggiunto oramai livelli di guardia, e almeno questo è uno strumento per indurre gli studenti ad impegnarsi. Un piccolo spauracchio, non è molto, ma è già qualcosa. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Adesso sono loro che non ci stanno. Gli alunni non vogliono essere vittime di una sola disciplina, o peggio ancora di un docente ricattatore e assetato di potere. Infatti, hanno scaldato i motori della manifestazione con un po’ (un bel po’) di video che mostrano docenti indecenti: mangiatori di panini, produttori di sbadigli, macchine di errori, sfigati d’alto bordo e le solite prof avvenenti e pruriginose. Grazie, ovviamente, ai soliti telefonini machete con cui distruggeranno la scuola (o quel che resta, a questo punto). &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Va bene il ritorno agli esami di riparazione, ai corsi di recupero, che non si sa ancora come realizzare,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ma c’è un particolare da considerare: ad essere cambiato è soprattutto il modo di affrontare gli insuccessi, le insoddisfazioni, le carenze e le mancanze: questi menano. Sempre più frequentemente la fragilità si trasforma in aggressività e violenza. Dimenticando questo aspetto, ignorando la dimensione emotiva dello studio, la qualità sempre più impegnativa della relazione tra docenti e studenti, tra famiglie, insegnanti e ragazzi, rischiamo di trovarci scuole sempre più allagate, rotte, sprangate. Con tanti debiti da pagare. E recuperi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;davvero impossibili da realizzare. Dunque ancora: una scuola inutile, saccente e presuntuosa. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6959802496766769703?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6959802496766769703/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6959802496766769703&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6959802496766769703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6959802496766769703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/10/qualcosa-da-riparare.html' title='qualcosa da riparare'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2204417855455071953</id><published>2007-10-09T09:08:00.000+02:00</published><updated>2007-10-09T09:19:27.220+02:00</updated><title type='text'>La settimana delle lingue europee, in gambese</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rwsqd9ruhsI/AAAAAAAAADM/KSfF4y61fpI/s1600-h/Immagine+094.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rwsqd9ruhsI/AAAAAAAAADM/KSfF4y61fpI/s200/Immagine+094.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5119232095699240642" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;                        &lt;p class="MsoNormal"&gt;La scusa del mal di gamba la tira fuori ogni volta che può: “Non ne vuole sapere proprio di andare”, mi dice con un tono lamentoso. Poi mi salta in braccio ed è tutto contento.&lt;br /&gt;“E tu glielo spieghi alla tua gamba che è importante camminare, altrimenti non puoi fare un sacco di cose, non puoi giocare a pallone, non puoi uscire…”.&lt;br /&gt;Ce ne andiamo in giro così, con lui che mi sta a cavalcioni sulla testa e io che cerco di farlo scendere. “Mamma, ma io non so parlare in gambese”, asserisce convinto di aver trovato un ottima ragione per restare appollaiato su di me. “E allora cerca di imparare il gambese…”, gli rispondo mettendolo giù.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Del gambese, ovviamente, non ne abbiamo sentito parlare prima, né io né lui. E’ un’invenzione nuova, fresca della fantasia dei suoi cinque anni. E’ una lingua che può essere fatta di rumori di passi sull’asfalto, netti e precisi come un paio di tacchi oppure prossimi al silenzio come saltelli con le suole di gomma. Il gambese io me lo immagino così. Forse mio figlio utilizzerebbe un altro alfabeto.&lt;br /&gt;Strana cosa le lingue. Il mal di gamba era un pretesto e adesso che siamo arrivati al parco scorazza felice tra i vialetti. Venti anni? Saranno passati venti anni dal mio esame di filosofia del linguaggio all’università. Un’aula affollatissima, piena di studenti e di professori.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Giornate intere a studiare filosofi del linguaggio che avrei capito dopo, molto tempo dopo. Ho finito la parte con gli assistenti e sono passata a quella con il docente titolare. “Allora Lei non ha letto la nota 136 del libro?”. “L’ho letta, certo” (ho letto tutte le cinquecento note. Non immaginavo però si dovessero imparare a memoria anche i numeri). “Secondo Lei ci sono più modi di dire bianco al polo nord o all’equatore?”. “All’equatore. Ho capito (finalmente) a quale nota faceva riferimento”. Ecco, la nota spiegava che la lingua è un organismo vivo, molto complesso, con uno stretto legame con la storia e ancor più con la geografia, con lo spazio che abitiamo. Gli eschimesi hanno tanti modi di dire bianco – almeno fino allo scioglimento dei ghiacciai – perché nella monocromia cromatica in cui sono immersi, riescono a cogliere tutte le sfumature. Cosa che probabilmente accade anche nel deserto, ma con il colore, lo spessore e la qualità della sabbia.&lt;br /&gt;Il mio professore era Tullio De Mauro. Nel libro di Educazione Linguistica, di cui curava introduzione e note, c’era una sola illustrazione: la sezione di un tronco d’albero. Se guardiamo le lingue in un momento preciso riusciremo a vedere la forza evidente del passato (con i cerchi sul tronco si contano gli anni degli alberi), e la sua combinazione con il presente. Nessuno strato dell’albero è uguale ad un altro. In ogni attimo nascono e muoiono parole. In ogni attimo muoiono e nascono lingue.&lt;br /&gt;Una decina di giorni fa è stata celebrata la settimana delle lingue europee. Un evento assolutamente invisibile in Italia ma molto celebrato in Europa. Avremmo dovuto ragionare sul nostro (pessimo, scolasticamente pessimo) rapporto con le lingue straniere, sul modo in cui la nostra lingua si contamina continuamente con le altre espressioni idiomatiche del continente sino a formare quello che gli esperti chiamano “intangliano”. Avremmo dovuto. Invece spesso il mal di gamba viene anche a noi, e non riusciamo ad andare troppo lontano, nelle manifestazioni ufficiali.&lt;br /&gt;Oddio, ho perso di vista mio figlio! Lo cerco in tutto il parco, urlando in gambese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2204417855455071953?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2204417855455071953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2204417855455071953&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2204417855455071953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2204417855455071953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/10/la-settimana-delle-lingue-europee-in.html' title='La settimana delle lingue europee, in gambese'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rwsqd9ruhsI/AAAAAAAAADM/KSfF4y61fpI/s72-c/Immagine+094.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3538352412129047728</id><published>2007-09-30T19:48:00.000+02:00</published><updated>2007-10-03T17:41:07.235+02:00</updated><title type='text'>io petrarca e tu...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rv_h1truhrI/AAAAAAAAADE/9ZTVs1b7hb8/s1600-h/valchiusa.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rv_h1truhrI/AAAAAAAAADE/9ZTVs1b7hb8/s200/valchiusa.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116056014628488882" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;        &lt;p class="MsoNormal"&gt;Li raccontano così: “vestiti come se uno stilista dovesse passare di lì e portarseli in tv”. E in effetti quella stessa mattina, dopo aver letto l’articolo, li trovo in classe con i cinturoni di strass sui jeans, la canotta sopra la camicia, le snakers colorate, tempestate di paillettes, la maglia del Napoli, il braccialetti di legno con le effigi di Padre Pio. In più per&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;guadagnare la visuale d’insieme, devo schivare berrettini da baseball, capelli a spina, matite infilate nelle code di cavallo, spostarmi a destra e a sinistra di continuo per incrociare lo sguardo di quelli delle seconde&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;e terze file.&lt;br /&gt;Insomma, con questo street look ma rivisto e corretto con guizzi personali assai fantasioni, ci avviamo verso la salita del monte ventoso: "Aprite a pag 259". Come da programmazione. E  a me quel brano di Petrarca piace tantissimo, e lo considero davvero importante per loro.&lt;br /&gt;Tutto sta nel comprendere alcuni passaggi. E attraversarli, se è possibile.&lt;br /&gt;Petrarca dunque desidera fare questa gita da molto tempo. E’ una montagna difficile da scalare, e forse proprio per questo ne è attratto. Come tutti, anche lui sa che il viaggio dipende soprattutto dai possibili compagni: uno parla troppo, uno troppo poco, uno è lento, l’altro è veloce. Mica semplice scegliere con chi condividere l’avventura. Alla&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;fine decide di andare con suo fratello Gherardo. Meglio rimanere in famiglia.&lt;br /&gt;I due incominciano la salita, insieme ai servi. Ma subito dopo, ecco che Petrarca si scoraggia, non ce la fa, cerca un’alternativa, magari una strada più lunga ma meno ripida. Inutile dirlo, suo fratello è già quasi sulla cima. A questo punto i miei compagni di avventura, l’avventura della lettura in classe, incominciano ad innervosirsi: “Com’è? Ha fatto tutto sto bordello e mo’ nun c’ha fa?”.&lt;br /&gt;Il povero Petrarca arranca ma loro non lo sostengono più, anzi, rivelano grande irritazione  per un uomo che non sa mai bene quello che vuole. Finalmente anche il poeta ha raggiunto la sommità del monte, si perde nel paesaggio, si immerge nell’azzurro della lontananza, e poi, invece di contemplare il panorama, "che fa? si mette a leggere!".  "Bè, non è il solo che si porta i libri in cima alla montagna". Sguardi di scetticismo si posano su di me. Proseguo. E arrivo finalmente su quella che era la mia personale cima di questa pagina. Petrarca apre il libro di Sant’Agostino e legge – "a caso!" - una frase che fa più o meno: “gli uomini preferiscono guardare il cielo, gli oceani, il mare e trascurano di guardare se stessi”. Dopo di che, il poeta incomincia la discesa e non ha più voglia di parlare con nessuno.&lt;br /&gt;“Ci dessi na mazza ‘ncapa”, dice un ragazzo. Non ne può più di quelle esitazioni, di quel dissidio di cui si nutre lo scrittore.&lt;br /&gt;Altro che bullismo a scuola! Ci manca solo che gli studenti bastonino il mio poeta, distruggano la quiete di valchiusa, di aquà petrarca, e degli altri suoi rifugi. La scena mi si materializza in tutto il suo orrore.&lt;br /&gt;Però poi incominciamo a ragionare, del dissidio ma anche della vanitas, della caducità di tutte le cose. E piano piano, la mazza viene dimenticata all’angolo dell’aula, Petrarca a loro dire è e resta “un complessato”, però ci offre mille spunti di discussione. E parliamo tanto, e bene, di questi testi di cinquecento anni fa, ragioniamo e se passa un critico letterario li prende e li porta via. Perché sanno riflettere, hanno tante idee. Il fatto è che a loro li sfastidia il dissidio, a me viene voglia di difenderli da quelli  che li vedono da fuori, tutti uguali e strafatti di niente.&lt;br /&gt;Dovendoci andare, non avrei dubbi sulla compagnia da scegliere per salire sul monte ventoso.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3538352412129047728?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3538352412129047728/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3538352412129047728&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3538352412129047728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3538352412129047728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/09/io-petrarca-e-tu.html' title='io petrarca e tu...'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rv_h1truhrI/AAAAAAAAADE/9ZTVs1b7hb8/s72-c/valchiusa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2690990365554717950</id><published>2007-09-13T21:06:00.000+02:00</published><updated>2007-09-13T21:08:30.745+02:00</updated><title type='text'>Recupero anni all'università di bah!</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Sul treno Caserta - Napoli, schiacciata da decine di studenti del primo giorno di scuola. Niente cartella, solo residuo di abbronzatura, zainetto leggero e un’aria scanzonata che sa di estate e di giovinezza. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;In silenzio, mi infilo nei loro discorsi: poca scuola, tanta vita, amici, moto, locali. Li guardo cercando di indovinare come suono tra i banchi. Che voto prendono, come si comportano in classe, quali materie gli piacciono. Ma siamo davvero troppo vicini, per fare spazio alla immaginazione, non riesco a cogliere molto dei loro interessi. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Ad una stazione intermedia scendono quasi tutti e leggo un manifesto, la pubblicità di un istituto scolastico parificato. Recupero anni. C’è scritto grande grande. Recupero anni. Sarebbero quelli delle bocciature, gli anni. Due in uno. Cose semplici, quando si ha a che fare con i numeri. Magari recuperi un poco di preparazione, rabberciata alla meno peggio. Imparerai, forse, cose che adesso non ti interessano, non ti andava di portarti dietro nello zaino. Quello che non recuperi è invece il tempo, le frustrazioni, la delusione e la rabbia che si accompagna alle bocciature. Quella no, non la puoi recuperare, avvolgere in una carta da diploma che un giorno conseguirai. Quel grumo di inadeguatezza fa parte della tua storia. Cose complicate, quando si ha a che fare con i progetti di vita. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Recupero anni. Ci vorrebbe un corso anche per quelli che non sono stati bocciati, quelli che un poco acciaccati, con qualche debito qua e là ce l’hanno fatta. E ancora più per quelli che sono stati promossi, con voti molto belli. Anche per loro ci vuole un recupero anni. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi viene in mente Marinica. Una domenica mattina di trenta anni fa. Siamo cinque bambine che giochiamo alla molla nella villa comunale.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ci lascia ai nostri giochi di bambine per andare a casa. Deve vedere un programma tv:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;un intervento chirurgico a cuore aperto. Il primo forse, trasmesso in televisione, in bianco e nero. Una cosa che a me faceva paura solo a pensarci. A lei piaceva. Perché aveva già deciso di fare il medico.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Aveva solo dieci anni. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ci è riuscita. Liceo, laurea e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;specializzazione in ortopedia. Poi una infinità di tempo al Nord, in un ospedale a mille chilometri da casa sua.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Infine, a quaranta anni, il ritorno a casa, al sud. In un ospedale nuovo, dove era possibile vincere un concorso pubblico senza essere figlia di un medico. Un ospedale nuovo, che raggiunge percorrendo solo cento chilometri al giorno. succede che le realizzi le cose che vuoi. Se hai la passione. E se hai la pazienza di renderla vera, questa passione. E se non ti importa dei chilometri che ci metti intorno per tenerla sempre viva.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Seguo la scia dei ragazzi che sono risaliti dall’altra parte del sottopassaggio. Mi chiedo quali passioni covano. E soprattutto chi gli insegnerà la tenacia di conservarle queste passioni. Chi gli darà modo di realizzarle. Negli anni. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Viviamo in una società defuturizzata” , ho letto l’altro giorno. Una parola orribile, defuturizzata, quanto il suo significato. Essere privati del futuro. E cioè delle certezze e delle speranze. Un furto violento. Un intervento a cuore aperto.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Come quello consumato in questi giorni nell’ università di Bari ai test di ammissione in medicina. Una truffa che ha dentro la tracotanza dei ricchi, dei privilegiati, degli ignoranti che sanno di poter fare quello che vogliono. Lo fanno. Lo hanno sempre fatto. E, con molta probabilità, continueranno a farlo. In altri modi, in altre forme, aggiornando il listino dei prezzi. Costerà caro. E’ ovvio.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Università di Bari,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;la stessa dove Marinica si è laureata e specializzata, la stessa in cui io ho conseguito il dottorato di ricerca. Da sole, senza baroni e senza soldi. Come noi tantissimi studenti. Insieme ad altre ingiustizie più o meno striscianti. Anche noi abbiamo la nostra storia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E quelli che oggi si iscrivono, quelli che oggi hanno una passione, hanno bisogno della stessa tenacia di quelli che da soli ci sono riusciti. Il recupero anni, il recupero di anni di fiducia, richiede qualcosa di più. Gli studenti truffatori saranno allontanati, i loro genitori, quelli che hanno firmato assegni e bonifici bancari cercheranno altre strade, qualche tecnico sarà rimosso. E i docenti? I professionisti che suggerivano le risposte? Sarebbe già qualcosa, sapere che qualcosa è stato fatto. Qualcosa di serio e importante almeno come una passione. Potrebbe bastare per recuperare almeno uno scorcio di futuro.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2690990365554717950?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2690990365554717950/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2690990365554717950&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2690990365554717950'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2690990365554717950'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/09/recupero-anni-alluniversit-di-bah.html' title='Recupero anni all&apos;università di bah!'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-492156878241177807</id><published>2007-08-07T17:00:00.000+02:00</published><updated>2007-08-07T17:03:19.343+02:00</updated><title type='text'>la scuola raccontata ad agosto</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Ancora sui giornali. Finanche in prima pagina. La scuola, protagonista di un anno vissuto pericolosamente, è ancora oggetto di riflessioni, indignazioni, esternazioni. Siamo nel cuore dell’allarmismo post 11 settembre e da allora non si può raccontare qualcosa privandosi del dovere di intravedere catastrofi, dichiarare fallimento, bancarotta, time out e vivere momento per momento sotto il segno della apocalisse.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Ritaglio articoli di giornali, incollo, sottolineo, conservo nelle scatole dei vini. Non ce ne uno che parli bene della scuola. mai. Neanche per sbaglio. Della scuola non si può che parlar male.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Il ragazzino down picchiato con il telefonino ha dato il via. POi è venuto tutto il resto. Il bullismo, le professoresse seducenti, gli alunni sedotti, i presidi corrotti, le ragazzine insidiose. E la scuola è diventata una qualsiasi villetta da omicidi, scoperchiata da telecamere pruriginose e bisognose di notizie e di audience.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Scuola, raccontata così, come un organismo monolitico e compatto. Come se non fosse fatta di persone:  insegnanti (poveri travet e altre definizioni ben collaudate), bambini piccolissimi, adolescenti, extracomunitari, collaboratori, genitori e tanti altri personaggi,  tutti stipati dentro un'unica parola: scuola. E a seguire una serie di aggettivazioni negative. Pessima scuola, si legge. Ancora più raccapricciante se paragonata al passato, come si lamenta nelle ultime lettere: un tempo sì che si imparava! Cosa? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Mi ha sempre preoccupato il torcicollo ideologico che ci fa guardare sempre indietro. Adesso ne sono angosciata. Possibile che sia sempre sempre sempre meglio il passato di questo tempo che è quello che comunque ci è dato di vivere?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Una nostalgia davvero pernicioso. Claudio Magris domenica sul Corriere raccontava con nostalgia e gratitudine del maestro che ha spezzato le penne al suo compagno, per punizione.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Bellissimo articolo. Ma pericoloso. Troppo. Spezzare le penne, urlare, dare schiaffoni, bacchettate anche se raccontate &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;con un sorriso bonario, erano e sono gesti di inciviltà, di violenza, di prevaricazione. Non possiamo sbagliare su questo, anche se animati da buonissime ragioni, anche se vogliamo alunni preparati ed educati. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Il calcio nel sedere può essere liberatorio per chi lo dà, vuole essere un monito. Invece è semplicemente una resa, un fallimento. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"&gt;Cambiamo le domande invece di tirar fuori sempre le risposte. La scuola che diventa mezzo di deformazione di massa (lo scrive Merlo con un articolo in prima pagina su Repubblica!) si interroga continuamente su se stessa, sul proprio valore o disvalore  educativo, difficilmente ragiona sugli strumenti della didattica, sulle strategie di apprendimento, sulla dimensione cognitiva del proprio agire. Troppo concentrati sull’emotività, sulla soggettività, sulla impalcatura psicologica dell’insegnamento abbiamo dimenticato la riflessione sull’agire. Quotidianamente i nostri alunni, le loro disattenzioni, i loro videotelefonini ci obbligano a interrogarci sulla nostra pratica didattica, sul nostro modo di insegnare: come spiegare un teorema, una rivoluzione, una formula di chimica o semplicemente l’analisi logica? Non solo perché in una classe spesso ci sono trenta alunni, ma perché diverse sono le loro domande rispetto alla conoscenza, e soprattutto perché esprimono molteplici forme di sapere e di intelligenza che stiamo ancora imparando ad affrontare. Certo, è  difficile fare allarmismo su questo aspetto, ma è proprio in questi frangenti, in classe, insieme agli studenti, che noi insegnanti siamo soli. Ancora più soli di un monolite sempre più frantumato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-492156878241177807?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/492156878241177807/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=492156878241177807&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/492156878241177807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/492156878241177807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/08/la-scuola-raccontata-ad-agosto.html' title='la scuola raccontata ad agosto'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2294823848569670466</id><published>2007-07-10T22:51:00.000+02:00</published><updated>2007-07-10T22:56:45.089+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scritto sui banchi'/><title type='text'>scrutini</title><content type='html'>Gli scrutini di fine anno sono finiti qualche settimana fa. In questi giorni, in calendario, le riunioni per  le valutazioni degli esami di stato. mentre gli alunni trepidano, sono al mare, sanno già che voto hanno preso, noi prof, nelle scuole semideserte, seduti tra  i banchi di scuola,  mettiamo i voti, stiliamo i verbali e compiliamo le pagelle. più o meno così:&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: non vedo l’ora che finisce&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: quest’anno è volato&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: l’anno prossimo vado in pensione&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: ho perso la cattedra&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: siete peggio degli alunni&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: della scuola non me ne importa nulla&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: vuoi un caffè?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: io li boccio tutti&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: la bocciatura è un fallimento dell’insegnante&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: ogni anno sempre più ciucci&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: non me ne fotte proprio &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: ma questo cinque può passare a sei?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: posso togliere ma non aggiungere neanche un voto&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: ma siamo sicuri che stiamo facendo bene?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: il ragazzo ha problemi, è meglio se ripete l’anno&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: il ragazzo ha problemi, dovrebbe tornare alla scuola elementare&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: il ragazzo ha problemi, promuoviamolo&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: bocciamo pure a quest’altra&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: hai portato i giudizi dell’anno scorso così li copiamo?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: togli di mezzo questi pizzini, facciamo prima a scrivere tutto di nuovo&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: devi indicare prima le abilità, poi le conoscenze, poi le competenze&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: il ragazzo è figlio della madrina di mia moglie&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: professoressa vedete di aiutarlo, è l’ultimo anno&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: non serve a niente portarli in terza&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: non possiamo bocciare altrimenti non si forma una classe&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: al primo anno non si boccia, i ragazzi sono troppo fragili&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: all’ultimo anno non si boccia, i ragazzi sono troppo strafottenti &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: alle sette me ne devo andare&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: hai fatto la merenda a mamma? &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: chi è che scrive i verbali?&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: le pagelle le scrivo io&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: finisco domani&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: è meglio fare tutta una tirata e ci togliamo il pensiero&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Quelli che: siamo gli ultimi, facciamo presto&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="display: none;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2294823848569670466?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2294823848569670466/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2294823848569670466&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2294823848569670466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2294823848569670466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/07/scrutini.html' title='scrutini'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-8428616793545977195</id><published>2007-06-24T18:26:00.000+02:00</published><updated>2007-06-24T18:31:40.021+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='a scuola'/><title type='text'>esami di stato, il giorno dopo</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;Non scrivono. Non sanno scrivere. E &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;usando male le parole non sono capaci neanche di pensare. I giorni degli esami di Stato servono anche a questo: a stilare una compita anamnesi delle condizioni linguistiche ed espressive dei ragazzi. E il quadro clinico non può che rapidamente peggiorare di anno in anno. Autorevolmente viene segnalata: una caduta verticale nel numero delle parole utilizzate - 1400 contro le 9000 del decennio precedente (ma come le hanno contate?) - , un aumento degli errori ortografici e una conseguente incapacità a risolvere semplici richieste. Una desertificazione espressiva che sembra procedere a velocità sostenuta e che porterà presto alla catastrofe.&lt;br /&gt;A leggerle, queste diagnosi, viene la pelle d’oca.&lt;br /&gt;All’inizio.&lt;br /&gt;Poi uno si ferma e ci pensa.&lt;br /&gt;Ma come è possibile che sia sempre allarme, comunque e dovunque? Come quando la mamma ci spiegava che nel mondo ci sono tanti pericoli. Ci credevamo, giusto un attimo. Poi aprivamo la porta e vedevamo cose totalmente diverse da quelle che ci aveva detto lei.&lt;br /&gt;Anche adesso. Dopo aver letto di questi ragazzi che non usano le parole, scosto il cancello della scuola e vedo ragazzi che si mandano sms, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;allestiscono i blog, si scambiano mail, inventano i cartoncini per le feste in discoteca, scrivono sui muri.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Insomma, stanno tutto il tempo a pasticciare con le parole, a imbrattarsi le mani e il display di vocaboli, lasciando scie di lettere in ogni circostanza.&lt;br /&gt;Ma non dicono niente! tuonano i moralisti. Sono piene zeppe di errori, urlano i puristi.&lt;br /&gt;Certo, certo, avete ragione.&lt;br /&gt;Ma quanto al nichilismo linguistico, alla precarietà morfologica e sintattica, bè, ci siamo tutti, adulti e ragazzi, figli e genitori. Vogliamo aggiungere che si scriveva meglio quando si parlava peggio? Perché no? se questo è rassicurante… Tutto era meglio prima.&lt;br /&gt;Sarà stata la scolarizzazione di massa che ha prodotto effetti nefasti? Più studenti più errori. &lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E’ come con la spazzatura, per restare nei paraggi di un tema qui tanto discusso. Più consumismo più rifiuti. I conti tornano. Sbagliati, pieni zeppi di errori e orrori, ma tornano. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mercoledì ho sigillato i compiti dei miei alunni e li correggerò la prossima settimana. Vedremo cosa verrà fuori. Intanto una piccola considerazione sulla seconda prova. Non sono le mie discipline ma come commissario di esame sono tenuta a fare assistenza. Ho visto cose che voi umani(sti)…&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Il vuoto totale su cui si apriva lo sguardo degli studenti, i non lo so fare, non capisco niente, non abbiamo finito il programma mi hanno spaventato. Tutti parlano della pessima conoscenza dell’italiano dei ragazzi. Vogliamo ragionare del modo in cui vengono insegnante e (non) apprese le materie tecniche e scientifiche nelle nostre scuole? Qui non ci sono sondaggi, allarmismi, pressioni mass mediali? Perché non interessa nessuno o perché non ne sappiamo neanche discutere? Io non dico niente (senza parole, come i miei alunni). Però mi metto a pensare (tanti pensieri, come i miei alunni). &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-8428616793545977195?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/8428616793545977195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=8428616793545977195&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8428616793545977195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8428616793545977195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/06/esami-di-stato-il-giorno-dopo.html' title='esami di stato, il giorno dopo'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-967008128927153594</id><published>2007-06-13T12:03:00.000+02:00</published><updated>2007-06-14T18:00:13.727+02:00</updated><title type='text'>graffiti animati</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RnFl17rz96I/AAAAAAAAAC8/V9cGwmR9DfI/s1600-h/Coperta+Graffiti.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RnFl17rz96I/AAAAAAAAAC8/V9cGwmR9DfI/s400/Coperta+Graffiti.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5075950232252184482" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E' una lunga storia. Come sempre, quando si parla di libri.&lt;br /&gt;Però intanto è uscito. Si chiama Graffiti animati. I cartoon da emozioni a gadget, Vallecchi.&lt;br /&gt;Venerdì 15 giugno alle 18.00 lo presentiamo alla Libreria Feltrinelli di Firenze.&lt;br /&gt;Insieme a me, Enrico Bergamini  di Comicsgroup&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-967008128927153594?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/967008128927153594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=967008128927153594&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/967008128927153594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/967008128927153594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/06/graffiti-animati.html' title='graffiti animati'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RnFl17rz96I/AAAAAAAAAC8/V9cGwmR9DfI/s72-c/Coperta+Graffiti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-7830613400654769172</id><published>2007-05-31T21:51:00.000+02:00</published><updated>2007-05-31T21:56:22.563+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='non solo cartoon'/><title type='text'>ragazze che dovresti conoscere</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rl8n9_Gb1WI/AAAAAAAAAC0/jEsVY1rS5u4/s1600-h/kitty.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rl8n9_Gb1WI/AAAAAAAAAC0/jEsVY1rS5u4/s320/kitty.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5070815651306394978" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;         &lt;p class="MsoNormal"&gt;Spunta all’improvviso, tra la cascata di riccioli neri. Una Hello Kitty panciuta orecchiuta e infiocchettata. Con il viso da gattina bianco bianco e un dettaglio colorato. Dal fermaglio posato sui capelli scende una cascatella di perline colorare, trine e rasi attorcigliati. E poi sui vestiti, sugli anelli, sulle collane. &lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;Hello Kitty for ever. &lt;/span&gt;E for where. Non sono sicura si dica così. Ma il senso è che non c’è mia alunna, nipotina, vicina di casa, commessa di profumeria che non abbia un hello kitty penzolante da qualche parte. Telefonino, borsa, gioielli, penne. Tutto può essere un porta-gattina. Il meglio sono quegli orecchini – &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;i cerchi gitani appena ritornati di moda– a cui è appeso un micro mondo merceologico che varia a seconda delle personalizzazioni. Cioè: il cerchio si apre e ciascuna può infilarci: graffette matitine, nastrini, pennacchi, hello kitty ancora.&lt;br /&gt;Insomma vere e proprie mostrine della tenerezza che le ragazze si appuntano dovunque. Penzoloni di dolcezza, romanticherie, infanzia mai perduta, gioco e voglia di giocare: a fare le bambine.&lt;br /&gt;Come da bambini si gioca a fare i grandi (meglio di no, lasciate stare. Di questi tempi è preferibile che siano i grandi a giocare ai bambini).&lt;br /&gt;Hello Kitty è la gattina plasticosa e che fa suo del corpo di chi la indossa il suo territorio. E ovunque lo colora di rosa, lo riempie di strass e di perle. Perché lei non sa decidere se giocare a fare la grande o la piccolina. Vive di incertezze anagrafiche. Trova perciò anche il tempo di fare le fusa ai ragazzi, a quelli che non hanno paura di tirar fuori il femminile. E indossano delle cinture di cuoio con una splendida fibbia rosa con la gatta smaltata al centro. Mi dicono costi un botto. Già, perché essendo una piccola febbre modaiola, e per attecchire così profondamente, è necessario che la mania sia&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;bella e possibilmente costosa. Così insieme alla scarpetta per orecchino e alla borsetta per collanina (sempre nella linea della bianca gatta) si sfoggia la libera(li)tà di spendere venticinque euro per “un poco di metallo fetente”, come ho sentito dire da un padre&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ad una figlia in un negozio in centro.&lt;br /&gt;“Eh, ma voi non ci crederete!” dice la titolare, quasi offesa dal commento paterno e a difesa della contrita ragazzina, “qui, davanti a me due amiche si sono prese a mazzate per una collanina di hello kitty da centoventi euro!”. “Davvero?” chiedo intrufolandomi prontamente nel discorso. “certo, due mie amiche di quaranta anni e passa. Hanno litigato qui, davanti a me”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Quanto avrei voluto esserci. Studiarmele per bene queste donne che salgono sul ring della competizione per avere una gattina come trofeo. Anche loro incerte anagraficamente. Kidadult si chiamano in codice marketing. Consumatori adulti, che possono spendere da adulti e si comportano come ragazzini. Mettono finanche gli accessori dei loro figli.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Però, mi spiace per il negozio,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ma qui siamo in Campania e di hello kitty appezzottate se ne trovano in ogni angolo di strada. Dagli spacci del kitch “tutto a &lt;st1:metricconverter productid="0.50”" st="on"&gt;0.50”&lt;/st1:metricconverter&gt; alle bancarelle per strada. Hello kitty dovunque. Che non è più sola. Da qualche settimana è insieme ad una altra eroina cartoon.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Piccola, con i capelli neri e il vestito rosso o nero. Betty Boop. Anche lei ammicca, gattineggia, seduce con i due occhioni spalancati e la giarrettiera sulla gamba sinistra.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;E’ stato il primo personaggio femminile di rilievo nel mondo dell’animazione. 1931. La disegna Max Fleischer ed è costretto più di una volta a difenderla dalla censura. Lei, l’interprete della sensualità mai vista prima, torna di moda adesso. Insieme alla gattina giapponese! Si guardano da una vetrina all’altra, tintinnano da un braccialetto all’altro, e si parlano attraverso i tricks dei cellulari . Tutto un tintinnio di tenerezza e seduzione. E in attesa di decidere da che parte stare si continua a comprare. Kidadult vuol dire anche questo: giovani, giovanissimi adulti ma vecchi e consolidati consumatori. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-7830613400654769172?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/7830613400654769172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=7830613400654769172&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7830613400654769172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7830613400654769172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/05/ragazze-che-dovresti-conoscere.html' title='ragazze che dovresti conoscere'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rl8n9_Gb1WI/AAAAAAAAAC0/jEsVY1rS5u4/s72-c/kitty.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3811376144781420699</id><published>2007-05-24T19:45:00.001+02:00</published><updated>2007-05-24T19:47:32.947+02:00</updated><title type='text'>sos per sos tata</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RlXPWaTvHfI/AAAAAAAAACk/cILWmFaecog/s1600-h/sostata2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RlXPWaTvHfI/AAAAAAAAACk/cILWmFaecog/s200/sostata2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5068184939601534450" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;             &lt;p class="MsoNormal"&gt;Cuscini lanciati in aria. Morsi sulle braccia e sulle guance. Fai Jonh Cena a papà! La piccola biondina stramazza al suolo e il fratellino la strangola. Il bambino urlante viene trascinato da sotto le ascelle dalla mamma fuori dall’edicola. Voglio la bustina dei tatuaggiiiiiiii! Lo lasci lì, vedrà che capirà. E il piccino si accovaccia all’angolo della strada. Solo e sperduto. Poi raggiunge gli altri. Dal bordo piscina la mamma urla di nuovo: vuoi uscireeeeeeee?&lt;br /&gt;Scene di ordinaria follia. Squarci di vita quotidiana che hanno per protagonisti genitori e figli. Situazioni talmente orrorifiche che si potrebbe fare un reality. Anzi, l’hanno già fatto. E si chiama Sos tata. E qualcuno ancora si ostina a dire che la televisione non è educativa! Vedere per credere: ogni settimana, una famiglia abbattuta abbacchiata abbuffata di capricci, praticamente sull’orlo di una crisi di nervi causa figli, prima di precipitare nel baratro del lassismo pedagogico, decide di lanciare un sos via etere. Dall’altra parte del filo, un pool di tate, “esperte e competenti”, vestite dalla stessa sarta della signorina Rottermaier, l’odiosa istitutrice di Heidi, raccoglie la richiesta e manda la persona giusta al posto giusto. Tempo sei giorni reali, montati poi in un’ora televisiva, la felicità ritorna a splendere sui tetti della famigliola.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Quando mia sorella mi racconta dell’esistenza di questa trasmissione, ho subito la tentazione di telefonare. Prendo carta e penna per segnare il numero. Però poi mi angoscia l’idea di avere una troupe televisiva in casa, e allora decido di vedere qualche puntata.&lt;br /&gt;E’ come sfogliare il volume: “il medico in casa”. Basta leggere i sintomi per sentirsi addosso tutte le malattie: dagli orecchioni alla lombosciatalgia. Tutte, contemporaneamente. L’altra sera mi sono identificata in tutti e quattro i genitori dei due episodi. E sarei andata avanti per tutta la notte, se solo ne avessero trasmesso altri. C’era la madre vigile urbano, quella che dice esasperata: bastaaaa, non ce la faccio più. C’era il papà baby sitter, che insegue il figlio per fargli mangiare l’ultimo chicco di riso del piatto. C’era la mamma incapace di rimproverare i figli, che cede e compra tutto pur di non fare figuracce nei negozi. C’era il papà giocherellone, che dimenticava gli orari del pranzo, della cena e della nanna. Gli errori madornali di cui sono capaci i genitori, io li faccio tutti. Nonostante l’abbondanza di libri di pedagogia, psicologia, riviste specializzate, counseling on line, ecc. Deve essere come le riviste per le diete. Si comprano ogni mese perché non si dimagrisce mai. Torniamo alla tata. Lei arriva. Osserva – scandalizzata, schifata ma silente – per due giorni la situazione. Al terzo giorno si presenta con un foglio su cui sono scritte le regole che i partecipanti devono rispettare. Prima i genitori e poi i figli. Il tazebao viene appeso sul frigo e impresso nel cuore e nella mente. Lei, la tata, per quattro giorni vigila sulla effettiva realizzazione dei buoni propositi. “No, devi trovare tempo per te, e andare nel salone di bellezza”. La mamma torna con lo smalto alle unghia e i tre bimbi la guardano spaventati, pensavano fosse sangue. “Tu devi giocare con tuo figlio con i pennarelli e non al wrestling” e il papà colora il leoncino sul foglio. “Tu devi saper dire di no”. “Voi siete i genitori e i bambini devono capire di avere dei limiti. Siete voi che dovete decidere come e quando fare le cose”. Davanti alla tv io e i miei figli siamo spaventati. Mica facile uscire dal ruolo di vittima e di carnefice. Io quasi piango quando vedo l’happy end. I bimbi non fanno più a botte, la mamma è felice, il papà pure. La tata è commossa e se ne va con una splendida lettera di ringraziamento. Ciao ciao.&lt;br /&gt;Ma ciao ciao lo dico pure io, dopo l’iniziale momento di commozione. Qui i bambini sono rappresentati come tiranni, dispotici, rompiscatole. E i genitori come incapaci di gestirli. Ma la ricetta, le tate l’hanno rubata a Danny De Vito, quando urla alla sua piccola: “devi fare quello che dico io. Perché io sono grande e tu sei piccolo, io comando e tu no!”. Perché nulla, dice la tata, è più importante dei limiti e delle regole. Giusto. Maledettamente giusto.&lt;br /&gt;Però un sos pure alla tata ci vuole. Deve smetterla di frequentare brutta gente! Mai sentito parlare della straordinaria grandezza dei piccoli?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3811376144781420699?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3811376144781420699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3811376144781420699&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3811376144781420699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3811376144781420699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/05/sos-per-sos-tata.html' title='sos per sos tata'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RlXPWaTvHfI/AAAAAAAAACk/cILWmFaecog/s72-c/sostata2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6821786236151678386</id><published>2007-05-20T19:17:00.000+02:00</published><updated>2007-05-24T19:50:51.056+02:00</updated><title type='text'>Non più schiave, il libro di Suor Rita Giaretta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RlXQSqTvHgI/AAAAAAAAACs/TD-ZpKW8Rq8/s1600-h/librorut.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RlXQSqTvHgI/AAAAAAAAACs/TD-ZpKW8Rq8/s200/librorut.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5068185974688652802" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;I vestiti sono bellissimi. Con i colori sgargianti, che sanno di terre lontane. E i volti pure. Pieni di luce. Le donne africane rubano gli sguardi. Ma ci sono anche le ragazze dell’est, che riconosci dai sorrisi timidi. E, come in crescendo, ci sono gli occhi brillanti delle suore. Sono venute da Vicenza. A festeggiarla. E poi ci siamo noi, tanti, tante, della città. Per amicizia, curiosità, &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;rispetto. Nel Vescovado, giovedì scorso, c’è finito un pezzo di mondo. Gli accenti del nord e quelli del sud si confondono, si salutano con i baci le vecchie conoscenze e con cordialità le facce di quelli che mi sembra di conoscerlo ma non so dove l’ho visto. A festeggiare Suor Rita che, con tutto quello che fa, ha trovato anche il tempo di scrivere un libro. &lt;i style=""&gt;Non più schiave. Casa Rut, il coraggio di una Comunità&lt;/i&gt;, Marlin edizioni&lt;i style=""&gt;. &lt;/i&gt;Un libro doloroso e viale, che racconta la storia di Casa Rut e le storie che nella Comunità si sono intrecciate. Correva l’anno 1995. “Le suore con la bicicletta, così erano chiamate le Orsoline all’inizio” racconta commossa Lidia Liberto che ha aperto la serata. Tra le suore in bicicletta sgambettava anche Suor Rita che ha aperto un centro di accoglienza per le donne immigrate. Un impegno quotidiano, in dialogo faticoso con le istituzioni e con la città, chiamata a farsi essa stessa spazio di accoglienza. “Bisogna mettere sulla pelle la camicia dei poveri” -&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ha detto Giuliana Martirano, presente all’incontro - “Un giorno il Signore ci rovisterà il guardaroba, e vedrà cosa abbiamo importato e cosa abbiamo esportato, quello che abbiamo preso e quello che abbiamo dato”. Una metafora vestimentaria per indicare un modo speciale di entrare in relazione con gli altri. Ed è lei che, si racconta nel libro, ha dato l’idea di metter su bottega a Casa Rut e di aprire una cooperativa di lavori femminili, divenuta poi la NewHope.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;E dei modelli di missione al femminile ha parlato anche il vescovo Nogaro, da Simon Weil a Madre Teresa, le donne sanno dare dignità perché vedono in ogni volto che ha bisogno il volto del proprio figlio, del Figlio. “Ma bisogna ricordare anche quello che questo libro non dice”, puntualizza Sergio Tanzarella, “Mancano le amministrazioni locali, sembra che sia stato scritto in una terra di nessuno, proprio come molti di noi occupano una terra abbandonata”. C’è un passaggio del libro in cui Suor Rita racconta di aver regalato al Presidente della provincia e al Presidente della regione un grembiule realizzato dalle donne della Comunità. Un grembiule per poter lavorare concretamente, liberandosi dalle logiche di potere, finanche del potere sulle coscienze. Un grembiule, lo stesso che&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;don Tonino Bello si augurava dovesse essere indossato dalla Chiesa, che non è stato utilizzato dagli amministratori, ma che dà conto del modo di intendere il servizio a casa Rut. Non già semplice assistenza, ma impegno concreto. E’ lei a chiudere la serata raccontando dell’amore, della passione della vita: “Più senti di dare vita all’altro, più la tua vita rifiorisce. Ed è un’esperienza stupenda generare vita. Proprio per questo oggi c’è bisogno di relazioni libere e liberanti tra uomo e donna”. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Dov’è tua sorella?” chiede il vescovo nella sua lettera al fratello cliente – letta &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;da Pierluigi Tortora. “Tu fratello cliente sai bene dov’è tua sorella, sai bene dove sono le tue sorelle! Sono là sulla strada, sia quando il freddo penetra la carne, sia quando il sole brucia la pelle. Sono là ad aspettare il tuo arrivo…”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;L’esperienza personale di Suor Rita, nella commozione felice della serata, racconta che solo l’incontro con l’altro, con l’altra, permette poi di mettersi in gioco, di aprirsi e di cambiare. Ed è chiaro, anche se nessuno l’ha detto, che tutto questo richiede soprattutto autenticità, sincerità. Non si può non essere se stessi, non si può barare di fronte alla sofferenza. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6821786236151678386?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6821786236151678386/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6821786236151678386&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6821786236151678386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6821786236151678386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/05/non-pi-schiave-il-libro-di-suor-rita.html' title='Non più schiave, il libro di Suor Rita Giaretta'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RlXQSqTvHgI/AAAAAAAAACs/TD-ZpKW8Rq8/s72-c/librorut.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-8872472830866037854</id><published>2007-05-16T05:58:00.000+02:00</published><updated>2007-05-16T06:02:41.747+02:00</updated><title type='text'>Lo Uttaro, i gabbiani e la liturgia della parola</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RkqCTKTvHeI/AAAAAAAAACc/JXM9zQJF2g4/s1600-h/bidoni.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RkqCTKTvHeI/AAAAAAAAACc/JXM9zQJF2g4/s200/bidoni.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5065003996627803618" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;Le lamiere. Lungo un grande anello. Dal basso non si percepisce dove finiscono, dove girano. Lamiere infuocate dal sole del pomeriggio, sembrano onde d’argento. Un effetto amplificato forse dai gabbiani che ci volano sopra. Volteggiano, si alzano, vanno via, ritornano. Gabbiani bianchi e bellissimi. Lontani dal mare. Qui c’è solo verde. Una specie di prato, una resistenza a tutto il resto, una guerra di ortiche e erbe profumate. E di fronte la conca dolente della cava. Quando il sole è in questa posizione, la cava vira sul grigio, si incunea nel verde delle montagne, tra i rintocchi delle altre costruzioni: una torre antica, una fabbrica dimessa, altri grumi di mattoni, più lontani e indefiniti. Davanti alle lamiere, sotto i gabbiani, hanno sistemato un altare. Con la tovaglia bianca, i fiori, il calice, il leggio. Un altare vero. Accanto ad un pulmino sgangherato che contiene gli amplificatori. E sotto i gabbiani che continuano a volare. Piano piano lo spiazzo incomincia a riempirsi di gente. I primi arrivati vanno su e giù, scorazzano, un bambino cade nei pressi di una vecchia porta di calcio, è inciampato ai fili della rete. Le ortiche gli bruciano il braccio per tutto il pomeriggio. Poi si sentono le voci. E i canti. Fa ancora più caldo. Alle quattro del pomeriggio il caldo è incredibile. E quando si alza il vento, l’odore della spazzatura avvolge tutti, un lunghissimo nastro di dolore, che inciampa nella musica, nelle canzoni dedicate alla Madonna. E poi arriva il corteo. Donne, bambini, anziani, ragazzi. Quelli del centro sociale con il pulmino rosso e l’immancabile Macrico 100 per cento verde. Gruppi di Maddaloni, di San Nicola, di Caserta. Coppie che si tengono per mano e mamme con i bambini in braccio. Intorno al Vescovo ci sono tanti cittadini, alcuni spiegano ad altri come è potuto accadere e cosa sta per accadere, i colpi bassi a forza di delibere, i tradimenti, le delazioni. Poco più in là non si sente quello che dicono. Ma non è così importante. Adesso, adesso l’importante è esserci. La messa incomincia. La discarica Lo Uttaro è alle spalle dell’altare. Non si vede. Fasciata dalle lamiere d’argento. Se non fosse per i gabbiani e l’odore e la montagna sventrata non ci sentiremmo così pericolosamente in bilico su qualcosa. I sacchetti riversi della spazzatura, i bidoni stracolmi sono fuori dai nostri sguardi. (Ma oramai li abbiamo sempre negli occhi. Una specie di effetto di persistenza retinica. Non facciamo che vederli, intercettarli visivamente. Ci restano dentro lo sguardo, anche quando sono lontani). Eppure la sensazione è quella di trovarsi sull’orlo di un dirupo. Il sentimento di una catastrofe imminente ci attraversa quasi a nostra insaputa. “Nel nome del padre… “. Incomincia la messa. I fedeli ascoltano, parlano, si salutano, pregano. Il sole è ancora più forte. Le parole sono come i cristalli della cava quando sono bagnati dalla luce. Sembrano mare. Onde. Di dolore e di speranza. C’è una natura che parla di noi, una discarica che ha fatto di noi qualcosa di diverso da quello che eravamo prima. Tra paura e consapevolezza. Rabbia e indignazione. Un paio di bambine stanno giocando a girotondo e la mamma intima loro il silenzio. Ma anche lei, come tante, è qui per loro. Per i suoi, i nostri figli. Intanto continua la liturgia. E i canti. E i discorsi. Onde di dolore e di speranza. E tutto sta a capire se quella speranza è solo illusione oppure l’unico modo per lavorare e rendere questo mondo, questo spicchio di mondo, leggermente migliore. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-8872472830866037854?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/8872472830866037854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=8872472830866037854&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8872472830866037854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8872472830866037854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/05/lo-uttaro-i-gabbiani-e-la-liturgia.html' title='Lo Uttaro, i gabbiani e la liturgia della parola'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RkqCTKTvHeI/AAAAAAAAACc/JXM9zQJF2g4/s72-c/bidoni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-8515451730569307711</id><published>2007-05-10T22:35:00.000+02:00</published><updated>2007-05-11T06:53:38.035+02:00</updated><title type='text'>scusa ma metto solo una foto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RkOC-CDPLEI/AAAAAAAAACU/9Ummi7oI25Q/s1600-h/fede.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RkOC-CDPLEI/AAAAAAAAACU/9Ummi7oI25Q/s320/fede.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5063034408308517954" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;per adesso solo una foto. la racconto dopo. insieme a me, marinella carotenuto. e per chi non l'ha riconosciuto, federico moccia. ieri sera nella libreria guida di capua. non c'erano fragole, bandane e (centi)metri di cielo srotolati, ma ...  (continua, al solito, ho preso appunti su tutto)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-8515451730569307711?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/8515451730569307711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=8515451730569307711&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8515451730569307711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8515451730569307711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/05/scusa-ma-metto-solo-una-foto.html' title='scusa ma metto solo una foto'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RkOC-CDPLEI/AAAAAAAAACU/9Ummi7oI25Q/s72-c/fede.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2324679701196793972</id><published>2007-04-29T17:23:00.000+02:00</published><updated>2007-04-29T17:28:25.873+02:00</updated><title type='text'>la ciotola di dragonball</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RjS5jiDPLDI/AAAAAAAAACM/0kdv3RiMb28/s1600-h/dragon.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5058872301530852402" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RjS5jiDPLDI/AAAAAAAAACM/0kdv3RiMb28/s200/dragon.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ce ne sono a decine, nei cortili delle scuole elementari. E poi negli slarghi dei condomini, nelle piazzette e nelle vicinanze delle edicole. I capannelli di bambini che si scambiano le figurine. Pokemon, Dragon Ball, altro che non sono capace di nominare. Non si chiamano neanche più figurine. Sono cards. E costano anche molto. Ci sono ragazzini con mazzi di cento, duecento, trecento figurine-cards. Mostrano, valutano, contrattano, scambiano. Il bottino cambia di giorno in giorno. Ci sarà anche un senso in questi scambi: tipo carte meglio quotate, rare, con attacco e difesa. Ragioni intelligibili agli sguardi esterni. Agli sguardi dei genitori, che stanno lì con le cartelle pesantissime sulle spalle mentre i piccoli trafficano in questo suk che si forma e si sfalda nel volgere di mezz’ora, un’ora. E poi si ricompone il giorno dopo.&lt;br /&gt;Ecco perché i miei figli mi chiedono di comprare ogni giorno le figurine. Per avere, l’indomani, maggiore potere di acquisto e di scambio con i compagni. Non va bene. Non è possibile ogni giorno pagare un obolo alla causa cards-socializzazione-divertimento etc.&lt;br /&gt;Ogni edicola attira sguardi magnetici, innesca capricci, promuove smottamenti e infine cedimenti. Spendo di meno se prendo un taxi per tornare a casa: niente negozi, niente capricci. A caserta non passa mai un taxi! Bisogna chiamarlo. Intanto che fare? Non si può vietare e basta. O meglio: si può, ma non serve molto. Perché poi bisogna tenere duro. E non sempre è facile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Maestro, insegnami la verità”. “Prendi la tua ciotola e lavala”. Racconto zen.&lt;br /&gt;Queste storie zen sono tremende. Hanno un senso della sintesi straordinario. Ti fanno capire tutto. O niente. (Tanto poi ci sarà un’altra storia che ti fa spiega che tutto e niente coincidono).&lt;br /&gt;Comunque queste due battute mi lasciano in bilico tra domande e riflessioni per un bel po’. Ribadiscono l’importanza dell’esperienza. Perché la strada per la conoscenza passa attraverso un sapere e un fare che devono essere declinati in prima persona singolare. Perché solo così gli apprendimenti diventano parte di noi.&lt;br /&gt;“Posso comprare un pacchetto?” No, non voglio neanche sentire la domanda. La risposta la confeziono con voce stentorea, come si addice ad una persona esasperata. “Potete avere le figurine solo un giorno alla settimana. E fino ad allora non si compra niente”.&lt;br /&gt;Sul loro viso si spalanca una tristezza senza fine e io ripenso mesta alla ciotola. Quale bisogna lavare la mia o la loro? Alla fine ho capito (sigh!): “Anche mamma non comprerà niente per una settimana, prometto. Solo cose da mangiare. Per il resto rinuncio anch’io a tutte le cose che mi piacciono”. Devo fare esperienza di quello che ho chiesto a loro. Niente, proprio niente. Come loro.&lt;br /&gt;Accidenti! Non sapevo fosse così impegnativo. Passare davanti ad un negozio e ignorarlo, non comprare il settimanale preferito, non ricaricare la scheda del cellulare.&lt;br /&gt;Per questo è più facile essere adulti che bambini. ci prendiamo il privilegio di insegnare senza nemmeno provare ad imparare.&lt;br /&gt;Sabato mattina alle otto siamo già in edicola. Compriamo certo, ma questa settimana abbiamo capito qualcosa in più.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2324679701196793972?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2324679701196793972/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2324679701196793972&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2324679701196793972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2324679701196793972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/04/la-ciotola-di-dragonball.html' title='la ciotola di dragonball'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RjS5jiDPLDI/AAAAAAAAACM/0kdv3RiMb28/s72-c/dragon.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6453952561468936235</id><published>2007-04-15T23:10:00.000+02:00</published><updated>2007-04-15T23:15:55.227+02:00</updated><title type='text'>pedagogia in panchina</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RiKWAXD-yRI/AAAAAAAAAB8/6dlCPsNbR0A/s1600-h/giardini.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5053766664797997330" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RiKWAXD-yRI/AAAAAAAAAB8/6dlCPsNbR0A/s200/giardini.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lei è una insegnante di vecchio stampo. Di quelle che credono che la cosa più importante sia cambiare, migliorare, crescere. Come? Con lo strumento principale del suo/nostro lavoro: la parola.&lt;br /&gt;Parlare ai ragazzi, spiegare, far pensare. Mica solo Pirandello e Svevo. No: spiegare la vita. Raccontare come si fa ad essere migliori, sempre. Una fede incrollabile nelle parole. Io, che pure le amo le parole, le invidio questa inossidabile fiducia nel potere taumaturgico dei discorsi.&lt;br /&gt;Lui è suo marito, con le parole ci sa fare, è una specie di giocoliere che usa proverbi e massime di saggezza popolare come birilli per lanciare nell’aria di primavera i suoi ragionamenti vorticosi. “L’albero che è storto, storto rimane”. Le sue parole rivelano una sfiducia totale nel potere del cambiamento, della trasformazione. E dunque: a parlare si perde solo tempo.&lt;br /&gt;Discutiamo di cose così, in questo pomeriggio di giardinetti, sulla panchina mentre i miei figli e i loro nipotini corrono sullo scivolo lanciando gridolini di gioia.&lt;br /&gt;Da che parte stare? La signora è una vera e propria amazzone del linguaggio, della pedagogia, dell’insegnamento attraverso il dialogo. Continuo ad ammirarne la forza e la propositività: “Se si vuole qualcosa si ottiene, ma anche se non si ottiene niente, tu almeno il tuo dovere l’hai fatto”, dice lei. E però così ci spostiamo sul pernicioso versante delle prediche, del moralismo, delle coercizioni, blande, ma coercizioni. Chi parla tanto, chi chiede tanto ascolto, non sempre poi è capace di offrirne.&lt;br /&gt;Lui invece mi sembra più sereno, con la sua classificazione botanica degli individui: “ci sono piante sempre verdi che non possono dare fiori, e alberi da frutto che non potranno mai mantenere intatto il loro fogliame. Non si può chiedere a qualcuno di darti qualcosa che non ha”.&lt;br /&gt;Il ragionamento mi sembra più che accettabile. E profondamente rispettoso delle identità di ciascuno. (Non è un insegnante. Anzi, è uno che gli insegnanti - quelli che salgono sempre in cattedra, a scuola, ai giardinetti, in parlamento - non li sopporta proprio). “Ogni capa un tribunale”, conclude secco come un ramo di un albero assolato.&lt;br /&gt;Però questo atteggiamento mi sembra troppo rinunciatario. Perché saremo pure tanti tribunali, ma un comune senso di giustizia bisogna elaborarlo, maturalo.&lt;br /&gt;Nel frattempo i bambini sono scesi dalle giostrine, e al solito, i miei mi hanno chiesto di comprare le figurine. Questa è una cosa che mi piacerebbe poter cambiare. Perché bisogna pagare quotidianamente un dazio al bisogno bulimico di oggetti, che riempiono la casa e occupano i nostri spazi? Faccio un predicozzo o sgancio un euro? Mi tocca procedere, al solito, per tentativi.&lt;br /&gt;(continua)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6453952561468936235?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6453952561468936235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6453952561468936235&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6453952561468936235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6453952561468936235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/04/pedagogia-in-panchina.html' title='pedagogia in panchina'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RiKWAXD-yRI/AAAAAAAAAB8/6dlCPsNbR0A/s72-c/giardini.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-4877493614358694787</id><published>2007-04-04T16:31:00.000+02:00</published><updated>2007-04-04T16:34:57.863+02:00</updated><title type='text'>cintura nera ind'o rion (che si chiama scuola)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RhO3K779_rI/AAAAAAAAAB0/m1v-NXLn3sE/s1600-h/Immagine+328.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RhO3K779_rI/AAAAAAAAAB0/m1v-NXLn3sE/s200/Immagine+328.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5049581005728251570" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;Non sapevo niente dell’Aikido, fino a qualche mese fa. Come sempre, ci sono finita dentro&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;sbucando dalle strade laterali che percorro insieme ai libri, grazie ai libri. L’aikido l’ho conosciuto nei libri di Gianrico Carofiglio. Nella trilogia, bellissima, dei casi dell’avvocato Guido Guerrieri,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Margherita, una donna inquieta e tormentata come tante (come tutte forse), pratica aikido. Guerrieri è un boxer casalingo e ci sono tanti personaggi che qua e là praticano arti marziali. Non semplici sport, ovviamente, ma percorsi della mente, strade durissime da attraversare per conoscere qualcosa di più. Di se stessi e degli altri: lo studio della via e del perfezionamento della persona. Metafore della vita, in fondo, le arti marziali. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E ho incominciato a incuriosirmi degli alunni, ce ne sono tanti, che le praticano, del colore della cintura che indossano, delle tecniche di combattimento, delle parole che utilizzano e soprattutto del rituale dei gesti. “Nell’aikido non si acquista niente, mi dice un alunno, si perdono delle cose, ci si libera di ciò che disturba, è una via per ritrovare le cose semplici”. Quando si entra si fa un inchino, un saluto allo spazio sacro, il dojo, la sala o il luogo in cui si fa l’allenamento. “Per gli orientali, mi spiega un’amica a cui chiedo maggiori informazioni, lo spazio sacro o spazio protettore è impregnato delle vibrazioni dello spirito delle persone che lì si sfozano di migliorare e che a loro volta sono da queste influenzate”. Uno spazio che diviene sacro nel momento in cui viene scelto e dichiarato dal maestro e dall’allievo. Ci ho pensato a lungo allo spazio sacro, a quello che sono riuscita a capire, e ancora di più ho ripensato alla inflessione con cui i ragazzi pronunciavano la parola maestro. La caricavano di un significato denso e profondo. Assai diversa dal vacuo “professorè” e al modaiolo “prof!” che attraversa i corridoi delle nostre scuole.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lo spazio sacro. Più ci pensavo e più mi convincevo che gran parte del malessere delle nostre scuole passa attraverso lo spazio, una terra di nessuno, una west land, in cui ognuno passa e lascia i propri segni. E non per sentimento di appartenenza ma in segno di diniego, di rifiuto, di sfregio. Stamattina nell’aula vuota ho preso (e ovviamente conservato) un post it che escalma: “Faciteve o’ crack ind’o rion”. Non lo so se lo compreranno il crack, se era uno scherzo, un invito, una supplica, un incoraggiamento. Ma il post it era lì, indifferente: al via vai di insegnanti che passavano in classe a firmare.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Continuo a esplorare le arti marziali, a indagare altri possibili modi di insegnare. “Dal tema del portamento che viene corretto in ogni allenamento – che si tratti delle forme (kata) o del combattimento vero e proprio (randori) – fino alla cerimonia del saluto (rei), puntuale all’inizio e alla fine della lezione, l’intero insegnamento del judo può essere paragonato a una lezione sulle buone maniere”. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Abbiamo dimenticato questo? Le buone maniere? Cos’altro ci manca in questo spazio che si chiama scuola, che non è sacro ma è ancora l’unico luogo in cui si continua, si deve continuare, ad educare? Nelle mie classi vuote stamattina mancavano gli alunni: hanno anticipato di due giorni le vacanze. Nell’aikido non si può insegnare se non a chi ha voglia di imparare. E c’è un proverbio buddista che recita: “quando l’allievo è pronto, il maestro appare”. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Invece io ero lì, da sola, in compagnia delle loro scritture. E delle mie domande. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-4877493614358694787?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/4877493614358694787/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=4877493614358694787&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4877493614358694787'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4877493614358694787'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/04/cintura-nera-indo-rion-che-si-chiama.html' title='cintura nera ind&apos;o rion (che si chiama scuola)'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RhO3K779_rI/AAAAAAAAAB0/m1v-NXLn3sE/s72-c/Immagine+328.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-4348884108257166804</id><published>2007-03-31T06:31:00.001+02:00</published><updated>2007-03-31T06:31:54.793+02:00</updated><title type='text'>per chi suona il cellulare</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"&gt;E’ una specie di mania, una febbre leggera che prende tutti i lettori di giornali, tutti quelli che i giornali li comprano e poi di fatto, materialmente non riescono a leggere: ritagliano, strappano le pagine, accumulano, conservano, schedano, ripongono. Nella cartellina delle buone intenzioni. Lo leggerò dopo. La casa si riempie di ritagli, di pagine piegate, stese ai davanzali del tempo libero. Quello sognato piuttosto che vissuto. Perché gran parte di questi ritagli, questo mondo ridotto in rettangoli cartacei, resta poi inesplorato. Oppure si legge e si vuole conservare. Per ri-leggere. E allora l’accumulo raggiunge livelli esponenziali. Il materiale aumenta e ad un certo punto raggiunge la soglia di tolleranza. Raggiunta la quale si butta, si ripone in angoli più segreti, si perde nei meandri del nostro sapere. “Il mondo è cartaceo, e un gran fuoco lo sfiora”. Ripeto a me stessa la frase di Manganelli. Non ottengo nessun miglioramento, da me stessa.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Tra i miei ritagli, tanti, troppi, ce ne sono alcuni davvero perniciosi. Perché sono così piccoli che sfuggono alle buste di plastica, agli elastici, alle cartelline. E li ritrovo dovunque per casa, a mo’ di coriandoli. Sono i pezzi di Michele Serra, i quadratini “L’amaca” che conservo da Repubblica. Quando compro il giornale, dopo aver letto i titoli, il primo pezzo che leggo è quello di Serra. Scrive bene e soprattutto ha sempre un punto di vista peculiare sugli argomenti. Mi piace perché mi spiazza. Sempre. (O quasi).&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Il divieto di tenere i telefonini accesi a scuola deve farci davvero riflettere. Equivale, infatti, al divieto di suonare la tromba durante le lezioni, o al divieto di praticare buchi nella cattedra con un trapano. Pensandoci bene, pensandoci meglio, ci mette davanti agli occhi una caduta quasi surreale del livello di educazione di questo Paese. E ci fa intendere qunato incondizionata sia stata la resa degli adulti alla propria pigrizia – non di altro si tratta – di fronte alla responsabilità che portiamo nei confronti dei ragazzi”. Ho ricopiato per intero le prime righe di un’amaca scritta all’indomani della circolare di Fioroni dedicata all’uso, al cattivo uso, dei cellulari a scuola. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Rewind. Fioroni la circolare non voleva farla, l’aveva già affermato all’inizio dell’anno, adducendo motivazioni analoghe a quelle di Serra. Spegnere il telefonino è &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;una questione di educazione. Affermarlo in riferimento al contesto scolastico (ed educativo) è quasi pleonastico. Ma: troppi eventi, troppa cronaca scolastica alla ribalta, ha costretto il ministro a dare una risposta. Ragazzi, beccatevi questa circolare e prof fatevi rispettare. Provvedete voi a urlare. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Play: Quando la mia collega ha rimproverato un ragazzo che messaggiava in classe, lui ha risposto: “aro’ sta ‘a circolare?” Voleva vederla, leggerla, appunto. Non c’è, non è ancora arrivata a scuola. Solo ai giornali, per adesso. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Serra ha ragione. Una circolare per dire l’ovvio è una pessima dimostrazione dello stato, anch’esso pessimo, della nostra scuola. Ma di idiosincrasie tra il dire e il fare, è piena la nostra società: il pneumologo di grido che gira con il pacchetto di sigarette bene in vista nel camice, il vigile che parcheggia in doppia fila, i poliziotti che non indossano le cinture di sicurezza. Piccoli gesti di ordinaria trasgressione e di quotidiana sopravvivenza. La scuola è quello che è, e dunque anche un pezzettino di mondo. E sono davvero tante le circostanze in cui capita di sentire suonare la tromba della maleducazione, di vedere buchi praticati dal trapano della strafottenza e di sentire trilli di indifferenza. Ecco perché talvolta è bene rifugiarsi tra i ritagli di giornali. Almeno quelli non fanno rumore.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-4348884108257166804?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/4348884108257166804/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=4348884108257166804&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4348884108257166804'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4348884108257166804'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/03/per-chi-suona-il-cellulare.html' title='per chi suona il cellulare'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-6620902438567684822</id><published>2007-03-21T16:26:00.000+01:00</published><updated>2007-03-21T16:28:24.724+01:00</updated><title type='text'>don luigi ciotti e la sua idea di libertà</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RgFO3k09o7I/AAAAAAAAABo/vx5S7Y3lOB4/s1600-h/daciotti.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RgFO3k09o7I/AAAAAAAAABo/vx5S7Y3lOB4/s200/daciotti.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5044399774317257650" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi sono mescolata tra loro, seduta a terra, assiepata contro i muri della sala gremita, ad ascoltare insieme, a tanti studenti della Provincia, Don Luigi Ciotti, sabato mattina qui a Caserta. Ho preso dieci pagine di appunti. Anche don Ciotti si è &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;segnato le tante domande che gli hanno fatto: il bullismo, la città, la paura. Si occupa di mafia da anni, ma non ha mai smesso di guardare con apprensione al mondo giovanile. Racconta le storie che raccoglie da anni e ce ne consegna lo sgomento. Cosa pensare di quella ragazza morta a quindici anni in un incidente stradale che aveva pattuito con le sue amiche di essere sepolta insieme al suo telefonino. “Per noi adulti è incomprensibile. Per voi il telefonino è uno strumento di identità”. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“Dovete essere attenti, a queste cose. Molti genitori si comportano come se i figli dovessero educarsi da soli, altri invece ci chiedono di disintossicare i loro figli dal consumismo. Troppo, abbiamo bisogno di troppe cose, siamo dipendenti da tutto”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;E poi c’è la scuola. “Ragazzi!!! posso farvi un augurio che faccio prima di tutto a me stesso. Studiate tanto ma al contempo restate un poco analfabeti. Man mano che fate le cose siate analfabeti. Perché non fa bene pensare di sapere tutto, c’è il rischio di credere troppo in se stessi e di smettere di capire quello che ci circonda”. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;“O c’è il rischio di entrare in una realtà virtuale e di non uscirne più. Come quel ragazzino, il figlio di un mio amico, che quando il papà l’ha portato allo stadio a vedere la partita dopo l’azione di&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Treseghè ha chiesto: ma quando ci fanno rivedere l’azione?” Come se tutto quello che accade si capisce solo vedendolo in televisione. Invece, continua don Ciotti, la mafia non è affatto virtuale. E’ reale. E ciascuno di noi deve prendere coscienza. “Dobbiamo essere capaci di guardare non solo vedere, di ascoltare e non solo sentire, di capire e non solo sapere”.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Anche io ho voglia di sapere cosa hanno capito stamattina i miei studenti. Quando ad esempio gli ha riferito la frase di un giornalista: “A che serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare?”. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Prima di Don Ciotti, alcune studentesse di Aversa hanno messo in scena alcune pagine del diario di Annalisa Durante. Le sue parole fragili, i sogni e il vestito bianco da sposa. Una vestizione lenta e intensa. Sino a sforare la commozione. Le guance della mia alunna arrossiscono e gli occhi le si riempiono di lacrime. A don Ciotti fanno paura soprattutto i vivi che sono morti dentro. Quelli che si rassegnano. che si rifugiano nell’immobilismo e nel tanto qui non cambierà niente.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Molti di questi ragazzi stamattina si sono sentiti vivi. Non tutti, ma tanti. “Io sono cosciente dei mie limiti, dice don Ciotti. Ma un’idea chiara ce l’ho: lavorare insieme”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Per essere liberi. Dalla mafia, dal lavoro nero, dalla droga.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Alla fine siamo usciti nel vento della mattinata di marzo, con le emozioni a fior di pelle e i pensieri scompigliati. Con l’eco di tante parole, alla ricerca di quella libertà di cui abbiamo sentito anche la responsabilità. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-6620902438567684822?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/6620902438567684822/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=6620902438567684822&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6620902438567684822'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/6620902438567684822'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/03/don-luigi-ciotti-e-la-sua-idea-di.html' title='don luigi ciotti e la sua idea di libertà'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RgFO3k09o7I/AAAAAAAAABo/vx5S7Y3lOB4/s72-c/daciotti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-4201705113929350977</id><published>2007-03-16T06:27:00.000+01:00</published><updated>2007-03-16T06:29:08.830+01:00</updated><title type='text'>gigi (d'alessio) e le scintille (lucenti)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RforHKf8j4I/AAAAAAAAABg/TKmcUDssCFc/s1600-h/gigi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5042390134872117122" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RforHKf8j4I/AAAAAAAAABg/TKmcUDssCFc/s200/gigi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Vedo una mia alunna sgattaiolare da un’aula all’altra con un libro in mano. Con la coda dell’occhio capisco che non si tratta della solita copertina azzurromoccia e dunque c’è un altro testo che circola da queste parti. La curiosità mi divora. “Che libro hai?” chiedo entrando in classe prima ancora di dire buongiorno. “Quello di Gigi D’Alessio”, mi risponde con gli occhi che sorridono. “Questo è il terzo, è bellissimo”. Come fa Gigi D’Alessio a fare i concerti, la casa, il nonno, il fidanzato, l’ospite televisivo e a trovare il tempo per scrivere i libri?&lt;br /&gt;Impossibilitata a stagli al passo decido di trovare almeno il tempo per leggerlo. Per fortuna Come un film è un libro intervista, pieno di pagine bianche che non si capisce se sono messe lì per ragioni editoriali (arrivare al numero giusto di pagine) o come intermezzi musicali (anche il silenzio può far parte della partitura). Un viaggio dentro la gigidalessiostory, costruita come la più classica delle storie: il bambino piccolo e nero, (nero no, ma piccolo sì, tanto che lo chiamavano Topolino perché non riusciva a raggiungere lo sgabello del pianoforte) alla amicizia con Mario Merola, il difficile esordio e finalmente il successo. Arrivato, goduto, vissuto.&lt;br /&gt;Come nelle favolette non mancano i cattivi, qui con il ghigno appena accennato degli strozzini e ancor più con il cipiglio severo della critica musicale e di tutti i denigratori che lo attaccano per il fatto di essere popolare e di spopolare tra le ragazzine. Lui si difende, racconta di quelli che poi si sono scusati con lui dicendo che non avevano capito niente, infila un po’ di complimenti acchiappati qua e là, racconta dei suoi infiniti riconoscimenti. Senza ovviamente essersi mai montato la testa.&lt;br /&gt;A me non piace Gigi D’Alessio. Ogni tanto qualche studentessa mi fa sentire una canzone ma non riesco ad apprezzarlo. Ho letto questo libro, magari mi scattava un guizzo di simpatia. Niente. Purtroppo. Però ho fatto molta attenzione ai passaggi in cui questo libro si infarcisce di pedagogia. (E’ la tentazione di tutti, quella di insegnare, non si sfugge). Ad un certo punto l’intervistatore gli chiede di quella campagna a favore del casco di cui lui era testimonial. Gigi risponde più o meno così: se un politico dice mettetevi il casco nessuno lo fa, se lo dice un cantante sì.&lt;br /&gt;Ah sì? E allora facciamogli dire più cose a questi cantanti. Perché hanno le parole giuste, il volto giusto, il tono giusto? Non lo so. Però per me va bene. Anche se gigionongigi di caschi per le strade se ne vedono ancora pochi. Come pure le volanti della polizia. Ecco gigi dovrebbe cantare anche per loro, per fargli fare i controlli e risolvere caschi, stragi del sabato sera, guida in stato di ebbrezza (ma questo è un altro discorso).&lt;br /&gt;Torniamo al libro. C’è un passaggio che ho copiata sull’agenda. Lui deve spiegare se grandi si nasce o si diventa: “Si diventa. Con dedizione, passione e sacrificio. Anche il genio ha bisogno di tante cose: del vissuto, dell’esperienza, dei valori, dell’amore, delle passioni per nutrire la sua scintilla”. Ecco qua, questa è la ricetta di Gigi. Nutrire le scintille.&lt;br /&gt;Nutrite le scintille! Nutrite le scintille!!! Perché se lo dico io ai miei alunni non funziona e e lo dice lui sì? A dire il vero, ho letto il testo mentre loro facevano compito: magari per la proprietà transitiva qualcosa accade, qualche scintilla lucente ci scappa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-4201705113929350977?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/4201705113929350977/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=4201705113929350977&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4201705113929350977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4201705113929350977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/03/gigi-dalessio-e-le-scintille-lucenti.html' title='gigi (d&apos;alessio) e le scintille (lucenti)'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RforHKf8j4I/AAAAAAAAABg/TKmcUDssCFc/s72-c/gigi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-519022317829753722</id><published>2007-03-11T17:13:00.000+01:00</published><updated>2007-03-11T17:16:27.109+01:00</updated><title type='text'>linguisticamente strepitoso!</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RfQq8Kf8j3I/AAAAAAAAABY/yaEtPLRG-Io/s1600-h/nongettate.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5040701096033292146" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RfQq8Kf8j3I/AAAAAAAAABY/yaEtPLRG-Io/s200/nongettate.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non gettare cadaveri dal finestrino. Ma anche: non siate banali, non restate fermi, immobilizzati, irretiti dal potere del linguaggio. Giocateci, con le parole, sentite il suono quando si sollevano in aria, il rumore quando cadono a terra, si rompono, rotolano e disegnano schegge di esistenza. Sentite il sapore, il retrogusto amaro di ogni esperienza. Annusatele queste parole, scoprirete l’odore acre di fumo, sono le stupidaggini dette per millenni che finalmente bruciano. E illuminano pagine e pagine del vocabolario. Scoprite la ricchezza dei lemmi, il piacere del calembour, del termine inusitato pescato nel mare magnum della lingua italiana. Non gettate cadaveri dal finestrino. Gettate via, piuttosto, tutte la banalità espressive che sino a oggi avete portato con voi, una inutile, ingombrante, zavorra.&lt;br /&gt;Questo è molto altro viene in mente leggendo “Non gettate cadaveri dal finestrino”, raccolta di racconti di Gero Manelli, informatico che da scrittore si cimenta con i codici della lingua e il sistema binario della ironia e della follia (della realtà).&lt;br /&gt;Cinque racconti che hanno come protagonista uno stralunato ispettore di polizia, Gaudino Liberovici che sembra aver sbagliato mestiere e pure vita. Come ispettore fa acqua da tutte le parti: sbaglia il piano dove si svolge la scena del delitto, sbaglia la strada dove deve recarsi, sbaglia l’analisi degli indizi. Oppure è la vita ad essere sbagliata. E lui si barcamena come può. Il lettore lo segue recalcitrante nelle sue avventure: vorrebbe intervenire, aggiustare il tiro, comporre facilmente dei rompicapo che ai suoi occhi sono assurdi. Ma è un’impresa destinata al fallimento. Che senso hanno gli omicidi? Si uccide, sempre e comunque, per un nonnulla. Si buttano, appunto, cadaveri dal finestrino quasi fossero pacchetti vuoti di sigarette.&lt;br /&gt;Invece no. Siamo noi che buttiamo via tanto tempo in richieste, recriminazioni, ritorsioni, torsioni. Sarà per questo che Gaudino sbaglia strada. Sono le strade ad essere impossibili, impraticabili, inaccessibili. E con la sua assoluta follia linguistica, l’ispettore ci strattona nel mondo del non senso. Agli avamposti dell’insignificanza, prova a dare un senso.&lt;br /&gt;Come il suo personaggio, così l’autore è impegnato a seguire il filo del racconto. Cosa raccontare? Perché? Un’indagine altrettanto complessa la sua: Gero cuce e ricuce parole e paroloni, costruisce interessanti anacoluti e sintassi aggraziate, frantumando la tenuta narrativa dei racconti . Tocca al lettore, avventurarsi nel tourbillon linguistico e ricomporre la trama delle storie. Ovviamente, dopo aver gettato qualcosa dal finestrino. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-519022317829753722?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/519022317829753722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=519022317829753722&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/519022317829753722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/519022317829753722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/03/linguisticamente-strepitoso.html' title='linguisticamente strepitoso!'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RfQq8Kf8j3I/AAAAAAAAABY/yaEtPLRG-Io/s72-c/nongettate.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-4416193835665749666</id><published>2007-03-08T12:25:00.000+01:00</published><updated>2007-03-08T12:32:17.240+01:00</updated><title type='text'>di due mazzi di mimose dimenticati sul mobile</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Re_z199s6LI/AAAAAAAAABQ/R9DoInMaOXI/s1600-h/mimosa.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5039514616542849202" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Re_z199s6LI/AAAAAAAAABQ/R9DoInMaOXI/s200/mimosa.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ha spinto il tavolo sotto il muro, ha messo una sedia sopra e ci è salita. O meglio, ha tentato si salire, di arrampicarsi, e la sedia è caduta. Quando mia zia è arrivata l’ha trovata trafelata, ma ancora ci stava riprovando. Con la pila stretta in mano. Impaurita e determinata.&lt;br /&gt;Mia zia ha urlato dallo spavento e lei ha gridato di rimando. Immaginavo la scena che mi era stata raccontata a telefono. Ci ripensavo ogni tanto, anche mentre ero in classe e spiegavo. Sorridevo dentro di me. Mia nonna è sempre stata un po’ pazzariella. Certo, a 89 anni, costruire una montagnola di mobili in cucina, e solo per cambiare la pila all’orologio… devo riconoscere che ha un po’ esagerato. Però anche loro, le figlie, hanno montato un caso su questa storia. Nel corso della mattinata ho approfittato di ogni cambio d’ora per sapere come stava procedendo la mega riunione familiare, che vedeva tutti i parenti coinvolti, vicini e lontani. Come si può fare? Cosa si può fare per farle capire che certe cose non le deve fare?&lt;br /&gt;“Ma io non ci arrivavo”, protestava lei. Infatti. La vecchiaia l’ha resa sempre più piccolina. Adesso sarà alta un metro e venti, un metro e trenta. Una sorta di silenziosa erosione ossea, che però non ha scalfito affatto il suo carattere, la sua forza incredibile nel volere e nel fare le cose.&lt;br /&gt;Tra l’altro in cucina c’è comunque l’altro orologio che funziona. Quello rotondo con la gallina e i pulcini che si abbassano allo scorrere dei secondi. Me lo ricordo praticamente da sempre, su quel mobile. Però l’altro, quello a parete fa più rumore, e sono convinta che lei volesse sentire il ticchettio più che guardare l’ora. Il tempo è la compagnia dei vecchi. Non importa dove va, il tempo. Importa che ci sia. Non importa solo riempirlo, importa che lui riempia te.&lt;br /&gt;Capisco che si siano tutti arrabbiati. E’ stata davvero spericolata, ma non più di altre volte. Anche se che ha collezionato più di un capitombolo da questa estate ad ora. Ruzzoloni per le scale, piccole cadute, qualche storta. Oramai è uno scoiattolo. Cade e si rialza. Dopo un po’ ci fa vedere le croste. Quando tutto è finito. A me piace così. Mi sembra sempre e comunque piena di vita.&lt;br /&gt;Mia zia le ha lasciato le mimose sulla credenza. Non ha avuto più voglia di dargliele. Si è troppo arrabbiata. A me può piacere. Ma poi di fatto è lei che le sta vicino. E deve prendersi cura, portarla al medico, procurarle le stampelle, i trabiccoli con cui si aiuta a camminare. Ha ragione. Alla fine anche io, tra una telefonata e l’altra, tra le decine di sms dell’8 marzo, ho dimenticato di sistemare i fiori nel vaso. Però mi è sembrato così bello, così significativo quel gesto di mia nonna. Mio figlio rileggeva il dettato della maestra: nell’800 le donne incominciarono a ribelarsi... “Due b e due l, a mamma”. La ribellione non è mica solo quella custodita nei libri di storia, pensavo. La ribellione è quella di tutti i giorni. “E conquistarono la libertà. ancora oggi però in molte parti del mondo ci sono donne oprese”. “Due p e due s, correggi…”. Quando imparerà le doppie? Mi chiedo con leggera apprensione. Voglio sperare prima di quando noi impareremo a pensare che queste parti del mondo non sono poi così lontane. Che le donne di cui parla il dettatino del bambino vivono accanto a noi, nei cortili dove danno i cibi ai gatti, nelle scuole quando le frequentano di malavoglia, nelle strade dove hanno paura di camminare da sole, nelle case dove dimenticano quanto è bello e importante poter essere ascoltate. E quello che resta è almeno sentire il tempo. E metterci dentro tutto quello che hanno dentro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-4416193835665749666?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/4416193835665749666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=4416193835665749666&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4416193835665749666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4416193835665749666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/03/di-due-mazzi-di-mimose-dimenticati-sul.html' title='di due mazzi di mimose dimenticati sul mobile'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Re_z199s6LI/AAAAAAAAABQ/R9DoInMaOXI/s72-c/mimosa.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-7075026673589567351</id><published>2007-03-05T22:12:00.000+01:00</published><updated>2007-03-05T22:21:15.103+01:00</updated><title type='text'>in bicicletta, durante la giornata della lentezza</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/ReyJXTOhqEI/AAAAAAAAABI/AsuaQnL2FQw/s1600-h/bici.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5038553116511938626" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/ReyJXTOhqEI/AAAAAAAAABI/AsuaQnL2FQw/s200/bici.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;div&gt;Testo argomentativo. Scegli un tema, affronta una questione, prendi un argomento, appunto, e impara a guardarlo da tanti punti di vista. Il programma ogni tanto inciampa su queste richieste ministeriali dalle quali non è possibile sgattaiolare. E’ giusto in fondo, prendere un oggetto e analizzarlo bene, scoprirne gli aspetti, guardare bene tutto, ma proprio tutto. E raccontarlo. Mica facile però. Con la giornata della lentezza ho deciso di prendermela comoda. In giro per l’Italia hanno fatto le feste con ballando i lenti guancia a guancia, hanno multato gli indaffarati con degli autovelox per pedoni, hanno mandato un po’ di asini a trotto per le strade. Me le hanno raccontate le mie alunne queste cose. Dopo un po’ di giretti su internet che avevano avuto come compito a casa. Ma si può fare qui, al sud, nel flemmatico sud, una riflessione sulla lentezza? Allora prima di scomporre le facce della questione, proviamo a dialettizzare. Per ogni banco, una scrive della lentezza, l’altra della velocità. Vediamo cosa succede.&lt;br /&gt;Seguendo i gusti personali, ma anche la necessaria alternanza tra i banchi. A me è toccata la velocità. E visto che sono la prof, mi sono riservata il piacere di scrivere anche per divertire. Ecco la mia arringa. “Velocità. Sempre, comunque. Perché velocità fa rima con felicità e libertà. C’è un momento per me, la mattina, che è davvero il più bello della giornata. Sto andando a scuola, imbocco la discesa, la bici prende velocità e nel punto massimo della corsa mi sollevo in piedi, sento il vento sulla faccia, sulle braccia, sui pantaloni. Sento l’ebbrezza della velocità che si porta via tutto: pensieri, paure, apprensioni. Una pericolosa felicità, la velocità.&lt;br /&gt;Insieme alla libertà. Prova a prendermi. Si corre, si fugge, si scappa. Si va lontano da quello che non ci piace. Chi non ha sognato di avere grandi ali di uccello per andare lontano?&lt;br /&gt;E poi c’è la velocità della mente. Senza la quale neanche i più lenti pachidermi riuscirebbero a sopravvivere. Insight la chiamano gli scienziati cognitivi, la capacità del cervello umano di saper selezionare e scegliere immediatamente tra migliaia di informazioni. Capire ciò che ci piace e cosa no, scegliere il colore giusto, la frase giusta, la persona giusta. Insigth ovvero la prima impressione. E quella conta. Un misto di intuizione ed esperienza che si brucia in pochissimo tempo e resterà dentro di noi per sempre. Anche se poi cambieremo idea.&lt;br /&gt;Infine, l’aspetto più interessante della velocità è il suo inscindibile legame con l’amore. Cupido è un ragazzetto sveglio che scorazza nel cielo e la sua freccia è più veloce di lui. Quando la scaglia non c’è verso di rallentare la corsa, di parare il colpo. Lui è già da un’altra parte. A lanciare frecce. L’amore è un dardo. In genere colpisce nel giusto, Cupido. (Qualche volta fa danni). La sua specialità sono i colpi di fulmini. Cosa c’è di più veloce, rapido e preciso di un colpo di fulmine?”&lt;br /&gt;Sette più, mi hanno dato i miei alunni. Ho accettato senza argomentare, perché i loro testi sono stati decisamente più belli.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-7075026673589567351?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/7075026673589567351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=7075026673589567351&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7075026673589567351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/7075026673589567351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/03/in-bicicletta-durante-la-giornata-della.html' title='in bicicletta, durante la giornata della lentezza'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/ReyJXTOhqEI/AAAAAAAAABI/AsuaQnL2FQw/s72-c/bici.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2623323538355823134</id><published>2007-02-26T17:52:00.000+01:00</published><updated>2007-02-26T17:53:24.367+01:00</updated><title type='text'>la scolastica e gli esercizi di stile</title><content type='html'>L’altro giorno sono stata ad una conferenza qui in città. L’argomento era abbastanza intenso e anche i nomi dei partecipanti erano interessanti. Ci vado con il mio kit immancabile di notes e penna. Scrivo tutto. Sono quasi una stenografa, oramai. Prendo appunti soprattutto per non distrarmi. La saletta incomincia a riempirsi, siamo le solite signore attente e compunte, qualche uomo, pochissimi ragazzi. Sembrano capitati per sbaglio. Finalmente si incomincia. Introduce una donna, con un discorso serio ed elegante sul perché dell’incontro. Poi presenta gli ospiti. Ovviamente elogiandoli. Il tale professore che è bravissimo e spiegherà la questione in maniera non scolastica ma avvincente. Non scolastica? La penna ha scritto meccanicamente. Ma non vuole più saperne di andare avanti. Bella gaffè! penso, visto che qui, come in quasi tutte le conferenze, le relazioni, gli incontri culturali, la maggior parte del pubblico è composta da insegnanti. Quindi di gente che normalmente fa le cose in maniera scolastica, o comunque ha a che fare con la “scolastica”. Superata l’irritazione ricomincio a prendere appunti. Adesso a parlare è il professore avvincente e non scolastico (anche se, sul manifesto, sotto il suo nome compare la dizione di docente universitario). Sono pronta ad apprendere da lui. E’ vero: illustrata bene l’argomento entrando subito nel cuore delle questioni. Parla per una quarantina di minuti. Io scrivo cinque, sei pagine. Niente di scolastico ma neanche niente effetti tridimensionali, coinvolgimenti olfattivi, cinesici o quant’altro. Un ottimo conferenziere. Cosa intendeva dire la signora parlando di maniera non scolastica? Noiosa? Pallosa? Scolastico è stato usato, al femminile, come aggettivo qualificativo dispregiativo. Ok.&lt;br /&gt;Stamattina un collega mi ha fermato. Non ha condiviso un prodotto che abbiamo realizzato come scuola (un tg dei ragazzi in onda su teleluna, ci ritorno un’altra volta). C’è un ragazzo che ad un certo punto dice di essere bullo. La sua faccia in video dura trenta secondi. Il telegiornale 13 minuti. “Quale messaggio abbiamo dato?” mi chiede irritato (anche lui, come me l’altro giorno!). “Ho spento il televisore per il fastidio!” (io ho continuato a seguire la conferenza). “Noi siamo una scuola, dobbiamo dare un messaggio!!!” (scolastico? mi domando in silenzio). “Non va bene. Anche quel servizio sull’amore” (anche quello? così frizzante!), “noi dobbiamo parlare di cultura, dobbiamo parlare di ragazzi che vogliono migliorarsi, elevarsi”. E si eleva anche il suo tono. Ci sono tanti modi per parlarne, credo. “Ricorda che questo è comunque un progetto scolastico!”  Scolastico, dunque aggettivo qualificativo ma qui utilizzato in una accezione positiva. Scolastico: ovvero edificante, elevante, per usare il suo linguaggio.&lt;br /&gt;Mi sento in una terra di nessuno. Vista da fuori, la scuola (e la scolastica) sono terribili. O solo terribilmente noiose. Visto da dentro, il mondo di fuori è orribile, diseducativo, privo di messaggi. E la scuola (e la scolastica) devono essere un baluardo alle insidie del degrado e del nulla verso cui precipitiamo.&lt;br /&gt;La prossima volta che entro in classe devo fare come negli Esercizi di stile di Quenau. Una stessa lezione, lo stesso progetto declinato in differenti versioni: con toni glamour, con piglio moralistico,  in versione attraente, bacchettona, irritante, consenziente, scolastica, non scolastica, di nuovo scolastica…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2623323538355823134?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2623323538355823134/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2623323538355823134&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2623323538355823134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2623323538355823134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/02/la-scolastica-e-gli-esercizi-di-stile.html' title='la scolastica e gli esercizi di stile'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-2871546702250077353</id><published>2007-02-21T06:35:00.000+01:00</published><updated>2007-02-21T06:38:51.521+01:00</updated><title type='text'>i racconti dell'altrove. il libro di paolo mastroianni</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rdvaj4DbNBI/AAAAAAAAAA8/CHn0Dtq7RaE/s1600-h/Altrove_cover_small.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5033857318393689106" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rdvaj4DbNBI/AAAAAAAAAA8/CHn0Dtq7RaE/s200/Altrove_cover_small.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Come nel film Sei gradi di separazione. Tra noi e il resto del mondo, tutte le persone del mondo, passano al massimo sei persone. Possiamo, potenzialmente, essere vicini a tutti. Conoscerli, facci raccontare le loro storie, incastrarle con le nostre. Invece, la maggior parte delle volte, le esistenze degli altri finiscono per sfiorare la nostra vita. Restiamo in compagnia di una scia di volti, di gesti, di parole. Più spesso restiamo soli. Finiamo per trovarci “altrove”. In transito nella esistenza.&lt;br /&gt;Altrove è la raccolta di Paolo Mastroianni, Effigie edizioni, presentato l’altra sera alla libreria Mondadori di Caserta. Insieme a me, l’autore e Nello Zerillo, coordinatore di Nero e Non Solo.&lt;br /&gt;Sei racconti di vita che confluiscono, impercettibilmente, l’una dentro l’altra. Per effetto di uno sguardo, di un sogno, di un ricordo. “Immagino due persone sedute casualmente vicine in un pulman”, spiega Paolo. “Questa semplice vicinanza contiene in sé racconti brevi, possibili intrecci, a partire dalla complessità custodita nel corpo dei due passeggeri. Gli incontri casuali sono spesso concentrati di emotività”.&lt;br /&gt;Nel libro, le storie si svolgono in soli 15 giorni, gli ultimi giorni di marzo del 1993, quando il fenomeno dell’immigrazione deflagrava in tutta la sua caotica irruenza. A questa compattezza del tempo, corrisponde uno spazio ricco e frammentato: dalla periferia sfatta di Villa Literno alla vivace metropolitana londinese, passando per il freddo di Budapest e l’attesa sui pulman in partenza da Varsavia, giù, tra cronaca e memoria, sino al ricordo del caldo accogliente dei villaggi africani. Pagina dopo pagina si attraversano le terre degli emigranti, quelle degli esodi e degli approdi. Alle periferie delle città e delle certezze.&lt;br /&gt;Storie di vita colte nei momenti in cui le esistenze cambiano, si perde qualcosa – un lavoro, un figlio, lo status sociale - e le sicurezze si incrinano, si attraversa l’altrove e si finisce per sostare nei territori insidiosi e necessari della precarietà. Con l’emigrazione, la geografia diventa scienza dell’anima. C’è sempre uno scarto tra il luogo di nascita e il luogo di residenza, tra lo spazio che abbiamo dentro e quello che materialmente attraversiamo. Tra la vita che avremmo voluto avere e quella che ci è dato di essere. Siamo sempre in viaggio, tra questi due estremi.&lt;br /&gt;Lo sono gli uomini e le donne protagonisti dei racconti - prostitute, magnaccia, piccoli truffatori, bulli di periferia e manager affranti - di cui ci vengono fornite, sin dall’inizio le generalità biografiche, come se lo status anagrafico potesse arginare il disordine che agita e abita ogni vita..&lt;br /&gt;Lo sono persino le città, che vengono descritte con scorci paesaggistici e precisione topomastica, per condurre e orientare lo sguardo del lettore, obbligato a vedere oltre la patina delle immagini consumate dell’immigrazione. “Si può fare il giro del mondo anche solo girando nella nostra provincia”, afferma Nello Zerella. “Al contrario, tendiamo a chiuderci, a proteggerci nelle nostre case, a non incontrare mai gli altri”. Confinandoli in un altrove ancora più doloroso.&lt;br /&gt;Ma l’altrove, sembra suggerire il libro, è anche una speranza. Il bisogno tutto interiore di immaginarsi una via d’uscita, il luogo in cui desideriamo essere e che alla fine finisce per farci compagnia. Certe volte si chiama speranza. Altre volte, elementare necessità di vivere. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-2871546702250077353?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/2871546702250077353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=2871546702250077353&amp;isPopup=true' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2871546702250077353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/2871546702250077353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/02/come-nel-film-sei-gradi-di-separazione.html' title='i racconti dell&apos;altrove. il libro di paolo mastroianni'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rdvaj4DbNBI/AAAAAAAAAA8/CHn0Dtq7RaE/s72-c/Altrove_cover_small.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-8737040357734191519</id><published>2007-02-15T18:12:00.000+01:00</published><updated>2007-02-15T18:18:02.915+01:00</updated><title type='text'>buon san valentino, anche a loro</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RdSVv4DbNAI/AAAAAAAAAAw/JZquwQbwvM4/s1600-h/cuoremio.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5031811333412828162" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RdSVv4DbNAI/AAAAAAAAAAw/JZquwQbwvM4/s320/cuoremio.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ha un gigno crudele Vegeta, sul rettangolo di plastica trasparente. Lamicards, credo si chiamino le ultime figurine per cui i ragazzini fanno follia, gli edicolanti gongolano e le mamme e le maestre ci perdono la testa. Mio figlio vuole il guerriero giapponese sulla maglietta e siccome non ce ne sono ancora in giro, cedo al capriccio portandolo in uno di quei negozi che stampano tutto su tutti i materiali. Dalle tazzine al posacenere, dal bavaglino alla t shirt, appunto. Ho solo scelto il giorno sbagliato. Perché il negozio, un modesto locale ricolmo di cuori, maglie, cianfrusaglie di ogni tipo è pieno di gente. Ragazzine, per lo più. In fila, in allegro chiacchierio, con la foto in mano o un foglio di carta su cui sono appuntate delle parole. Non posso aspettare inutilmente e così scavalco con lo sguardo il gruppetto di adolescenti assiepate attorno al banco e chiedo al negoziante se si può riprodurre la figurina su un supporto di stoffa. “Signora, ma non potete passare avanti, se no queste m’accirono.” Infatti no, non voglio sorpassare nessuno. Ho solo bisogno di sapere se c’è un procedimento tecnico che consente di riprodurre questo disegno così piccolo su una superficie diversa. “Si può fare tutto, ma non oggi”. Mio figlio mette su un broncio a cui si accompagna un mio leggero disappunto. Nel frattempo, il titolare infila una foto nello scanner, la ragazzina in costume da bagno e in sorriso extra large, riappare sul monitor, con la scritta ti amo, in corsivo rosso. Dopo meno di quattro minuti è trasformata in un puzzle e incartata in un delizioso pacchetto di plastica. Avanti un’altra. Lei detta: “inizio 15-5-06 , la fine non ci sarà mai”. “Dove lo vuoi?”, chiede sempre il titolare mentre inserisce i dati nella macchina da cucire. “Su quel cuore là, quello più grande”. Ho dimenticato la ragione per cui mi trovo qui. E mi perdo nel delirio di frasi d’amore che a confronto quelle dei baci perugina sembrano blande litanie. “Tesò, si a vita mia”, detta un ragazzone con una tigre disegnata al centro del di dietro dei jeans. Mentre si sporge per raggiungere un cuscino, il proprietario del negozio mi passa davanti. “Signora, non è che vi voglio cacciare. Ma io qua pago cinquemila euro al mese. Lavoro bene si e no due volte l’anno. A Natale e a San Valentino. Il creaturo portatelo dopo il 14, mi metto a disposizione sua”. “Sentito a mamma?” Dico a mio figlio cercando di stemperare la delusione. “Torniamo dopo la festa. Adesso il signore deve lavorare”.&lt;br /&gt;Ho sempre diffidato delle cerimonie in scatola, dei calendari artificiali stilati dalle vetrine dei centri commerciali, dei pensieri affettuosi che cascano giù dalle slot machine del marketing. Invece mi fermo a guardare quelli che hanno lavoro a san valentino (e poi alla festa della donna, del papà, della mamma… dai, ha esagerato con il fatto che guadagna bene due volte l’anno). E più dei cuori voluttuosi nelle pasticcerie sono stata attratta dai giganteschi peluche penzolanti sotto i gazebo lungo la nazionale appia, le rose di seta imbustate malamente e vendute a cinque euro sulla sannitica, le migliaia di gadget di ogni tipo offerti agli angoli delle piazze. Bancarielli che spuntati ovunque, dalla mattina alla sera. E tra cuore e amore, anche questa festa é passata. A lavorare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-8737040357734191519?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/8737040357734191519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=8737040357734191519&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8737040357734191519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/8737040357734191519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/02/buon-san-valentino-anche-loro.html' title='buon san valentino, anche a loro'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RdSVv4DbNAI/AAAAAAAAAAw/JZquwQbwvM4/s72-c/cuoremio.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-5635982911356381139</id><published>2007-02-08T19:26:00.000+01:00</published><updated>2007-02-08T19:30:33.163+01:00</updated><title type='text'>il secchio e la finestra</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RcttKIDbM_I/AAAAAAAAAAk/0pj0Tn6nsy8/s1600-h/finestra.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5029233429617259506" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RcttKIDbM_I/AAAAAAAAAAk/0pj0Tn6nsy8/s200/finestra.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Prima i grappoli d’uva, dopo le castagne che sbucano dal riccio, dopo ancora il cielo pieno di stelle di Natale. Adesso le mascherine. Le finestre delle scuole sono così. Calendari trasparenti che segnano il passare del tempo con carta crespata, veline, batuffoli di ovatta. Tra tutte le finestre che occhieggiano al nostro passaggio, quelle dei panni stesi e dei fiori di ciclamini rossi, delle tendine di pizzo e degli adesivi attaccati sui vetri, le finestre delle scuole guardano diritto negli occhi i bambini. Spesso sono le maestre a prepararle. Interi pomeriggi trascorsi nel magazzino della scuola, alla ricerca del cartoncino ondulato, dei cordoncini e della rafia. Tagliano, incollano, mettono chiodi e fili invisibili di nylon. A volte i bambini entrano e nemmeno se ne accorgono. Poi per caso alzano lo sguardo. Come hanno fatto a non vederle? Allora le commentano tra loro, si contagiano di meraviglia, hanno voglia di andare vicino, prendere qualcosa. Ma tanto lo sanno “che non si fa”.&lt;br /&gt;Il metronomo dei bambini, le finestre dell'aula. Il tempo che passa, che si trasforma, che si inventa, che si ricorda, che si aspetta. Finestre grandi occhi: per guardare fuori, per guardare dentro.&lt;br /&gt;“Conoscete la storia di Arlecchino?”. I bambini sono seduti in cerchio, sulle sedioline. “Nooo”, gridano in coro. “Ci racconti quella di Dragon Ball?". "Ascoltate quella di Arlecchino che è più bella”.&lt;br /&gt;E così, sulla strada del ritorno raccontano di quella mamma povera che aveva passato tutta la notte a cucire il vestito del suo bambino, cucendo insieme i pezzi di stoffa colorati che le erano avanzati dai vestiti che aveva preparato per altri. Non la ricordavo più questa storia. Però l’hanno raccontata anche a me da bambina.&lt;br /&gt;Il metronomo degli adulti, le storie. Compagne di viaggio che si lasciano per strada e all’improvviso si ritrovano. Favole mai dimenticate. Confusione di trame e oblio dei finali. Fiabe che dicono quanto siamo cresciuti, che hanno lasciato il posto ad altre storie che adesso ci piace ascoltare.&lt;br /&gt;“E’ venuta la signora con la scopa verde in mano. E poi il secchio al centro si è riempito e noi ci siamo piegati per vedere dentro che c’era. E allora la maestra ci ha detto di uscire e di andare in un’altra aula”. Seguivo il racconto a tratti. Le storie misurano anche la distrazione e la capacità di ascolto. “E come si chiama questa storia della scopa verde e del secchio pieno di acqua?”. “Mamma, non hai capito! non è una toria. È vero. Pioveva nella notra classe!” “Pioveva in classe?”. “Siiiii… e cadeva il gesso sulla testa”.&lt;br /&gt;Ecco, a scuola accade proprio così. L’attenzione dei particolari, i disegni alle finestre, le sedie in cerchio per raccontare una favola e i muri che non tengono, il soffitto che fa acqua. Non sempre. Quest’anno poco perché ha piovuto poco. Per riparare bisogna chiamare il comune, aspettare che mandino qualcuno, valutare i danni e poi riparare. Nel frattempo le mascherine si scollano, il carnevale arriva e va via. Qualche volta, appoggiati ad una finestra, capita di pensare ad una scuola migliore. Per i nostri figli. Per noi. Per le altre finestre della città.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-5635982911356381139?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/5635982911356381139/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=5635982911356381139&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/5635982911356381139'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/5635982911356381139'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/02/il-secchio-e-la-finestra.html' title='il secchio e la finestra'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RcttKIDbM_I/AAAAAAAAAAk/0pj0Tn6nsy8/s72-c/finestra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-4461827694227933275</id><published>2007-02-06T09:13:00.000+01:00</published><updated>2007-02-06T09:16:43.902+01:00</updated><title type='text'>Buio e rivoluzione...</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rcg5XC9fiqI/AAAAAAAAAAY/tnU24I0KWiM/s1600-h/luc.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5028332052053723810" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rcg5XC9fiqI/AAAAAAAAAAY/tnU24I0KWiM/s200/luc.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Trenta anni dopo. Come miriadi di foto istantanee. Collezionate da ciascuno e poi ricomposte in un collage collettivo. Il trentennale del 1977 è un insieme di nomi, di targhe di piazze, di date, di volti, di eventi. Tasselli di una storia ricostruita, oggi, quotidianamente dai protagonisti del tempo. Da quelli che c’erano e adesso raccontano, testimoniano, affermano, rinnegano, ribadiscono le urgenze di un’epoca difficile da definire. Colpisce dunque per la singolarità della voce, il libro di Valerio Lucarelli, Buio Rivoluzione, (edizioni PeQuod) che parte dall’humus ideologico e politico di quegli anni per scivolare verso un futuro prosaicamente vicino eppure denso di inquietudini.&lt;br /&gt;Un libro ondivago: tra finzione e realtà, passato e futuro, psicologia e ideologia. Estate 2008. La figlia del primo ministro inglese è rapita da un gruppo di terroristi. L’ispettore Maurizio Lupo, nel cuore di una crisi esistenziale e professionale, assiste all’agguato e poco dopo si affianca ai servizi segreti inglesi. Ma l’entrata in scena di una donna spigolosa e misteriosa complicherà le indagini. La trama procede spedita tra equivoci e sorprese, agnizioni e colpi di scena. Entrano in scena personaggi diversi, ciascuno con il proprio irriducibile punto di vista: sguardi sul mondo lucidi, distorti, distratti, mai pacificati. Il senso del libro però si svolge altrove, al riparo dalla tenuta narrativa. Sono i dialoghi dei personaggi che tentano di ricostruire il senso politico della nostra storia, partendo dal caso Moro, il vulnus, la ferita della nostra vita democratica, sino ai convulsi giorni di Genova, passando per gli omicidi di Biagi e D’Antona.&lt;br /&gt;Il terrorismo, le Brigate Rosse, gli anni di Piombo. E’ come se miriadi di schegge di quella Storia si fossero conficcate nella storia di tutti. Insieme ai tantissimi interrogativi che ci portiamo dietro, e che non riusciamo a sciogliere. Accade però che appena possiamo ne parliamo. E così, venerdì scorso, alla Libreria Mondadori di Caserta, si sono intrecciate discussioni e riflessioni dei lettori e dell’Autore. A presentarlo, insieme a me, gli scrittori Sergio Lambiase e Piero Sorrentino.&lt;br /&gt;Intanto: si scrive molto o si è scritto poco del terrorismo? Uno strappo così violento della nostra storia, della nostra identità, cosa ha prodotto sul piano narrativo? “Si è scritto poco prima, ma via via sono aumentate le testimonianze - dei protagonisti, dei pentiti - e le ricostruzioni storiche. Dai libri alle pistole: la storia di quegli anni sembra ricomporsi. A meno che non facciamo dietrologia e allora sì che non ne usciamo più…”, dice Sergio Lambiase, autore di Terroristi brava gente, un problematico e surreale romanzo dedicato ai gruppi rivoluzionari napoletani.&lt;br /&gt;“Si scrive, si racconta, quando ci sono ferite da rimarginare, ha aggiunto Piero Sorrentino. Nella prefazione ai Sentieri dei nidi di ragno Calvino usa un’espressione terribile per uno scrittore: le storie si fanno scrivere ‘autonomamente’. L’urgenza della scrittura non riguarda il singolo autore ma il periodo storico che vive ed esprime”.&lt;br /&gt;Non è un libro inchiesta Buio Rivoluzione, non è una testimonianza di prima mano. Ma è un romanzo che custodisce un impianto documentario abbastanza denso. Per questo, pur protetto dalla fiction, rivendica la lucidità e l’attendibilità della scrittura. “Quella del terrorismo è una storia infinita, ha una durata temporale lunghissima, con frenate e accelerate. E non è affatto detto che sia finita”, chiude Valerio Lucarelli. Rilanciando ancora dal romanzo alla vita. Entrambi un po’ buio, un po’ rivoluzione. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-4461827694227933275?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/4461827694227933275/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=4461827694227933275&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4461827694227933275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/4461827694227933275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/02/buio-e-rivoluzione.html' title='Buio e rivoluzione...'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/Rcg5XC9fiqI/AAAAAAAAAAY/tnU24I0KWiM/s72-c/luc.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1369336282486433533</id><published>2007-02-01T23:23:00.000+01:00</published><updated>2007-02-01T23:26:46.369+01:00</updated><title type='text'>il giorno della memoria</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RcJpEy9fipI/AAAAAAAAAAM/G_7YRNhv3-0/s1600-h/Pellegrino.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5026695665218980498" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RcJpEy9fipI/AAAAAAAAAAM/G_7YRNhv3-0/s200/Pellegrino.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Settimana della memoria. Giorni dedicati al dovere di ricordare gli orrori della Storia. Perché il male si trasformi in monito. Perché il dolore, se solo fosse possibile, muova alla speranza. Attraverso le testimonianze, le storie che diventano importanti perché c’è qualcuno che le racconta. E qualcuno che ascolta. Magari a scuola. Che forse è il luogo giusto per diventare consapevoli di quello che accade. Di quello che è accaduto.&lt;br /&gt;Lunedì gli studenti della mia scuola hanno incontrato Marta Herling, figlia di Gustav e Lidia Croce.&lt;br /&gt;Autore de Un mondo a parte (1952), Herling ha raccontato la vita nei gulag sovietici, “luogo di prigione e martirio” dove ha trascorso parte della sua giovinezza. Sino alla liberazione nel 1942.&lt;br /&gt;Mio padre avrebbe voluto leggessimo alcune pagine del suo libro, dice Marta indicando i capitoli da proporre agli studenti. Ma loro vogliono sapere prima di lei, del suo rapporto col padre e ancora di più con quel libro: “Ho letto quel libro a 16 anni e non ne ho mai parlato con mio padre. L’ho letto dimenticando che stava parlando di lui. E ancora oggi, mentre sceglievo i brani da leggere qui, mi è difficile accettare che lui abbia vissuto questa tragedia”.&lt;br /&gt;Eppure tocca a lei, “figlia dell’esilio”, il compito di raccontare. Di continuare il faticoso lavoro della testimonianza. Nasce così la cura de “Il pellegrino della libertà” (Ancora del Mediterraneo, 2006), una raccolta di racconti e saggi inediti che ripercorrono la vicenda biografica di Herling: dalla fuga dalla Polonia al mondo a parte del gulag, dalla guerra all’approdo in Italia, a Sorrento. Dal buio dell’esperienza sovietica all’immersione nella luce del Mediterraneo, dalla prigionia alla libertà, dalla morte alla vita. Il volume si chiude con le riflessioni di Herling sull’inscindibile legame tra esilio e scrittura, tra la propria lingua di origine e quella del paese in cui ha scelto di vivere, o come amava ripetere lui, dice Marta, “il paese in cui aveva scelto di morire”, l’Italia.&lt;br /&gt;Ma è la vita nel gulag che rappresenta il buco nero in cui precipita l’attenzione e lo sgomento degli studenti. “Lavoravamo dodici ore al giorno – si legge nel Pellegrino – nelle più severe condizioni climatiche, dato che l’inverno artico riserva spesso temperature di quaranta gradi sotto zero. (…) Gli abiti che indossavamo erano più fagotti di stracci che veri ep propri vestiti e i casi di congelamento erano all’ordine del giorno. La razione giornaliera di cibo consisteva di una zuppa priva di qualsiasi grasso e di carne – semplice acqua calda con qualche misero ingrediente – e pane nero….”. Come si poteva sopravvivere? “Mio padre, risponde Marta (e sono tante le domande che le sono state rivolte), scrive che uno dei momenti più belli della giornata era quando rientravano dal campo e vedeva le luci, la campagna, quello che continuava ad essere fuori al campo”, e quasi accompagna con la mano il disegno di quel profilo di vita. “Sicuramente, mio padre ha scritto il suo libro prima di tutto nella sua mente. Scriveva perché aveva bisogno di capire che cosa accadeva. Per non soccombere. Per testimoniare le vite degli altri. Erano i compagni di campo che spesso gli chiedevano di testimoniare: tu sei giovane, sei forte, racconta di noi. E lui non esitava ad ammetterlo: come scrittore sono nato nel gulag”. La scrittura è anche questo: forza di ricordare, fatica di raccontare. E, simmetricamente, la storia è anche questo: conoscenza e prima ancora coscienza. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-1369336282486433533?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/1369336282486433533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=1369336282486433533&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1369336282486433533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/1369336282486433533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/02/il-giorno-della-memoria.html' title='il giorno della memoria'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_gi4VgwG94N0/RcJpEy9fipI/AAAAAAAAAAM/G_7YRNhv3-0/s72-c/Pellegrino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-494337453166813541</id><published>2007-01-25T23:22:00.000+01:00</published><updated>2007-01-25T23:23:36.609+01:00</updated><title type='text'>i ragazzi del coro</title><content type='html'>Premessa: al di là del forno frigo e asciuga capelli non ha alcuna dimestichezza con gli strumenti elettronici. Ed è per lei ragione di vanto. Salvo poi chiamare noi quando proprio non ne può fare a meno. E così domenica pomeriggio, nel cuore di un raduno familiare, ci ha chiesto di mettere in funzione il dvd per vedere un omaggio che le avevano fatto i suoi alunni. Abbiamo temporeggiato un po’, ma poi, va da sé, abbiamo ceduto: mia madre è una a cui non si può dire di no.  Abbiamo visto tutti le foto in digitale e le riprese della manifestazione natalizia della sua classe. “Questa è bravissima” e metteva il dito sullo schermo per indicare una sua alunna. “Zitti, sentite come sono bravi”. E nel silenzio coatto risuonavano i canti di Natale in inglese. “Lui è il preside, questa è la collega che li ha guidati, loro sono i miei alunni” così per tutto il tempo, distribuendo uniformemente le impronte sul video. E noi lì, sempre a vedere e a raccogliere le storie dei suoi alunni. Che sono adulti, che frequentano la scuola serale togliendo tempo al lavoro e al tempo libero.&lt;br /&gt;Il giorno dopo c’è stato il consiglio straordinario per una classe quinta della mia scuola. Quelle classi che nascono male e finiscono ancora peggio. La riunione era stata (con)vocata per illustrare ai genitori le pessime acque in cui alunni e professori stanno navigando in vista degli esami di Stato.&lt;br /&gt;Ogni docente ha fatto le proprie rimostranze: non studiano, non hanno i libri, non portano i quaderni (e nemmeno le penne), spesso non vengono a scuola. Mai, davvero mai, sono entrati in orario a scuola.&lt;br /&gt;Gli alunni zitti e muti. I genitori indignati, anche se sapevano tutto, erano a conoscenza di tutto. Diteci voi cosa dobbiamo fare. Una bella paliata, risponde qualcuno. Mandateli a lavorare, dice un’altra. E così, tutta una serie di suggerimenti che loro avevano già tentato: sequestro del motorino, lezioni private, ricatti, fine settimana a lavoro in pizzeria. Botte no - le paliate -   perché a 19 anni i figli sono più grandi e più forti dei genitori.&lt;br /&gt;“Quando trovate queste bande di chiavici, dovete dividerli subito”, suggeriva l’anno scorso un altro genitore il cui figlio si trovava nella stessa situazione.&lt;br /&gt;Ripensavo al coro che mi aveva mostrato mamma. Cosa avevano i suoi alunni in più dei miei? Consapevolezza? Bisogno di riscatto? Insegnanti più bravi? Cosa?&lt;br /&gt;Perché in quel video ho visto qualcosa che univa e nel mio consiglio eravamo  divisi, l’uno contro l’altro armati di rabbia, indifferenza, frustrazione?&lt;br /&gt;Il coro aveva dato loro il senso di un percorso da fare insieme, ognuno con il proprio ruolo, il proprio spazio, in vista di un risultato finale comune e condiviso. Sicuramente lo spirito di gruppo rafforzava quello che avveniva tra i banchi, ma ha dato agli alunni qualcosa in più.&lt;br /&gt;Ecco, tutti abbiamo detto quello che i nostri alunni non ci davano. Nessuno ha fatto caso a quello che noi, noi scuola, non abbiamo dato. E ovvio, qui non basta un coro. Non adesso. Però quella musica che ho sentito rende così afono il canto del cigno di quelli che negli alunni non ci credono, neanche per sbaglio.&lt;br /&gt;Mentre adesso, in questo momento, alla De Viti De Marco di Triggiano (Ba) stanno preparando un musical. (e dunque un altro dvd che mamma mi farà vedere…)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-494337453166813541?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/494337453166813541/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=494337453166813541&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/494337453166813541'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/494337453166813541'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/01/i-ragazzi-del-coro.html' title='i ragazzi del coro'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-677483314640924010</id><published>2007-01-23T22:18:00.000+01:00</published><updated>2007-01-23T22:19:51.865+01:00</updated><title type='text'>senti chi parla?</title><content type='html'>L’altro giorno un collega mi ha detto che gli piaceva proprio la mia voglia di volare. Io? sono così tenacemente attaccata alla quotidianità... Aveva letto un saggio che ho dedicato alle complicate, complicatissime, relazioni tra docenti. Quel testo poi è confluito in un libro che raccoglie i diversi interventi di un corso di formazione – Psicologia e Scuola – che si è svolto due anni fa a Caserta, sotto l’ottima direzione di Giorgio Agnisola (per conoscerlo &lt;a href="http://www.giorgioagnisola.com/"&gt;www.giorgioagnisola.com&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Il volume si chiama “Senti chi parla?” e raccoglie testimonianze e interventi dedicati alla difficile arte di ascoltare. &lt;br /&gt;Il mio incomincia con un’immagine rubata ad un romanzo letto tanti anni fa: un aeroplano che raccoglie parole. In questo caso, l’aeroplano che volteggia intorno alla scuola e cerca di capire quello che si dice.&lt;br /&gt;A questa immagine fa riferimento anche Giancarlo Palumbo,insegnante di scuola elementare a Sarno, che accompagna la lettura con una mail di commento (persino più interessante del mio testo). Per questa ragione la giro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Senti chi parla può essere considerato una sorta di ossimoro? Siamo&lt;br /&gt;sicuri che la scuola riesca ancora a parlare? Quali sono le lingue e i&lt;br /&gt;linguaggi della scuola? Siamo proprio sicuri Marilena che sopra di noi&lt;br /&gt;volino aeroplani? Spesso vedo lunghi treni-merci che trasportano&lt;br /&gt;ecoballe coi rifiuti delle nostre giornate, con le sale dei professori&lt;br /&gt;che sembrano non-luoghi, con le aule e i gessetti che aggiungono a&lt;br /&gt;polvere ad altra polvere, col rumore sordo dei collegi, dei siti web&lt;br /&gt;scolastici che non visita nessuno, dell'antintellettualismo come&lt;br /&gt;glamour e la troppa psicologia che annulla le categorie del giudizio.&lt;br /&gt;Credo proprio che la scuola sia sprofondata nell'ovvio e che riesca a&lt;br /&gt;stento a produrre sapere. Una volta si selezionava, oggi si livella,&lt;br /&gt;una volta si provava a valutare, oggi si parla di conferma;una volta&lt;br /&gt;c'era l'educazione oggi invece si gioca sullo spontaneismo e sul&lt;br /&gt;giovanilismo.  Allora c'erano i ruoli, oggi parliamo di persone che si&lt;br /&gt;incontrano, una volta la scuola era separata, oggi le frontiere e i&lt;br /&gt;confini con l'esterno nessuno sa quali e quanti sono. E allora? Manca&lt;br /&gt;il senso politico della scuola, questa a mio avviso è quella soluzione&lt;br /&gt;che ci permetterebbe di pensarla e di ridarle un senso oltre che una&lt;br /&gt;vocazione culturale.&lt;br /&gt;La tua è un'analisi a tratti goffmaniana,&lt;br /&gt;impietosa e indulgente insieme. Del resto uno non può ogni volta&lt;br /&gt;mettersi e togliersi gli stessi occhiali. Fotografa bene lo spaccato e&lt;br /&gt;invoca universalmente il riscatto con un supplemento di poesia. Bello&lt;br /&gt;ma triste, mistero direbbe Gozzano bello ma senza fine, senza mettere&lt;br /&gt;in conto l'idea alquanto imbarazzante di stare a tavola con tanta&lt;br /&gt;gente.....”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;del mio aeroplano vi dirò un’altra volta. Per chi ha voglia di leggere il saggio, posso inviare la versione elettronica. Basta richiederlo qui o a &lt;a href="mailto:lucentem@tin.it"&gt;lucentem@tin.it&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-677483314640924010?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/677483314640924010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=677483314640924010&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/677483314640924010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/677483314640924010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/01/senti-chi-parla.html' title='senti chi parla?'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-3627043020029402000</id><published>2007-01-19T21:25:00.000+01:00</published><updated>2007-01-20T07:58:55.206+01:00</updated><title type='text'>braccio di ferro and co.</title><content type='html'>L’altro giorno mio figlio mi chiede: “Ma quando andrò in quarta elementare diventerò adulto?” “In che senso, a mamma?” “Nel senso che smetterai di trattarmi come un bambino?” “Perché dici questo?” “Perché voglio fare di testa mia”. “Sarebbe a dire?” (dentro di me sento distintamente la voce di mia zia che mi dice: sei terribile con le tue domande, e la peggiore di tutte è quando chiedi: esempio?). “Fammi qualche esempio”, (scusa zia, mi è scappata, però non ci ho messo il punto interrogativo). “Ad esempio non voglio troppe regole”. “Le regole? Le regole sono importantissime, le hanno anche gli adulti…” E parto con un’orazione di quelle, appunto, a regola d’arte, arte classica, intendo: pars destrunes, pars costruens etc. Però non mi sono accorta del bambino che si è allontanato e mi ha lasciato da sola prima a parlare e poi a pensare.&lt;br /&gt;Il giorno dopo a scuola interrogo un ragazzo di quinta. Un po’ si arrangia, poi non risponde ad una domanda. “Ho bisogno di parlare con tua madre”, dico, specificando il mio orario di ricevimento. “Non vedo la necessità di parlare con mamma”, mi dice serio, senza alcuna arroganza. “Proprio l’altro giorno ho compiuto 18 anni, mi dia modo di mostrare la mia maturità. So benissimo quando e come studiare. Non credo sia inutile l’intervento di mia madre”.&lt;br /&gt;Il fatto è che io ci tengo molto a lui, è quel tipo di alunno che può fare tanto, parla bene, è intelligente, è acuto nelle osservazioni. Gli manca solo lo studio. Gli basterebbe pochissimo per andare benissimo, invece stando attento in classe e riesce ad andare benino. Giustamente, a che cosa può scrivere l’intervento di sua madre? Vuol fare da solo. E poi cosa avrebbe potuto fare la madre dopo il mio colloquio? Rimproverarlo? Mettersi accanto a lui a ripetere Verga? Legarlo alla sedia davanti ai libri, come il servo ad Alfieri? (bè, però questa ultima alternativa non è proprio da escludere). “Va bene”, dico con tono fintamente comprensivo - ha ragione lui e basta – “non c’è bisogno di far venire tua madre”.&lt;br /&gt;Mio figlio ad otto anni, il mio alunno a 18 mi hanno chiesto la stessa cosa. Mi aspetto di incontrare qualcuno di 28 da qui a poco. Invece mi imbatto in un ultra settantenne che più o meno dice la stessa cosa. Ma questo qualcuno è anche il mio mito di infanzia, un personaggio che io adoro e adoravo proprio quando diceva “Io sono quello che sono e questo è tutto quello che sono”.&lt;br /&gt;Sempre in gamba, Braccio di Ferro. Caparbiamente deciso ad affermare se stesso. Mi piaceva per questo. E anche per certe sue uscite, tipo tirare un pugno ai coccodrilli e far venir fuori una bancarella con tanto di borsette di pelle (di coccodrillo!) da regalare ad Olivia. E’ nato il 17 gennaio 1929, Braccio di Ferro. Dalla matita di Segar, prima i fumetti e poi la televisione. Ne ha fatta di strada in compagnia dei suoi spinaci. E noi, i suoi amici, con lui. “Io sono quello che sono e questo è tutto quello che sono”.&lt;br /&gt;Come è bello credere nei principi! Sapere che essere se stessi è la cosa migliore che possa capitare ad una persona. Come è difficile poi riconoscere questa stessa affermazione quando sono gli altri a farla. Perché dobbiamo essere sempre coerenti tra quello che pensiamo e quello che facciamo?&lt;br /&gt;Capperi sotto sale! Questa volta è Braccio di Ferro a darmi lezioni di coerenza. Ok, messaggio ricevuto: mio figlio farà ogni volta che potrà di testa sua e il mio alunno verrà all’interrogazione studiando come ritiene meglio per lui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/17332226-3627043020029402000?l=scrittosuibanchi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/feeds/3627043020029402000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=17332226&amp;postID=3627043020029402000&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3627043020029402000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17332226/posts/default/3627043020029402000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://scrittosuibanchi.blogspot.com/2007/01/braccio-di-ferro-and-co.html' title='braccio di ferro and co.'/><author><name>Marilena Lucente</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18015372978797826143</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://photos1.blogger.com/img/34/8155/320/FotoMini.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17332226.post-1902308132464672880</id><published>2007-01-16T20:48:00.000+01:00</published><updated>2007-01-16T20:49:36.650+01:00</updated><title type='text'>l'erba del vicino</title><content type='html'>Una coincidenza, una intersezione di eventi. Il cui senso si può capire (se si capisce) solo a posteriori. Decido di leggere un libro che ho in casa da tempo, più che altro perché ho voglia di restituirlo. Magic People di Giuseppe Montesano. Protagonista un inquietante condominio napoletano in cui si sgomita, si urla, si litiga. I fatti del mondo si scompongono in un prisma di sguardi ora miopi ora lungimiranti e l’unico che non vuole, non riesce a capire niente di quello che accade intorno è lo scettico io narrante del romanzo, il “dottore”, come lo chiamano qui, che di mestiere fa lo scrittore. Mi sembra di essere nel pieno dell’abusivismo delle esistenze. Tutti, proprio tutti, vogliono qualcosa di più di quello che hanno. Soldi, bellezza, fama, fame, sesso, vacanze, feste tradizionali e riti esclusivi, donne e amanti. Leggo il libro con accanto un quaderno e una matita, così magari posso trascrivere subito qualche frase che mi piace. Invece più mi addentro nelle pagine più provo angoscia. La matita scivola a terra e dimentico di raccoglierla. Leggo di donne grasse, di fidanzate isteriche che pretendono brillanti, di alunni che, ca va sa dir, non hanno voglia di studiare e di ridicole professoresse che sconfessano le raccomandazioni, di uomini affetti da crisi depressive per vacanze esotiche andate a male e commercialisti contenti di saper lucrare il fisco. Dove ha trovato un catalogo così orribile dell’umanità? Orripilante come le vongole che ogni tanto appaiono e scompaiono nel libro, disgustosa sino a rendersi ridicola, sino a sfiorare la vergogna. &lt;br /&gt;Mi viene in mente un passaggio di un’intervista in cui Montesano raccontava che gli capitava spesso di salire sul pulmann e di seguire i passeggeri, e talvolta di pedinarli. Qualcuna di queste poi sarebbe finita nei suoi romanzi. Ho invidiato la professione di scrittore. Soprattutto il tempo libero che consente a chi ha voglia di guardare al di là della propria vita. Ho provato a immedesimami: una scrittrice sul c40. Ma dovrei andare almeno a Napoli. Qui passerei gran parte del tempo ad aspettare l’autobus su cui salire per pedinare qualcuno. Così ho preferito fare un altro mestiere.&lt;br /&gt;E mentre la gente di Magic People continua a litigare, l’autore sembra suggerirci una ragione per cui tutto questo accade, una causa – una tra le altre – plausibile e riconoscibile: la televisione. Seducente,  affabile e pagabile in comode rate, la televisione,  oramai al plasma, plasma desideri, innesca sogni, disegna miraggi, infiamma passioni, spiega delitti. No, spiega delitti non c’è nel libro di Montesano, ma ad un certo punto ho spesso di leggere e sono passata a vedere la tv che qualcun altro aveva acceso in casa. Non accadeva da almeno quattro mesi. Seguo pochissimo la televisione, e mai di sera. E proprio oggi c’è un condominio in cui hanno litigato e Vespa sta simulando il modo in cui la vicina ha utilizzato i coltelli, “dall’alto in basso”, spiega scandendo le sillabe, facendo sentire il respiro. Il suo, quello dell’assassino, quello del bambino, il mio. Non so bene, c’è tutto questo ansimare, stasera in tv. Forse per questo la sto seguendo, mi ha catt
